Separazione: niente addebito se il tradimento è successivo alla crisi coniugale

È addebitabile la separazione se il tradimento del coniuge è intervenuto successivamente alla crisi matrimoniale? In altri termini, è addebitale la separazione se il tradimento non ha rappresentato causa unica ed esclusiva della crisi coniugale?

Sul punto, il Tribunale di Palmi, con sentenza n. 6/2021 pubblicata il 07.01.2021, ha ribadito che l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto.

Infatti, è principio giurisprudenziale consolidato che la mera violazione da parte di uno dei coniugi dei doveri nascenti dal matrimonio ai sensi dell’art. 143 c.c. non è profilo di per sé sufficiente a giustificare la pronuncia di addebito della separazione nei suoi confronti, essendo altresì necessario accertare che detta violazione sia stata l’unica causa della crisi coniugale.

Dunque, in presenza di una condotta oggettivamente integrante violazione degli obblighi familiari l’indagine deve incentrarsi sulla sua efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, cioè se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza ovvero se di tale risultato sia stato il fattore generatore. Con l’ovvia conseguenza giuridica che, pur nell’oggettiva presenza della violazione, l’eventuale mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento dell’unione, deve essere pronunciata la separazione senza addebito (Cass. n. 3923 del 19/02/2018, Cass. n. 12392 del 17/05/2017; Cass. n. 11929 del 12/05/2017; Cass. n. 14414 del 14/07/2016).

La necessità della verifica del nesso causale sussiste anche qualora la violazione dei doveri coniugali sia tale da giustificare di per sé la valutazione di disvalore ai fini dell’addebito, come nell’ipotesi di infedeltà (Cass. n. 16859 del 14/08/2015: “In tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale”).

In tema di infedeltà coniugale, poi, la Suprema Corte ha osservato che ai fini della valorizzazione nell’ambito di un giudizio di separazione per colpa non rilevano esclusivamente le relazioni extraconiugali in senso stretto ma anche quei comportamenti univocamente a ciò indirizzati che possano giustificare da soli la lesione della dignità e dell’onore dell’altro coniuge (Cass. n. 21657 del 19/09/2017: “La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell’art. 151 c. c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge” – Cass. n. 8929 del 12/04/2013).

Invero, l’elaborazione giurisprudenziale di legittimità ha da tempo condiviso il principio per il quale l’obbligo di fedeltà deve intendersi caratterizzato non soltanto dall’astensione da relazioni sessuali extraconiugali ma anche quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca, ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio.

In effetti la nozione di fedeltà coniugale va avvicinata a quella di lealtà, la quale impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda (Cass. n. 15557 dell’11/06/2008).

Avv. Cosimo Montinaro

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