Quando il paziente si trova in condizioni critiche a causa di un errore medico accertato, è irrilevante accertare se le dimissioni siano state volontarie o imposte dalla struttura: i sanitari sono comunque tenuti a fornire indicazioni adeguate per evitare pregiudizi ulteriori e tutelare la salute del paziente. Questo il principio affermato dalla Corte d’Appello di Lecce con sentenza del gennaio 2026.
La vicenda riguarda un paziente sottoposto a colecistectomia laparoscopica nell’anno 2018, durante la quale subì una lesione iatrogena del dotto epatico comune per errato clippaggio della via biliare principale. Al momento delle dimissioni, il paziente presentava ancora subittero evidenziabile e valori laboratoristici indicativi di sofferenza epato-biliare, ma la struttura si limitò a raccomandare l’esecuzione di una colangio-RMN, senza fissare appuntamenti di follow-up né indicare percorsi diagnostico-terapeutici specifici. La Corte ha ritenuto tale condotta post-operatoria gravemente negligente, precisando che la lettera di dimissioni riportava solo una vaga “raccomandazione” senza ulteriori indicazioni, lasciando alla sola iniziativa del paziente la gestione della lesione.
Massima della sentenza
“Ad ogni buon conto, appare del tutto irrilevante, comunque, nell’economia della vicenda accertare se le dimissioni furono volontarie o meno, considerato che in ogni caso, stante le condizioni critiche del paziente, legate all’errore medico in sede operatoria, pure ammesso dalla struttura, i sanitari erano comunque tenuti a fornire indicazioni adeguate per evitare pregiudizi ulteriori e tutelare la salute del paziente al momento delle dimissioni“. […] “Sulla lettera di dimissioni è riportata, infatti, la sola “raccomandazione” di eseguire una RMN – che sino a quel momento non era stato possibile effettuare per motivi costituzionali del paziente (obesità) – senza ulteriori indicazioni e senza fissare successivi appuntamenti, per valutare, anche in regime ambulatoriale, la gestione diagnostico-terapeutica della lesione, lasciata quindi alla sola iniziativa e cura del paziente, unitamente alla scelta del successivo percorso da compiere. È quindi documentalmente provato che al momento delle dimissioni furono fornite solo indicazioni – scarne e superficiali – cui comunque il paziente si è attenuto scrupolosamente; anzi proprio la sua condotta diligente ha consentito l’esecuzione in via d’urgenza dell’intervento riparatore presso l’Ospedale [OMISSIS] scongiurando postumi permanenti più gravi che si sarebbero potuti verificare. Tanto esclude ogni evidenza di una condotta colposa del paziente, idonea ad elidere il nesso di causalità o a porsi come causa esclusiva del pregiudizio subito“. […]
