Perdita di chance di sopravvivenza per dimissioni ospedaliere affrettate: importante sentenza del Tribunale di Roma 2024

Perdita di chance di sopravvivenza per dimissioni ospedaliere affrettate: importante sentenza del Tribunale di Roma 2024

Una recente sentenza del Tribunale di Roma del 2024 ha gettato nuova luce sulla delicata questione delle dimissioni ospedaliere e delle loro possibili conseguenze. Il caso in esame solleva interrogativi cruciali: quando le dimissioni di un paziente possono considerarsi premature? Quale responsabilità grava sui medici e sulle strutture sanitarie in tali situazioni? E soprattutto, come si quantifica il danno derivante dalla perdita di una possibilità di sopravvivenza?

Per approfondire questi e altri aspetti cruciali della vicenda e ricevere una consulenza specializzata, non esitate a contattare l’Avv. Cosimo Montinaro con studio in Lecce in Via M.R. Imbriani, n. 24 – 0832/1827251 – e-mail segreteria@studiomontinaro.it.

Per una comprensione completa della vicenda giudiziaria, ti invitiamo a proseguire con la lettura del testo completo e per scaricare il testo integrale PDF della sentenza.

INDICE

  • ESPOSIZIONE DEI FATTI
  • NORMATIVA E PRECEDENTI
  • DECISIONE DEL CASO E ANALISI
  • ESTRATTO DELLA SENTENZA

ESPOSIZIONE DEI FATTI

La controversia trae origine dal decesso di una paziente di 59 anni, avvenuto il 30 dicembre 2014, poche ore dopo essere stata dimessa dal reparto di Cardiologia di un importante ospedale romano. La donna era stata ricoverata il 26 dicembre 2014 per dolore epigastrico-retrosternale irradiato al braccio sinistro e spossatezza, con diagnosi iniziale di “NSTEMI” (infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST).

Dopo alcuni giorni di degenza e vari esami, tra cui una coronarografia risultata negativa, i medici diagnosticavano una “Sindrome di Tako-Tsubo” (una forma di cardiomiopatia da stress) e dimettevano la paziente, prescrivendo un controllo ecocardiografico a distanza di un mese. Purtroppo, la sera stessa delle dimissioni, la donna decedeva presso la propria abitazione per arresto cardiocircolatorio.

I familiari della defunta (coniuge, figli, nipoti e fratelli) citavano in giudizio la struttura ospedaliera, sostenendo che i sanitari avessero erroneamente diagnosticato la malattia di Tako-Tsubo e affrettato le dimissioni, omettendo così la necessaria terapia. Chiedevano quindi il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, sia iure proprio che iure hereditatis.

La struttura sanitaria convenuta si opponeva alle richieste, negando la sussistenza del nesso causale tra la condotta dei medici e il decesso, e sostenendo che non fosse provato che il trattenimento in ospedale avrebbe evitato l’evento letale o garantito concrete chances di sopravvivenza.

NORMATIVA E PRECEDENTI

Il Tribunale ha inquadrato la vicenda nell’ambito della responsabilità sanitaria, richiamando i principi consolidati in materia. In particolare:

  1. La natura contrattuale della responsabilità sia della struttura che dei medici operanti al suo interno, con conseguente inversione dell’onere probatorio a carico del convenuto una volta che l’attore abbia allegato l’inadempimento.
  2. L’applicazione del criterio del “più probabile che non” per l’accertamento del nesso causale in ambito civile, a differenza del criterio penalistico della certezza “oltre ogni ragionevole dubbio“.
  3. La configurabilità del danno da perdita di chance come privazione della possibilità di conseguire un risultato favorevole, anche quando tale possibilità sia inferiore al 50%, purché seria e apprezzabile.
  4. La natura aquiliana dell’azione proposta dai congiunti per i danni c.d. riflessi (come il danno da perdita del rapporto parentale), con conseguente onere della prova interamente a carico degli attori.
  5. Il valore di atto pubblico della cartella clinica e delle attestazioni del CTU, con fede privilegiata fino a querela di falso.

Il Tribunale ha inoltre richiamato la giurisprudenza in tema di danno catastrofale o terminale, ricordando i presupposti necessari per il suo riconoscimento: stato di coscienza della vittima, comprensione della propria condizione, non immediatezza del decesso.

DECISIONE DEL CASO E ANALISI

Sulla base dell’istruttoria svolta, in particolare della CTU medico-legale, il Tribunale ha ritenuto sussistente una responsabilità della struttura sanitaria convenuta.