La Cassazione stabilisce nuovi limiti al mantenimento dei figli maggiorenni | Sentenza 2023

La Cassazione stabilisce nuovi limiti al mantenimento dei figli maggiorenni | Sentenza 2023

Il tema del mantenimento dei figli maggiorenni è sempre stato uno dei nodi più complessi e delicati nel diritto di famiglia. Da un lato, vi è l’esigenza di garantire ai giovani il sostegno necessario per completare il proprio percorso di crescita e formazione. Dall’altro, si pone la necessità di responsabilizzare i figli, affinché diventino autonomi e si inseriscano pienamente nella società. Questa sottile linea di equilibrio è stata nuovamente al centro dell’attenzione della Corte di Cassazione, che con una recente sentenza ha dettato nuovi principi in materia.

La pronuncia, che vedremo in dettaglio, sembra voler riaffermare con forza il concetto di “autoresponsabilità” del figlio maggiorenne, ponendo precisi limiti all’obbligo di mantenimento a carico dei genitori. Ma quali sono i confini di questo principio? E come si coordina con il tradizionale dovere di istruzione ed educazione dei figli? Sono queste le domande a cui cercheremo di dare una risposta esaustiva nel corso di questo approfondimento.

Attraverso un’analisi attenta della sentenza, delle sue implicazioni pratiche e del suo inquadramento normativo, proveremo a fare luce su una tematica che inevitabilmente si riflette sulla vita di molte famiglie. Senza dubbio, le conclusioni a cui giungeremo avranno un’importante ricaduta sulla gestione dei rapporti tra genitori e figli maggiorenni, ridisegnando un nuovo quadro di diritti e doveri reciproci. Scopriamo quindi insieme come la Cassazione ha inteso bilanciare queste esigenze contrapposte.

Indice:

  1. Esposizione dei Fatti di Causa
  2. Normativa e Precedenti Giurisprudenziali Applicati
  3. Decisione del Caso e Analisi della Sentenza
  4. Massima Risolutiva della Sentenza
  5. Implicazioni Pratiche della Sentenza

Esposizione dei Fatti di Causa

La sentenza della Corte di Cassazione in esame trae origine da una vicenda giudiziaria relativa al divorzio di una coppia e, in particolare, alla questione del mantenimento della figlia maggiorenne.

Il Tribunale di Roma, nel 2015, aveva disposto un assegno divorzile in favore dell’ex moglie e un assegno di mantenimento per la figlia maggiorenne. Successivamente, la Corte d’Appello di Roma, accogliendo l’impugnazione del marito, aveva ridotto gli importi di entrambi gli assegni.

Avverso questa decisione, il marito propose ricorso in Cassazione, deducendo vari motivi tra cui, in particolare, la violazione dei principi in materia di onere della prova relativo al mantenimento del figlio maggiorenne. La Corte Suprema, nel prendere in esame il ricorso, ha ritenuto opportuno affrontare in modo approfondito proprio questa specifica questione, al fine di dirimere un contrasto giurisprudenziale presente all’interno della stessa Prima Sezione Civile.

Normativa e Precedenti Giurisprudenziali Applicati

La disciplina di riferimento è contenuta nel Codice Civile, in particolare negli articoli 315, comma 4, 337-septies, comma 1, e 2697. Tali disposizioni regolano, rispettivamente, l’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni, la permanenza di tale obbligo anche dopo la maggiore età e la ripartizione dell’onere della prova.

La Cassazione, nel risolvere la questione, ha inoltre attinto a numerosi precedenti giurisprudenziali, alcuni dei quali già citati nell’ordinanza interlocutoria che aveva rimesso la causa alla pubblica udienza. In particolare, sono state richiamate le seguenti sentenze:

  • Cass. n. 12952/2016, che aveva affrontato il tema dell’onere della prova in materia di mantenimento del figlio maggiorenne;
  • Cass. n. 17183/2020 e n. 27904/2021, che si erano espresse in senso contrario rispetto al principio enunciato nella precedente pronuncia.

Tali precedenti sono stati attentamente analizzati e ricomposti dalla Corte al fine di enunciare un principio di diritto unitario e coerente.

Decisione del Caso e Analisi della Sentenza

La Corte di Cassazione, nell’esaminare il ricorso, ha innanzitutto dichiarato inammissibili i primi tre motivi, in quanto volti a una mera rivalutazione del merito della vicenda concreta, estranea al sindacato di legittimità.

Viceversa, il quarto motivo di ricorso, concernente la ripartizione dell’onere probatorio in materia di mantenimento del figlio maggiorenne, è stato ritenuto fondato.


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