TSO: presupposti e consenso informato

TSO: presupposti e consenso informato

Cassazione Civile, ordinanza n. 509/2023

La Suprema Corte, con ordinanza n. 509/2023, ha statuito che in tema in TSO (trattamento sanitario obbligatorio) previsto dagli artt. 34 e 35 della Legge 833/78, si può prescindere dal consenso (informato) del paziente.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio per malattia mentale, infatti, prevede che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solamente se sono contemporaneamente presenti tre condizioni:

a) l’esistenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici;

b) la mancata accettazione da parte dell’infermo degli interventi di cui sopra;

c) l’esistenza di condizioni e circostanze che non consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra-ospedaliere.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è, pertanto, un evento straordinario – finalizzato alla tutela della salute mentale del paziente che non deve essere considerate una misura di difesa sociale, che deve essere attivato solo dopo aver ricercato, con ogni iniziativa possibile, il consenso del paziente ad un intervento volontario, e che richiede una specifica procedura, attivata da parte di un medico che verifica e certifica l’esistenza:

– dell’avvenuta convalida della proposta da parte di un altro medico, dipendente pubblico, generalmente specialista in psichiatria;

– dell’emanazione da parte del Sindaco dell’ordinanza esecutiva (entro 48 ore);

– della notifica al Giudice Tutelare (entro 48 ore), che provvede a convalidare o meno il provvedimento, comunicandolo al Sindaco.

La durata del provvedimento è di 7 giorni, con possibilità di proroga se persistono le tre condizioni necessarie (da comunicare al Sindaco ed al Giudice Tutelare) o di cessazione se anche solo una delle condizioni viene meno (da comunicare al Sindaco ed al Giudice Tutelare).

Sulla base di tali presupposti procedurali, la Suprema Corte, nell’ordinanza sopra citata, ha enunciato il seguente principio di diritto:

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è un evento terapeutico straordinario, finalizzato alla tutela della salute mentale del paziente, che può essere legittimamente disposto solo dopo aver esperito ogni iniziativa concretamente possibile, sia pur compatibilmente con le condizioni cliniche, di volta in volta accertate e certificate, in cui versa il paziente – ed ove queste lo consentano – per ottenere il consenso del paziente ad un trattamento volontario.

Si può intervenire con un trattamento sanitario obbligatorio anche a prescindere dal consenso del paziente se sono contemporaneamente presenti tre condizioni:

a) l’esistenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici;

b) la mancata accettazione da parte dell’infermo degli interventi terapeutici proposti;

c) l’esistenza di condizioni e circostanze che non consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra-ospedaliere.

Come detto, il provvedimento che, nei confronti di una persona affetta da una malattia mentale, dispone il TSO in condizioni di degenza ospedaliera dev’essere tempestivamente convalidato dal giudice tutelare (la mancata convalida comporta la cessazione del TSO).

Il provvedimento convalidato può essere impugnato, con ricorso da presentarsi innanzi al Tribunale competente per territorio, dal destinatario del provvedimento e/o da chiunque vi abbia interesse. Il ricorso va promosso nei confronti del Sindaco quale ufficiale di governo, cioè organo diretto dello Stato, e non quale rappresentante del comune, ente estraneo alla procedura; pertanto, la sua evocazione in giudizio in quest’ultima veste determina un vizio relativo non solo alla notificazione del ricorso, ma all’editio actionis, che è causa della nullità ex art. 164, comma 4, c.p.c., sanabile ai sensi del successivo quinto comma mediante la rinnovazione dell’atto da notificarsi presso l’Avvocatura Generale dello Stato (così Cass. civ. sez. I, ord. 13 febbraio 2020, n. 3660; la stessa pronuncia ha altresì affermato che, quantunque il sistema di tutela giurisdizionale contro il provvedimento che dispone il TSO non contempli la partecipazione necessaria dell’ASL, non si può escludere l’interesse di chi è sottoposto alla procedura, e di chiunque abbia interesse ad impugnare, di convenire in giudizio anche tale amministrazione, onde accertare eventuali profili di responsabilità connessi all’attività compiuta dai medici della struttura sanitaria pubblica, sussistendo in queste ipotesi anche l’interesse qualificato dell’azienda a partecipare al giudizio per difendere il proprio operato).

Avv. Cosimo Montinaro

Contatta lo Studio

.

error: Contenuto protetto!
Torna in alto