Sinistro stradale: risarcimento danni parenti di persona rimasta invalida

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Lecce, definito con sentenza n. 1022/2021 del 12.04.2021, i parenti (rispettivamente padre, madre e fratello) di una persona rimasta invalida a seguito di un sinistro stradale hanno agito in giudizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti iure proprio, per lo sconvolgimento delle proprie abitudini di vita e perdita del rapporto con il congiunto.

Gli attori hanno lamentato che, a seguito del sinistro stradale, la vittima, che viaggiava quale terza trasportata, è andata in coma, per risvegliarsi con lesioni personali gravissime e perdita dell’uso degli arti superiori, della deambulazione e della minzione.

Gli attori hanno dunque dedotto che i genitori sono stati costretti a lasciare le proprie occupazioni lavorative per dedicarsi all’assistenza della figlia e che il fratello ha dovuto comunque modificare le proprie abitudini di vita, per recarsi ogni tre ore a casa dei genitori al fine di aiutarli ad assistere la sorella invalida.

Avv. Cosimo Montinaro

ESTRATTO DELLA SENTENZA

[…]

Gli attori hanno chiesto il danno patito iure proprio, per le modifiche che gli stessi hanno dovuto apportare alla propria vita a causa delle gravissime condizioni in cui versa la propria congiunta.

Al riguardo va precisato che, in linea generale, la giurisprudenza riconosce che i congiunti del macroleso possano invocare il danno patito iure proprio, per la modifica delle proprie abitudini di vita e del rapporto stesso con il congiunto.

Come noto, il risarcimento del danno non patrimoniale costituisce terreno fertile per il fiorire del dibattito giuridico, essendo costantemente contrapposte le due opposte esigenze di garantire un ristoro integrale dei soggetti lesi, da un lato, e di evitare la duplicazione di forme risarcitorie o la locupletazione da parte del danneggiato, dall’altro.

In questa difficile opera di bilanciamento, che costantemente impegna dottrina e giurisprudenza a fronte delle molteplici sfaccettature del danno ingiusto, si colloca certamente la tematica del danno patito dai prossimi congiunti del macroleso, in ragione delle conseguenze negative che l’illecito altrui ha prodotto direttamente nella propria sfera giuridica. Conseguenze negative che, per poter assumere rilievo giuridico, devono essere serie e concrete e costituire conseguenza immediata e diretta dell’altrui comportamento.

La Corte di Cassazione è da tempo orientata a riconoscere il risarcimento del danno anche in favore dei prossimi congiunti di persona che, pur sopravvissuta a seguito di errore medico o di sinistro stradale, abbia tuttavia patito un danno talmente grave da comportare immediati riflessi anche sulle persone a sè più vicine. Sotto questo profilo, è ovviamente essenziale che la parte attrice dia prova – anche presuntiva – del danno patito, dovendosi evitare qualsiasi forma di automatismo.

Si ricordano, in questo senso, le seguenti pronunce:

– Cass. Civ., Sez. 3, Sentenza n. 2228 del 16/02/2012: “La prova del danno non patrimoniale, patito dai prossimi congiunti di persona resa invalida dall’altrui illecito, può essere desunta anche soltanto dalla gravità delle lesioni, sempre che l’esistenza del danno non patrimoniale sia stata debitamente allegata nell’atto introduttivo del giudizio (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto non provato il danno non patrimoniale patito dai genitori di un bambino, nato col braccio destro paralizzato a causa della lesione del plesso brachiale avvenuta durante il parto)”;

– Cass. Civ., Sez. 3 – , Sentenza n. 2788 del 31/01/2019: “Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta.(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, aveva ritenuto non provato il danno non patrimoniale patito dal marito per le lesioni subite dalla moglie a seguito di un intervento chirurgico, senza considerare in particolare, l’entità non lieve delle lesioni personali riportate dalla danneggiata, quantificate al 30%, in conseguenza delle quali le era stato riconosciuto un danno alla vita di relazione, in specie sessuale)”.

– Cass. Civ., Sez. 3, Ordinanza n. 11212 del 24/04/2019: “Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza gravata che aveva ritenuto insussistente o, comunque, pienamente ristorato con il riconoscimento del danno biologico proprio, il danno cosiddetto parentale patito dalla ricorrente per le lesioni subite dal convivente a seguito di un sinistro, omettendo di considerare l’entità non lieve delle lesioni personali riportate dal danneggiato, quantificate al 79%, e la relativa incidenza sull’ambito dinamico-relazionale della stessa ricorrente)”.

La prova, come detto, può essere presuntiva e può derivare tanto dalla gravità delle lesioni riportate dal congiunto quanto dal rapporto sussistente tra il congiunto e il danneggiato di riflesso.

Con la precisazione che, ai fini della quantificazione del danno, è necessario che la parte dia prova concreta e rigorosa dello sconvolgimento delle proprie abitudini di vita e della perdita del rapporto con il macroleso, dovendosi altrimenti assestare il risarcimento su importi minimi.

[…]

Ai fini del quantum, si fa ricorso alle Tabelle del Tribunale di Milano, in conformità a quanto statuito dalla Corte di Cassazione, Sez. III, nella sentenza n. 12470 del 2017.

Le Tabelle del Tribunale di Milano pubblicate nel marzo 2021 prevedono del resto un apposito paragrafo per la liquidazione del danno alla vittima secondaria:

§ IV Danno non patrimoniale derivante da grave lesione del rapporto parentale

L’Osservatorio ribadisce quanto già esposto dal 2004: la misura del danno non patrimoniale risarcibile alla vittima secondaria è disancorato dal danno biologico subito dalla vittima primaria. Infatti, pur essendo la gravità di quest’ultimo rilevante per la stessa configurabilità del danno al familiare, pare opportuno tener conto nella liquidazione del danno essenzialmente della natura e intensità del legame tra vittime secondarie e vittima primaria, nonché della quantità e qualità dell’alterazione della vita familiare (da provarsi anche mediante presunzioni).

La difficoltà di tipizzazione delle infinite variabili nei casi concreti suggerisce l’individuazione solo di un possibile tetto massimo della liquidazione, pari al tetto massimo per ciascuna ipotesi di cui al paragrafo che precede (da applicare solo allorché sia provato il massimo sconvolgimento della vita familiare), non essendo possibile ipotizzare un danno non patrimoniale “base”.

Ad esempio, il giudice, per il danno non patrimoniale subito dalla madre in conseguenza della macrolesione del figlio, potrà liquidare da zero ad € 336.500,00, corrispondente al massimo sconvolgimento della vita familiare (che potrebbe in ipotesi sussistere se la madre avesse lasciato il lavoro per dedicare tutta la propria vita all’assistenza morale e materiale del figlio). Circa i soggetti legittimati, gli oneri di allegazione e prova gravanti sulle parti e l’obbligo di motivazione del giudice, si richiamano le considerazioni innanzi esposte in relazione al danno da perdita del rapporto parentale”.

[…]

Tenendo conto di tali elementi e ricordando che la Tabella del Tribunale di Milano non ha previsto un minimo garantito; rilevato che lo sforzo di allegazione e quello di prova degli attori è stato minimo e che, dunque, la sola prova presuntiva resa parte dal rapporto di parentela e dalla gravità delle lesioni della vittima primaria; si ritiene di liquidare a ciascun genitore l’importo di € 100.000, all’attualità, comprensivo di interessi maturati fino ad oggi. Su tale importo sono dunque dovuti solo interessi legali, dalla data odierna al soddisfo.

[…]

(testo integrale su richiesta)

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Condividi
Chiama ora Torna su