Benefici previdenziali per esposizione all’amianto

Quali benefici previdenziali spettano al lavoratore che abbia subito un’esposizione all’amianto nel corso dell’attività lavorativa? Il Tribunale di Lecce, Sezione Lavoro, con sentenza n. 3437 dell’11.12.2020, ha ripercorso le diverse previsioni legislative che si sono succedute nel tempo nel disciplinare la fattispecie che ci occupa.

Benefici previdenziali per esposizione all’amianto

Tribunale di Lecce – Sez. Lavoro – sentenza n. 3437 dell’11.12.2020

estratto

La L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, stabilì che “Per i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, l’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto, gestita dall’INAIL, è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5”. Il D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 47, convertito, con modificazioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326, sotto la rubrica “Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto”, previde quanto segue: “1. A decorrere dal 1 ottobre 2003, il coefficiente stabilito dalla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, è ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenza, il predetto coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della determinazione dell’importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai lavoratori a cui sono state rilasciate dall’INAIL le certificazioni relative all’esposizione all’amianto sulla base degli atti d’indirizzo emanati sulla materia dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto. 3. Con la stessa decorrenza prevista al comma 1, i benefici di cui al comma 1, sono concessi esclusivamente ai lavoratori, che, per un periodo non inferiore a dieci anni, sono stati esposti all’amianto in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno. I predetti limiti non si applicano ai lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto, ai sensi del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124. 4. La sussistenza e la durata dell’esposizione all’amianto di cui al comma 3 sono accertate e certificate dall’INAIL. 3 5. I lavoratori che intendano ottenere il riconoscimento dei benefici di cui al comma 1, compresi quelli a cui è stata rilasciata certificazione dall’INAIL prima del 1 ottobre 2003, devono presentare domanda alla Sede INAIL di residenza entro 180 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di cui al comma 6, a pena di decadenza del diritto agli stessi benefici. 6. Le modalità di attuazione del presente articolo sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 6-bis. Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano già maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto al trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, nonché coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto, fruiscano dei trattamenti di mobilità, ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento. 6-ter. I soggetti cui sono stati estesi, sulla base del presente articolo, i benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, come rideterminati sulla base del presente articolo, qualora siano destinatari di benefici previdenziali che comportino, rispetto ai regimi pensionistici di appartenenza, l’anticipazione dell’accesso al pensionamento, ovvero l’aumento dell’anzianità contributiva, hanno facoltà di optare tra i predetti benefici e quelli previsti dal presente articolo. Ai medesimi soggetti non si applicano i benefici di cui al presente articolo, qualora abbiano già usufruito dei predetti aumenti o anticipazioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, (omissis)”. Va precisato che i commi 6 bis e 6 ter vennero introdotti in sede di conversione in legge del decreto e che il decreto ministeriale attuativo di cui al comma 6 venne emanato il 27 ottobre 2004. La L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 3, comma 132, previde poi che “In favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni già rilasciate dall’INAIL. (omissis)”. Per quanto qui specificamente interessa, l’art. 1, comma 2, del decreto ministeriale attuativo N.16179 del 27/10/2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 17/12/2004 stabilì che: “Ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto per periodi lavorativi soggetti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, gestita dall’INAIL, che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, si applica la disciplina previgente alla medesima data, fermo restando, qualora non abbiano già provveduto, l’obbligo di presentazione della domanda di cui all’art. 3 entro il termine di 180 giorni, a pena di decadenza, dalla data di entrata in vigore del presente decreto”. La L. 24 dicembre 2007, n. 247, art. 1, comma 20, ha poi disposto che “Ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, sono valide le certificazioni rilasciate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ai lavoratori che abbiano presentato domanda al predetto Istituto entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all’amianto fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale”. Orbene, va evidenziato che in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all’amianto, l’art. 3, comma 132 L 24 dicembre 2003, n. 350, -con riferimento alla nuova disciplina introdotta dall’art. 47, comma primo, del d.l. 30 settembre 2003, n. 269 (convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326)- ha fatto salva l’applicabilità della precedente disciplina, prevista dall’art. 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, per i lavoratori che alla data del 2 ottobre 2003 abbiano avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL, stabilendo una disciplina ritenuta costituzionalmente legittima da Corte cost. n. 376 del 2008, in quanto espressione di discrezionalità, non irragionevolmente esercitata, del legislatore che, nella disciplina transitoria ha fatto salva la posizione di chi avesse già presentato domanda amministrativa per ottenere il beneficio meno favorevolmente regolato dalle nuove disposizioni (cfr. ex plurimis Cass. n. 8649/2012). La nuova normativa ha, pertanto, previsto che il beneficio non valga al fine del raggiungimento della anzianità contributiva, ma sia attribuito, in presenza delle altre condizioni di legge, a coloro che abbiano maturato il diritto al trattamento di quiescenza secondo gli ordinari criteri di calcolo, al solo fine della misura della pensione. 5 La riduzione del coefficiente di rivalutazione da 1,50 a 1,25 è dovuta alla non irragionevole previsione che vi sarebbe stato un allargamento della platea degli aventi diritto e, quindi, a una nuova valutazione delle esigenze di bilancio. In sintesi, alla stregua delle previsioni della riforma, deve convenirsi che si è attribuito un beneficio, ridotto rispetto a quello originariamente previsto della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, a tutti i lavoratori che, nel periodo considerato, siano stati esposti all’amianto (nella concentrazione media annua indicata), indipendentemente dal fatto che l’attività esercitata fosse assoggettata all’assicurazione INAIL contro le malattie professionali. Quanto alla specifica questione dell’interpretazione da darsi alla L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132 e al D.L. 27 ottobre 2004, art. 1, comma 2 (di attuazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 47), nella parte in cui sanciscono l’applicabilità della previgente disciplina (utilizzo del coefficiente moltiplicatore 1,5 tanto ai fini tanto dell’accesso a pensione, quanto a quello della relativa liquidazione) nei confronti di coloro che abbiano maturato “il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8”, alla data del 2 ottobre 2003, questo Tribunale, condividendo il costante orientamento della Suprema Corte, interpreta le norme indicate nel senso che “la maturazione, alla data del 2 ottobre 2003, del diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8 e successive modificazioni” deve essere intesa nel senso del perfezionamento del diritto al trattamento pensionistico anche sulla base del beneficio di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8; onde, per questa parte, la locuzione utilizzata al ridetto L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132, costituisce soltanto la conferma di quanto già si era voluto significare con quella di maturazione del diritto al trattamento pensionistico contenuta nel D.L. n. 269 del 2003, art. 47, comma 6 bis (cfr. Cass 9096/14). Pertanto, sulla base di questa interpretazione si deve ritenere che al rapporto dedotto nel presente procedimento sia applicabile la previgente disciplina, in quanto l’istante si trova nelle ipotesi derogatorie previste dall’art 3, comma 132, L 350/03 (maturazione, alla data del 2/10/2003, del diritto al trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui all’ art 13 comma 8 L 257/92; presentazione della domanda di riconoscimento all’INAIL entro il 15/6/2015) e ha proposto domanda all’INAIL per la prima volta in data 13/6/2005, come documentato in Allegato n.7 del ricorso, (nel termine di 180 giorni dall’entrata in vigore del DM 27 ottobre 2004 -termine così fissato, a pena di decadenza dal diritto, dall’art. 47 DL. n. 269/2003- ma successivamente all’Ottobre 2003), con l’effetto che, ai fini della prestazione richiesta, è applicabile il 6 coefficiente stabilito dall’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, di 1,5. Ciò posto, va detto che l’attribuzione della maggiorazione contributiva (sia prima che dopo le innovazioni normative di cui si è detto) presuppone che l’interessato abbia subito, nel corso dell’attività lavorativa, un’esposizione all’amianto comportante, per il lavoratore medesimo, un effettivo e personale rischio morbigeno, tale da costituire un pericolo concreto per la salute a causa della presenza, nei luoghi di lavoro, di una concentrazione di fibre di amianto superiore ai valori limite indicati nella legislazione di prevenzione di cui al decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, e successive modifiche. L’accertamento della esistenza di una esposizione significativa, nel senso sopra precisato, deve essere compiuto avendo riguardo alla singola collocazione lavorativa, verificando cioè se colui che ha fatto richiesta del beneficio in parola, dopo aver indicato e provato la specifica lavorazione praticata, abbia anche dimostrato che l’ambiente nella quale la stessa si svolgeva presentava una concentrazione di polveri di amianto superiore ai valori limite indicati dalla legge. Il lavoratore, inoltre, sempre nell’ottica della necessaria personalizzazione del rischio, dovrà dimostrare la sussistenza dell’ulteriore requisito prescritto dalla legge, vale a dire di essere stato esposto a quel rischio “qualificato” per un periodo superiore a dieci anni; con l’ avvertenza che, nel periodo in questione, dovranno essere computate le pause “fisiologiche” di attività (riposi, ferie, festività) che rientrano nella normale evoluzione del rapporto di lavoro (cfr. ex plurimis Cassazione Civile Sent. n. 997 del 23/1/2003).

(testo integrale su richiesta)

Studio Legale Montinaro

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