Opposizione a precetto: sentenza esecutiva solo dopo il passaggio in giudicato

Cass., Sez. III Civile, 15 aprile 2015, n. 7660 

MASSIMA

“La sentenza che definisce una causa di opposizione a precetto, non avendo natura di sentenza di condanna, non è esecutiva fino al suo passaggio in giudicato; ne consegue che il giudice dell’esecuzione, a fronte di una sentenza di primo grado che dichiari la nullità del precetto a seguito del quale è iniziata l’esecuzione, non può dichiarane l’estinzione e neppure, qualora l’esecuzione fosse stata medio tempore sospesa, può legittimamente dichiararne l’improseguibilità”

Svolgimento del processo

La Banca Intesa San Paolo s.p.a. intraprendeva una esecuzione mobiliare presso terzi nei confronti di O.A. e C. A., in cui venivano pignorati i crediti degli stessi presso il Comune di Benevento e la Asia Benevento s.p.a..

Stante la mancata comparizione dei terzi pignorati, veniva introdotto il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo con contestuale sospensione della procedura esecutiva.

Il Comune di Benevento, terzo pignorato, depositava istanza di estinzione della procedura esecutiva essendo stato dichiarato nullo il precetto con sentenza di primo grado ed il giudice dell’esecuzione, nonostante l’opposizione del creditore procedente, dichiarava l’improcedibilità del procedimento esecutivo.

Il creditore procedente proponeva opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza del g.e. dichiarativa dell’improcedibilità dell’esecuzione.

Il Tribunale di Benevento, con la sentenza qui impugnata, rigettava l’opposizione, ritenendo legittimo il provvedimento del giudice dell’esecuzione con una motivazione articolata nei seguenti passaggi:

– il provvedimento era stato adottato dopo la sospensione della esecuzione , e durante la sospensione dell’esecuzione, ex art. 626 c.p.c., nessun atto esecutivo può essere compiuto;

– era intervenuta una declaratoria giudiziale di nullità dell’atto di precetto;

– ciò comportava la necessità di dare una definizione anticipata al rapporto processuale esecutivo, per ragioni di economia processuale;

– l’intervenuto annullamento dell’atto introduttivo del processo esecutivo determina inevitabilmente la caducazione dell’intera attività processuale successiva;

– non soltanto le sentenze di condanna producono immediatamente i loro effetti esecutivi, ma anche altre pronunce, tra le quali quella di annullamento del precetto, che comporta la caducazione di tutta la procedura esecutiva incardinata. Concludeva pertanto il tribunale nel senso che correttamente il giudice dell’esecuzione avesse preso atto di ciò dichiarando l’improcedibilità dell’esecuzione. Intesa San Paolo s.p.a., quale incorporante del Sanpaolo IMI s.p.a. e quale mandataria della S.G.A. s.p.a. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 486 del 2011 del Tribunale di Benevento articolato in quattro motivi ed illustrato da memoria nei confronti di O. A., Comune di Benevento, Asia Benevento s.p.a., Speciale Commissione di liquidazione del Comune di Benevento, P. F., C.A.P. e C.F., gli ultimi tre quali eredi di C.A.. Il Comune di Benevento ed A.O. resistono con controricorso.

Le altre parti, regolarmente intimate, non hanno svolto attività difensive.

Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso la banca ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 618 c.p.c. perchè il giudice dell’opposizione non ha rispettato la natura bifasica del procedimento, omettendo di pronunciarsi sull’istanza di sospensione del provvedimento impugnato e procedendo direttamente all’esame del merito. Il motivo è inammissibile per carenza di interesse. La ricorrente non prospetta alcun suo interesse attuale a sollevare tale nullità nè deduce in che modo sia stata danneggiata essa opponente dall’accelerazione impressa dal giudice dell’opposizione alla definizione del giudizio mediante la fissazione diretta della fase di merito.

Con il secondo motivo, la banca denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 626 e 549 c.p.c., nonchè l’omessa e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Ritiene che il giudice di merito abbia errato nell’applicare l’art. 626 c.p.c., in quanto, in presenza di una già disposta sospensione dell’esecuzione stante la pendenza del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, il giudice dell’esecuzione si era temporaneamente spogliato di ogni potere dispositivo in ordine alla procedura esecutiva e quindi anche e soprattutto del potere di definirla anticipatamente dichiarandone l’improcedibilità. Soggiunge il ricorrente che eventuali provvedimenti esecutivi avrebbero potuto essere adottati solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza che definiva il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, e che prima di ciò il giudice dell’esecuzione non potesse in particolare adottare il provvedimento più radicale che è quello di dichiarare l’estinzione della procedura esecutiva. Aggiunge che l’estinzione si può pronunciare solo per cause e in ipotesi tipiche, e che gli altri provvedimenti che determinino la mera improseguibilità del giudizio sono atti viziati del processo esecutivo, suscettibili di opposizione ex art. 617 c.p.c., nonchè che il Comune di Benevento, terzo pignorato, non era legittimato ad eccepire l’estinzione del processo esecutivo.

Il Comune di Benevento nel proprio controricorso sottolinea che, adottato il provvedimento di sospensione ex art. 626 c.p.c. il giudice dell’esecuzione si è temporaneamente spogliato del potere di adottare atti esecutivi ( ovvero atti di impulso della procedura esecutiva idonei ad incidere sui ben assoggettati ad esecuzione e sui diritti che si intendono realizzare a mezzo della procedura), ma non si è spogliato di ogni potere relativo al procedimento ed in particolare del potere di verificare i fatti inerenti le condizioni e i presupposti dell’azione esecutiva.

Con il terzo motivo di ricorso, la banca ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 159, 480 e 617 c.p.c., nonchè l’omessa, contraddittoria e insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Sostiene che sia errata in diritto l’affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale essendo il precetto l’atto iniziale dell’intera procedura esecutiva, il suo annullamento dovrebbe comportare la caducazione dell’intera attività processuale successiva. Essa si porrebbe infatti in contrasto con i consolidati principi che configurano il processo esecutivo, diversamente dal processo di cognizione, come un processo articolato in fasi o sub-procedimenti, non comunicanti l’una con l’altra, per cui ad esso non si applicherebbe il principio, tipico del giudizio di cognizione, della propagazione delle nullità processuali.

Inoltre deduce che se la nullità si propagasse e se si potesse ritenere provvisoriamente esecutiva la sentenza che dichiara la nullità del precetto, il soggetto interessato (in ogni caso, non il terzo dichiarante) avrebbe dovuto far valere l’illegittimità dell’intero procedimento esecutivo proponendo opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni e non richiederne l’estinzione mentre nessuna opposizione agli atti esecutivi era stata in proposito proposta.

Con il quarto motivo di ricorso, la banca deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 282 c.p.c. laddove ha attribuito alla sentenza dichiarativa della nullità del precetto immediata efficacia.

Il secondo, terzo e quarto motivo possono essere trattati congiuntamente in quanto connessi e vanno accolti per quanto di seguito indicato, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio della causa al Tribunale di Benevento in diversa composizione che deciderà anche sulle spese.

Può ritenersi che l’adozione di un provvedimento di sospensione dell’esecuzione non precluda al giudice dell’esecuzione il compimento di ogni tipo di attività (essendo sicuramente consentito il compimento di atti conservativi se necessari); tuttavia, esso gli preclude temporaneamente la possibilità di definire l’esecuzione, sia satisfattivamente, cioè procedendo con la vendita e la distribuzione o l’assegnazione a seconda dei casi, sia inibendo al creditore in via definitiva la possibilità di trarne soddisfazione, dichiarandone l’estinzione o l’improcedibilità.

Nel caso di specie, il tribunale adito è incorso nella violazione dell’art. 282 c.p.c., laddove ha ritenuto che la sentenza di primo grado, con la quale era stato annullato il precetto a seguito del quale era stata intrapresa la procedura esecutiva, fosse immediatamente esecutiva, e che ciò consentisse di adottare immediati provvedimenti per evitare l’inutile prosecuzione di un procedimento esecutivo che, al momento sospeso perchè era in corso il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, non avrebbe in ogni caso potuto proseguire utilmente verso la sua naturale conclusione stante l’intervenuta caducazione del precetto.

L’art. 282 c.p.c., nella formulazione vigente per effetto della sostituzione operata dalla L. n. 353 del 1990, art. 33, non consente di ritenere che l’efficacia delle sentenze di primo grado aventi natura di accertamento e/o costitutiva sia anticipata rispetto alla formazione della cosa giudicata sulla sentenza, essendo stata introdotta tale efficacia immediata solo rispetto alle statuizioni di condanna ( e alle eventuali statuizioni accessorie di condanna contenute in sentenze di altra natura).

Come più volte affermato da questa giurisprudenza di legittimità, infatti, al di fuori delle statuizioni di condanna consequenziali, le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non hanno l’idoneità, con riferimento all’art. 282 c.p.c., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi soltanto alle pronunce di condanna suscettibili secondo i procedimenti di esecuzione disciplinati dal terzo libro del codice di rito civile (Cass. n. 7369 del 2009).

La sentenza impugnata non ha tenuto conto del fatto che la sentenza declaratoria della nullità del precetto non fosse ancora passata in giudicato e fosse allo stato del tutto improduttiva di effetti.

Quindi, contrariamente a quanto ritenuto dal controricorrente, non si era verificato nel momento in cui il giudice ha dichiarato l’improseguibilità dell’esecuzione alcun mutamento dei presupposti di fatto o delle condizioni dell’azione che legittimasse il suo intervento.

Ove la pronuncia di annullamento del precetto fosse stata sovvertita in sede di impugnazione, l’esecuzione intrapresa avrebbe potuto legittimamente proseguire e soprattutto, il vincolo del pignoramento non poteva venir meno finchè la sentenza dichiarativa della nullità del precetto non fosse passata in giudicato, facendo venir meno la legittimità di tutta l’intrapresa esecuzione. La ricorrente sostiene con il terzo motivo di ricorso, che sia errata in diritto l’affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale, essendo il precetto l’atto iniziale dell’intera procedura esecutiva, il suo annullamento dovrebbe comportare la caducazione dell’intera attività processuale successiva. Sostiene che tale affermazione si ponga in contraddizione con la attuale scansione in fasi del processo esecutivo, da cui deriverebbe che l’eventuale nullità del precetto non si dovrebbe propagare automaticamente alle fasi successive, altro che come possibilità di proporre opposizione agli atti esecutivi.

L’attuale scansione del processo esecutivo in fasi successive comporta che una nullità verificatasi all’interno di una fase, se non rilevata d’ufficio dal giudice o non fatta valere dalla parte che vi ha interesse con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi, non si propaga automaticamente alle fasi successive, ma non certo che se una nullità viene tempestivamente rilevata e fatta oggetto di una specifica opposizione ( in questo caso è stata proposta una opposizione a precetto), l’eventuale declaratoria di nullità sol perchè intervenuta quando la procedura esecutiva sia entrata in una fase successiva, non produca alcun effetto.

Il ricorso va quindi accolto e la causa rinviata al Tribunale di Benevento in diversa composizione che deciderà anche sulle spese facendo applicazione del seguente principio di diritto: “La sentenza che definisce una causa di opposizione a precetto, non avendo natura di sentenza di condanna, non è esecutiva fino al suo passaggio in giudicato; ne consegue che il giudice dell’esecuzione, a fronte di una sentenza di primo grado che dichiari la nullità del precetto a seguito del quale è iniziata l’esecuzione, non può dichiararne l’estinzione e neppure, qualora l’esecuzione sia stata medio tempore sospesa, può legittimamente dichiararne l’improseguibilità”.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Benevento in diversa composizione che deciderà anche sulle spese.

Conclusione

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione, il 8 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2015

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