Testamento olografo autentico: rigettata la querela nonostante la CTU contraria – Tribunale di Trieste 2025

Una controversia che si protrae da oltre un decennio, un testamento olografo contestato dall’Agenzia del Demanio, una perizia grafologica che conclude con certezza per la falsitΓ  del documento, eppure il Tribunale di Trieste giunge a una decisione opposta. La vicenda che analizziamo rappresenta un caso emblematico di come la valutazione dell’autenticitΓ  di un testamento olografo non possa limitarsi al mero esame tecnico-grafologico, ma debba necessariamente considerare il contesto complessivo in cui il documento Γ¨ stato redatto e successivamente rinvenuto.

Al centro della questione si colloca un testamento olografo datato 27 giugno 1986, con cui una donna vedova disponeva di un legato di due miliardi di lire (circa un milione di euro) a favore di un nipote acquisito. Il documento viene perΓ² scoperto e pubblicato soltanto nel 2013, sedici anni dopo la morte della testatrice, avvenuta nel 1994. La distanza temporale tra la redazione, il decesso della disponente e il rinvenimento del testamento costituisce uno degli elementi che hanno alimentato i sospetti di falsitΓ , portando l’Agenzia del Demanio a contestare radicalmente l’autenticitΓ  della scheda testamentaria.

La peculiaritΓ  della disposizione testamentaria non risiede solo nell’entitΓ  del lascito, ma soprattutto nella condizione sospensiva apposta dalla testatrice. La donna aveva infatti stabilito che il legato dovesse essere liquidato al nipote beneficiario soltanto dopo il decesso della cognata, madre del legatario, esplicitando chiaramente la volontΓ  che quest’ultima non potesse in alcun modo disporre di tale somma. Una clausola che rivela tensioni familiari e rapporti conflittuali, elementi che il Tribunale ha ritenuto fondamentali per valutare la genuinitΓ  del documento.

La battaglia legale ha attraversato diversi gradi di giudizio. Dopo la pubblicazione del testamento nel procedimento di ereditΓ  giacente, l’Agenzia del Demanio ha ottenuto una prima consulenza tecnica grafologica che ha espresso un giudizio di probabile non autenticitΓ . Il procedimento penale conseguente si Γ¨ chiuso con l’archiviazione per insufficienza di prove. Quando il beneficiario del legato ha tentato di far valere i propri diritti davanti al giudice civile, l’Agenzia ha proposto formale querela di falso, strumento processuale previsto dagli articoli 221 e seguenti del codice di procedura civile per contestare l’autenticitΓ  di un documento.

Nel giudizio incidentale di querela di falso, il Tribunale ha disposto una nuova perizia grafologica, affidata a una consulente tecnica d’ufficio che, a differenza della prima perita, ha espresso un giudizio di certezza sulla falsitΓ  del testamento. Eppure, nonostante questa conclusione categorica dell’ausiliare del giudice, il collegio giudicante ha ritenuto di discostarsi completamente dalle risultanze tecniche, rigettando la domanda dell’Agenzia del Demanio.

La sentenza che esaminiamo si distingue per la profonditΓ  dell’analisi critica rivolta alla metodologia peritale adottata e per l’attenzione dedicata agli elementi di contesto. Il Tribunale non si Γ¨ limitato a recepire passivamente le conclusioni della consulente tecnica, ma ha sottoposto il lavoro peritale a un vaglio serrato, evidenziando numerose lacune metodologiche, contraddizioni interne e, soprattutto, la totale assenza di considerazione del contesto relazionale, temporale e motivazionale in cui il testamento Γ¨ stato redatto.

La decisione solleva interrogativi di ampia portata sul valore probatorio delle perizie grafologiche nelle controversie testamentarie e sul ruolo che devono assumere gli elementi contestuali nella valutazione dell’autenticitΓ  di un documento. Quando puΓ² un giudice discostarsi dalle conclusioni di un consulente tecnico? Quali sono i limiti della scienza grafologica? In che misura le circostanze del rinvenimento e il contenuto sostanziale di un testamento possono influire sul giudizio di autenticitΓ ?

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Avv. Cosimo Montinaro segreteria@studiomontinaro.it

INDICE

  • ESPOSIZIONE DEI FATTI
  • NORMATIVA E PRECEDENTI
  • DECISIONE DEL CASO E ANALISI
  • ESTRATTO DELLA SENTENZA
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ESPOSIZIONE DEI FATTI

La vicenda prende avvio dal decesso di una donna vedova, avvenuto nel gennaio del 1994 in provincia di Udine. La de cuius, che aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita in condizioni di salute compromesse tanto da essere stata dichiarata interdetta a seguito di un ictus, muore senza lasciare discendenti diretti. In assenza di eredi legittimi immediatamente individuabili, viene aperto un procedimento di ereditΓ  giacente, istituto previsto dall’ordinamento per gestire i patrimoni ereditari privi di successori certi.

La situazione rimane in questa fase di stallo per quasi vent’anni. Nel frattempo, nel 2012, muore anche la cognata della de cuius, che aveva avuto un rapporto conflittuale con quest’ultima. È proprio dopo questo secondo decesso che, nell’aprile del 2013, un nipote acquisito della testatrice si presenta da un notaio per richiedere la pubblicazione di un testamento olografo. Il documento, datato 27 giugno 1986, era stato rinvenuto nell’appartamento della madre del richiedente durante le operazioni di sgombero successive alla sua morte.

Il testamento presenta caratteristiche peculiari. Redatto su un foglio di quaderno a righe, del tipo comunemente utilizzato nelle scuole elementari, il documento contiene una disposizione articolata e specifica. La testatrice dichiara espressamente di disporre nel pieno delle proprie facoltΓ  mentali e istituisce un legato di due miliardi di lire (circa un milione di euro) a favore del nipote acquisito. La particolaritΓ  della disposizione risiede nella clausola secondo cui tale somma dovrΓ  essere liquidata al beneficiario soltanto dopo il decesso della cognata, con l’esplicita motivazione che la testatrice non voleva che quest’ultima potesse in alcun modo disporre del denaro.

Il rinvenimento del testamento avviene in circostanze che meritano particolare attenzione. Il beneficiario racconta di aver trovato il documento insieme al testamento della propria madre, entrambi nascosti in una sorta di doppio fondo ricavato in un armadio a muro posto nel corridoio dell’abitazione. La scoperta avviene alla presenza della figlia del beneficiario e, inizialmente, di una badante. I due testamenti erano conservati insieme, quasi a voler creare un collegamento tra le due disposizioni di ultima volontΓ .

Quando l’Agenzia del Demanio, chiamata all’ereditΓ  in assenza di eredi legittimi o testamentari, viene informata dell’esistenza del testamento, manifesta immediatamente perplessitΓ  sulla sua autenticitΓ . Le ragioni del dubbio sono molteplici: la distanza temporale notevole tra la data di redazione del testamento e il suo rinvenimento, il fatto che la testatrice fosse stata successivamente dichiarata interdetta, l’entitΓ  rilevante del legato, le modalitΓ  di conservazione del documento.

L’Agenzia chiede quindi l’espletamento di una perizia calligrafica. Il consulente tecnico d’ufficio nominato nel procedimento di ereditΓ  giacente, esaminando il testamento e confrontandolo con alcune firme autentiche della de cuius, esprime nel 2015 un giudizio di probabile non autenticitΓ . La perita sottolinea perΓ² i limiti della propria indagine, evidenziando in particolare la carenza di scritture di comparazione adeguate, disponendo infatti soltanto di firme e non di testi scritti piΓΉ ampi.

Sulla base di tale perizia, gli atti vengono trasmessi alla Procura della Repubblica. Il procedimento penale si conclude tuttavia con una richiesta di archiviazione, accolta dal giudice per le indagini preliminari. Secondo l’autoritΓ  giudiziaria penale, anche superando i dubbi sulla falsitΓ  del testamento, non emergono elementi sufficienti per identificare eventuali responsabili o per proseguire utilmente le indagini.

Nel frattempo, il procedimento di ereditΓ  giacente si chiude con un decreto che approva il rendiconto del curatore e dispone la devoluzione del patrimonio mobiliare allo Stato. Nelle casse dell’erario confluisce una somma di oltre un milione di euro, al netto delle spese di procedura. A questo punto si apre il contenzioso civile tra il beneficiario del legato e l’Agenzia del Demanio.

Il nipote beneficiario cita in giudizio l’Agenzia davanti al Tribunale civile, chiedendo l’accertamento della titolaritΓ  del diritto di proprietΓ  sulla somma e la condanna dell’Amministrazione al pagamento. L’Avvocatura dello Stato si costituisce in giudizio eccependo l’inammissibilitΓ  della domanda e, contestualmente, proponendo querela di falso sul testamento olografo. Il tribunale di primo grado rigetta le domande attoree, ritenendo che la forma di tutela prescelta fosse inappropriata rispetto alla natura del legato.

La causa viene quindi impugnata davanti alla Corte d’Appello. È in questa sede che il giudice di secondo grado, ritenendo essenziale accertare la genuinitΓ  della scheda testamentaria per decidere la controversia, sospende il giudizio e autorizza l’Agenzia del Demanio a instaurare il procedimento incidentale di querela di falso davanti al tribunale competente. Da qui si origina il giudizio che ha portato alla sentenza oggetto di questa analisi.

NORMATIVA E PRECEDENTI

La disciplina della querela di falso trova fondamento negli articoli da 221 a 227 del codice di procedura civile. Si tratta di uno strumento processuale finalizzato a far accertare giudizialmente la falsitΓ  materiale o ideologica di un documento. L’articolo 221 stabilisce che la querela puΓ² essere proposta dalla parte alla quale il documento Γ¨ opponibile, mentre l’articolo 225 prevede che il giudizio si svolga davanti al tribunale in composizione collegiale quando instaurato prima dell’entrata in vigore delle recenti riforme processuali.

Il procedimento incidentale di querela di falso si caratterizza per la sua natura necessariamente strumentale rispetto a un giudizio principale. Come chiarito dall’articolo 222 del codice di rito, la querela puΓ² essere proposta in via incidentale nel corso di un processo pendente, ovvero in via principale quando vi Γ¨ interesse ad accertare preventivamente la falsitΓ  del documento. Nel caso in esame, la querela Γ¨ stata proposta su autorizzazione della Corte d’Appello che aveva sospeso il giudizio di merito proprio per consentire tale accertamento.

Una questione preliminare affrontata dalla sentenza riguarda l’ammissibilitΓ  stessa della querela di falso rispetto al testamento olografo. La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 12307 del 2015, ha infatti affermato che per contestare l’autenticitΓ  di un testamento olografo sarebbe piΓΉ appropriato proporre un’azione di accertamento negativo della provenienza della scrittura, piuttosto che ricorrere allo strumento della querela di falso. Le Sezioni Unite hanno motivato tale orientamento con la necessitΓ  di evitare un procedimento eccessivamente defatigante per questioni che potrebbero essere risolte all’interno del giudizio di merito.

Tuttavia, il Tribunale di Trieste ha ritenuto che tale orientamento non precluda in via assoluta il ricorso alla querela di falso, tanto piΓΉ quando sia stata la stessa Corte d’Appello, nel sospendere il giudizio principale, a suggerire implicitamente l’ammissibilitΓ  di tale strumento processuale. La sentenza sottolinea come le Sezioni Unite abbiano inteso offrire uno strumento piΓΉ agile, non certo impedire l’utilizzo della querela quando ritenuta opportuna dalle parti o dal giudice.

Sul piano del diritto sostanziale, la disciplina del testamento olografo Γ¨ contenuta negli articoli 602 e seguenti del codice civile. L’articolo 602 prescrive che il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore. La giurisprudenza ha sempre sottolineato come questi requisiti siano essenziali per la validitΓ  del testamento, ma ha altresΓ¬ chiarito che la loro sussistenza deve essere valutata con un approccio sostanziale piuttosto che formalistico.

Quanto alla prova dell’autenticitΓ  o della falsitΓ  di un testamento olografo, la Cassazione ha ripetutamente affermato che essa puΓ² essere fornita con ogni mezzo, incluse le presunzioni. In particolare, la sentenza richiama l’ordinanza n. 20484 del 2019 e la sentenza n. 711 del 2011 della Corte di legittimitΓ , secondo cui per pronunciare la falsitΓ  di un testamento olografo Γ¨ sufficiente poter determinare la sua non genuinitΓ  in termini di elevato grado di probabilitΓ , non essendo necessaria la certezza assoluta.

Un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimitΓ  riguarda il valore probatorio delle perizie grafologiche. La Cassazione ha costantemente ribadito che la perizia grafologica non costituisce piena prova, ma rappresenta soltanto un indizio che deve essere valutato unitamente agli altri elementi emersi nel processo. Come ricordato dalla sentenza n. 30533 del 2021, l’esistenza di un fatto puΓ² essere desunta da indizi solo se questi sono gravi, precisi e concordanti, secondo quanto previsto dall’articolo 2729 del codice civile.

Particolare rilevanza assume la disciplina del legato contenuta negli articoli 649 e seguenti del codice civile. Il legato costituisce una disposizione testamentaria a titolo particolare, con cui il testatore attribuisce a una persona determinata uno o piΓΉ beni o diritti. L’articolo 649 distingue tra legati di specie e legati di genere, precisando che nel primo caso il legatario acquista la proprietΓ  della cosa per effetto dell’apertura della successione, mentre nel secondo caso sorge un diritto di credito nei confronti dell’onerato.

Nel caso specifico, la qualificazione giuridica del legato ha formato oggetto di discussione giΓ  nel giudizio di merito, con il tribunale di primo grado che aveva ritenuto trattarsi di un legato di genere, in quanto la disponente aveva indicato una somma determinata di denaro. Tale qualificazione ha rilevanti conseguenze processuali, in quanto il legatario di genere deve agire con un’azione di adempimento dell’obbligazione, e non con un’azione di rivendica della proprietΓ .

La sentenza richiama inoltre i principi elaborati dalla giurisprudenza in tema di condizioni apposte alle disposizioni testamentarie. L’articolo 633 del codice civile consente al testatore di sottoporre a condizione sospensiva o risolutiva le proprie disposizioni. Nel testamento oggetto di controversia, la testatrice aveva subordinato la liquidazione del legato al decesso della cognata, configurando una tipica condizione sospensiva che rinviava l’efficacia della disposizione al verificarsi di un evento futuro e certo.

Sul piano processuale, la sentenza evidenzia l’importanza del principio del libero convincimento del giudice, codificato nell’articolo 116 del codice di procedura civile. Secondo tale principio, il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo i casi in cui la legge dispone altrimenti. Questo significa che il giudice non Γ¨ vincolato alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ma puΓ² discostarsene quando ritenga che le risultanze peritali non siano convincenti o siano in contrasto con altri elementi probatori emersi nel processo.

La disciplina della consulenza tecnica d’ufficio Γ¨ contenuta negli articoli 61 e seguenti del codice di procedura civile. Il consulente Γ¨ un ausiliare del giudice chiamato a fornire valutazioni tecniche su questioni che richiedono specifiche competenze. Tuttavia, come chiarito dalla giurisprudenza, il parere del consulente non vincola il giudice, che mantiene piena libertΓ  di valutazione e puΓ² discostarsi dalle conclusioni peritali fornendo adeguata motivazione.

Un ulteriore profilo normativo rilevante concerne la disciplina dell’ereditΓ  giacente, regolata dagli articoli 528 e seguenti del codice civile. Quando l’ereditΓ  non Γ¨ stata accettata e non Γ¨ nel possesso di alcun chiamato, su istanza degli interessati o anche d’ufficio, il tribunale nomina un curatore dell’ereditΓ  giacente. È quanto accaduto nel caso in esame, dove la nomina del curatore si Γ¨ resa necessaria in assenza di eredi legittimi noti al momento dell’apertura della successione.

Infine, la sentenza fa applicazione dei principi in materia di prova presuntiva, disciplinata dall’articolo 2729 del codice civile. Tale norma prevede che le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato. Le presunzioni semplici, cioΓ¨ quelle lasciate alla valutazione del giudice, devono essere gravi, precise e concordanti. Nel caso in esame, il Tribunale ha ritenuto che gli elementi contestuali emersi dall’istruttoria costituissero presunzioni gravi, precise e concordanti dell’autenticitΓ  del testamento, tali da prevalere sui dubbi sollevati dalla perizia grafologica.

DECISIONE DEL CASO E ANALISI

Il Tribunale di Trieste ha respinto integralmente la domanda proposta dall’Agenzia del Demanio diretta a dichiarare la falsitΓ  del testamento olografo, discostandosi completamente dalle conclusioni della consulente tecnica d’ufficio che aveva espresso un giudizio di certezza sulla natura apocrifa del documento. La decisione si fonda su un’analisi articolata che muove dalla critica serrata della metodologia peritale per giungere alla valorizzazione degli elementi di contesto emersi dall’istruttoria.