È possibile ottenere la restituzione di spese sostenute per l’ex convivente?

È possibile ottenere la restituzione di spese sostenute per l’ex convivente?

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale Civile di Lecce, il ricorrente ha esposto di aver intrattenuto per molti anni una convivenza more uxorio e ha precisato che quando la convivente ha avuto necessità di acquistare una nuova vettura a sé intestata, egli ha sottoscritto il relativo contratto di finanziamento, essendo il solo titolare di busta paga.

Il ricorrente ha poi dedotto che la convivenza è cessata e, poiché egli risultava formalmente titolare del finanziamento, ha agito in giudizio contro l’ex convivente al fine di ottenerne la condanna alla restituzione di quanto da sé pagato per l’acquisto del veicolo altrui.

La resistente si costituiva in giudizio eccependo, tra l’altro, che l’acquisto rappresentava un’obbligazione naturale ex art. 2043 c.c., come tale irripetibile.

La causa, introdotta con rito ex art. 702 bis c.p.c., veniva convertita nel rito ordinario e istruita con interrogatorio formale.

L’obbligazione naturale ex art. 2043 c.c. è irripetibile

Con sentenza n. 1650/2021, pubblicata in data 01.06.2021, il Tribunale di Lecce rigettava la domanda statuendo trattarsi di obbligazione naturale ex art. 2043 c.c., desumibile, non solo, dalla circostanza che, in costanza di convivenza, il ricorrente non aveva mai richiesto alla compagna il pagamento delle rate per l’acquisto del veicolo (comportamento che denotava l’intenzione di sostenere interamente il costo del mezzo), ma anche per aver sempre spontaneamente pagato le stesse per garantire alla compagna un mezzo di trasporto adeguato alle condizioni del nucleo familiare (in ossequio, quindi, ai doveri di natura morale e sociale ex art. 2 Cost. di ciascun convivente nei confronti dell’altro).

Avv. Cosimo Montinaro

ESTRATTO DELLA SENTENZA

Dalla documentazione in atti è emerso che le parti hanno intrattenuto una convivenza ultradecennale, nel corso della quale sono nati due figli, e che nel novembre 2017 è stato depositato ricorso al fine della regolamentazione dei rapporti con i figli nati dal rapporto affettivo, medio tempore venuto meno.

È altresì emerso che nel mese di ottobre 2015, in costanza di convivenza, entrambe le parti hanno sottoscritto un contratto di finanziamento per l’acquisto di una Ford Fiesta, intestata alla sola [resistente].

Va dunque verificato se la sottoscrizione del contratto di finanziamento e il successivo pagamento delle rate siano stati l’adempimento di un’obbligazione naturale o se possano rappresentare oggetto di richiesta di restituzione per indebito altrui arricchimento.

La giurisprudenza ha precisato che “L’azione generale di arricchimento ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è dato invocare la mancanza o l’ingiustizia della causa qualora l’arricchimento sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell’adempimento di un’obbligazione naturale. È, pertanto, possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente “more uxorio” nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza – il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto – e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza” (Cass. Civ., Sez. 3 – , Ordinanza n. 14732 del 07/06/2018).

L’obbligazione naturale costituisce un obbligo che ha fondamento non in un vincolo di carattere giuridico, ma in un’imposizione morale o sociale. L’obbligazione naturale, pertanto, assume rilievo giuridico solamente nella misura in cui sia stata adempiuta, essendo escluso che il suo autore possa agire in giudizio per la relativa ripetizione.

È noto che tale istituto giuridico, noto fin dal diritto romano, era disciplinato nel vecchio codice civile con espressione imprecisa e con riferimento ad un adempimento “volontario”.

Al fine di superare tali problematiche, nel codice del 1942 è stato previsto espressamente che l’adempimento deve essere “spontaneo” e non più volontario (risolvendo così le discussioni relative alla rilevanza dell’errore) e che deve trattarsi dell’adempimento di un obbligo morale o sociale.

Il codice civile ha anche disciplinato espressamente dei casi di obbligazione naturale, costituiti ad esempio dal pagamento del debito di gioco e dalla fiducia testamentaria.

Nel corso degli anni dottrina e giurisprudenza hanno delineato i caratteri delle obbligazioni naturali atipiche, richiedendo i requisiti di spontaneità, adeguatezza e proporzionalità.

Quanto alla spontaneità, si ritiene che essa sussista in tutti i casi in cui l’adempimento sia stato compiuto in assenza di coercizione ed a prescindere dalla convinzione del solvens di adempiere ad un dovere di natura giuridica.

È poi necessario che la prestazione sia proporzionata all’obbligazione socio-morale che si va ad adempiere e che sia adeguata alle condizioni patrimoniali del soggetto che adempie.

È stato ad esempio affermato che “Le unioni di fatto, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell’ambito di un legame matrimoniale e assumono rilievo ai sensi dell’art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell’altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale. Ne consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio” effettuate nel corso del rapporto (nella specie, versamenti di denaro sul conto corrente del convivente) configurano l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 cod. civ., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente – quale quella di trasferirsi all’estero recedendo dal rapporto di lavoro – ancorché suggerite o richieste dall’altro convivente, che abbiano determinato una situazione di precarietà sul piano economico, dal momento che tali dazioni non hanno valenza indennitaria, ma sono espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo” (Cass. Civ., Sez. 1, Sentenza n. 1277 del 22/01/2014).

Nel caso di specie, quanto alla sussistenza di proporzionalità e adeguatezza rispetto alle condizioni del nucleo familiare, va evidenziato che per l’auto intestata alla [resistente] era stata prevista una rata mensile di euro 251,06, pari a circa la metà della rata che il [ricorrente] versava per l’acquisto della propria auto, una Audi A4.

L’acquisto dell’auto, dunque, era del tutto corrispondente alle condizioni sociali e patrimoniali del nucleo familiare, come dimostra il fatto che lo stesso ricorrente fosse anche gravato della rata di mutuo per la casa familiare (di euro 592,00 mensili) e che, dunque, fosse in grado di sostenere uscite mensili fisse – solo per finanziamenti – di circa 1.400 euro.

Dal provvedimento collegiale del 16.03.2018, inoltre, emerge che il [ricorrente] ha richiesto che l’assegno da versare in favore dei figli, collocati prevalentemente presso la madre, fosse calcolato tenendo conto della circostanza che egli provvedeva al pagamento delle rate della Ford Fiesta intestata alla ex compagna e che vi era la previsione di una maxi rata finale di euro 5.862,51 per il mese di ottobre 2018. Il collegio stesso ha determinato l’ammontare dell’assegno tenendo conto di tale esborso.

In ragione di quanto sopra, si ritiene che nell’ottobre 2015, quando i conviventi si recarono presso la concessionaria per l’acquisto di una Ford Fiesta, la scelta della disponibilità di una nuova auto fu compiuta in adempimento di un’obbligazione naturale, volta a consentire alla madre e ai figli minori di spostarsi con un veicolo sicuro e moderno.

Il [ricorrente], difatti, in costanza di convivenza non risulta che abbia mai richiesto alla compagna il pagamento delle rate per l’acquisto del veicolo: comportamento che denota l’intenzione di sostenere interamente il costo del mezzo. Costo che, si ripete, serviva a garantire un comodo mezzo di locomozione non solo alla compagna, ma anche ai figli minori.

Ad oggi, cessata la convivenza, la Ford Fiesta costituisce ancora l’automobile con cui la madre, principale assegnataria dei figli, trasporta i minori.

Infine, è emerso che solo a seguito della cessazione della convivenza, in prossimità dello scadere della maxi rata finale, il [ricorrente] ha inteso rivendicare il proprio diritto alla percezione di importi di cui in precedenza non aveva fatto richiesta (nell’evidente consapevolezza che si trattava dell’adempimento di un’obbligazione naturale).

Come già detto, il [ricorrente] destinò alla compagna e ai figli una Ford Fiesta e a se stesso un’Audi A 4 (vettura di valore di gran lunga superiore rispetto al primo veicolo). L’obbligazione assunta, dunque, era del tutto proporzionata rispetto alle condizioni del nucleo familiare e alle possibilità economiche del ricorrente.

La domanda di parte ricorrente è dunque rigettata, in quanto il [ricorrente] ha spontaneamente assunto un’obbligazione per garantire alla compagna e ai figli un mezzo di trasporto adeguato alle condizioni del nucleo familiare e solo tempo dopo la cessazione della convivenza, dopo aver pagato quasi tutte le rate senza nulla richiedere, ha inteso rivedere il proprio comportamento e rivendicare un indebito arricchimento invero inesistente.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

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