Il Tribunale di Teramo affronta con una significativa pronuncia del 2024 il complesso tema del riparto dell’onere probatorio nella responsabilità medica, fornendo fondamentali chiarimenti sulla distinzione tra causalità dell’evento dannoso e impossibilità della prestazione. La sentenza, respingendo la domanda risarcitoria di una paziente verso una struttura sanitaria e uno psichiatra, offre un’importante analisi dei principi che governano la distribuzione dell’onere probatorio in ambito sanitario, con particolare riferimento alla teoria del “duplice ciclo causale” e alle sue implicazioni pratiche nel contenzioso medico-legale.
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INDICE
- ESPOSIZIONE DEI FATTI
- NORMATIVA E PRECEDENTI
- DECISIONE DEL CASO E ANALISI
- ESTRATTO DELLA SENTENZA
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ESPOSIZIONE DEI FATTI
La controversia nasce dall’azione di una paziente contro una struttura sanitaria e uno psichiatra, con una richiesta di risarcimento danni quantificata in € 169.888,40. Il caso prende avvio quando la paziente, dopo un parto avvenuto nel 2004, inizia a manifestare una sintomatologia caratterizzata da turbe dell’umore, spiccata irritabilità e manifestazioni di aggressività.
A seguito di queste manifestazioni, si rivolge al Centro di Salute Mentale della ASL, dove riceve una diagnosi di “Disturbo Depressivo con attacchi di panico” e una conseguente prescrizione di farmaci ansiolitici e antidepressivi. Nonostante il trattamento, la paziente non registra miglioramenti e si sottopone a frequenti controlli nel periodo 2007-2013.
Nel 2010, una visita neurologica porta a una diagnosi di “epilessia parziale“, trattata con Tegretol 400, che secondo la paziente avrebbe prodotto immediati effetti benefici. Tuttavia, nei controlli successivi, il medico psichiatra conferma la diagnosi iniziale di disturbo depressivo, mantenendo la relativa terapia con dosaggi crescenti.
La paziente lamenta che questa presunta errata diagnosi e il conseguente inadeguato trattamento farmacologico l’abbiano portata a uno stato confusionale costante, con significativa perdita di peso, ipersonnia e apatia sessuale.
La struttura sanitaria e il medico si costituiscono in giudizio contestando integralmente questa ricostruzione. Evidenziano che la paziente presentava una storia di disturbi psichiatrici sin dall’età di 20 anni, con un quadro clinico caratterizzato da umore deflesso, idee autosvalutative, visione pessimistica del futuro e marcato stato ansioso. Sottolineano inoltre l’assenza di documentazione che comprovi in modo inequivocabile la diagnosi di epilessia al momento della presa in carico e contestano l’esistenza stessa dei ricoveri psichiatrici lamentati dalla paziente.
NORMATIVA E PRECEDENTI
Il Tribunale sviluppa un’approfondita analisi del quadro normativo e giurisprudenziale della responsabilità medica, partendo dalla fondamentale qualificazione del rapporto tra struttura sanitaria e paziente come rapporto contrattuale.
Questo inquadramento trova la sua pietra miliare nella sentenza della Cassazione n. 9556/2002, che ha definitivamente configurato tale rapporto come “contratto di spedalità“, un contratto atipico che si perfeziona anche per fatti concludenti e include sia prestazioni principali di carattere sanitario sia prestazioni accessorie.
La sentenza approfondisce poi l’evoluzione giurisprudenziale in materia di onere della prova, culminata nella fondamentale pronuncia delle Sezioni Unite n. 577/2008. Secondo questo principio, il paziente deve provare il contratto (o il contatto sociale) e l’aggravamento della situazione patologica o l’insorgenza di una nuova patologia, allegando un inadempimento qualificato del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato. Spetta invece alla struttura sanitaria dimostrare o che tale inadempimento non si è verificato oppure che esso non ha avuto rilevanza causale.
La sentenza introduce poi il concetto innovativo del “duplice ciclo causale“: il primo relativo all’evento dannoso, che deve essere provato dal creditore/danneggiato, il secondo relativo all’impossibilità di adempiere, la cui prova spetta al debitore/danneggiante. Questo schema probatorio rappresenta un’evoluzione significativa nella giurisprudenza sulla responsabilità medica, bilanciando le esigenze di tutela del paziente con quelle di equa distribuzione dell’onere probatorio.
DECISIONE DEL CASO E ANALISI
Il Tribunale di Teramo, dopo aver ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale, procede a un’analisi dettagliata del caso concreto, basandosi in particolare sulle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio. L’elemento centrale della decisione ruota attorno alla valutazione della presunta diagnosi di epilessia e alla sua interrelazione con il disturbo depressivo diagnosticato dai convenuti.
