L’accordo di separazione dei coniugi omologato non è impugnabile per simulazione

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L’ACCORDO DI SEPARAZIONE DEI CONIUGI OMOLOGATO NON È IMPUGNABILE PER SIMULAZIONE

La Corte d’Appello di Lecce – Sezione Promiscua, con sentenza n. 736/2021, pubblicata in data 23.06.2021, ha rigettato il gravame proposto dal marito avverso la sentenza del Tribunale di Brindisi n. 813/2019 con il quale era stato chiesto dichiararsi, in riforma della sentenza impugnata, la nullità per simulazione dell’accordo di separazione consensuale dei coniugi.

Nello specifico, la Corte d’Appello di Lecce, in applicazione del consolidato orientamento della Suprema Corte sul punto, ha statuito che l’accordo di separazione dei coniugi omologato non è impugnabile per simulazione poiché l’iniziativa processuale diretta ad acquisire l’omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, è volta ad assicurare efficacia alla separazione, così da superare il precedente accordo simulatorio, rispetto al quale si pone in antitesi dato che è logicamente insostenibile che i coniugi possano “disvolere” con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso “volere” l’emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a tale condizione.

Avv. Cosimo Montinaro

ESTRATTO DELLA SENTENZA

L’appello risulta privo di fondamento.

Sul piano logico deve essere esaminato il motivo di impugnazione in diritto, posto che, prima di esaminare le circostanze di fatto, dedotte a sostegno della simulazione della separazione personale, occorre verificare se sia possibile impugnare l’accordo di separazione consensuale con l’azione di simulazione.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che “pur non potendosi dubitare della natura negoziale (quand’anche non contrattuale) dell’accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e pur non essendo ravvisabile, nell’atto di omologazione, una funzione sostitutiva o integrativa della volontà delle parti o di governo dell’autonomia dei coniugi, è da escludere l’impugnabilità per simulazione dell’accordo di separazione una volta omologato, giacché l’iniziativa processuale diretta ad acquisire l’omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche, si risolve in una iniziativa nel senso della efficacia della separazione che vale a superare il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso, essendo logicamente insostenibile che i coniugi possano “disvolere” con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso “volere” l’emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a detta condizione” (Cass, n. 17607 del 20/11/2003). Con una pronuncia più recente la S.C. ha ribadito che “l’accordo di separazione dei coniugi omologato non è impugnabile per simulazione poiché l’iniziativa processuale diretta ad acquisire l’omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, è volta ad assicurare efficacia alla separazione, così da superare il precedente accordo simulatorio, rispetto al quale si pone in antitesi dato che è logicamente insostenibile che i coniugi possano “disvolere” con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso “volere” l’emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a tale condizione” (Cass. sez 1, 12.9.2014 n. 19319, Rv. 632564).

In queste pronunce il giudice di legittimità ha chiarito che la questione della ammissibilità dell’impugnazione per simulazione dell’accordo di separazione non può risolversi semplicemente sul piano della natura negoziale dell’accordo (come viene prospettato dall’odierno appellante), quanto su quello degli effetti che l’ordinamento attribuisce al provvedimento giudiziale.

Nel momento in cui i coniugi convengono, nello spirito e nella prospettiva della loro intesa simulatoria, di chiedere al Tribunale l’omologazione della loro (apparente) separazione esse in realtà concordano nel voler conseguire il riconoscimento di uno “status” dal quale la legge fa derivare effetti irretrattabili tra le parti e nei confronti dei terzi, salve le ipotesi della riconciliazione e dello scioglimento definitivo del vincolo”.

La S.C. ha evidenziato che con la separazione giudiziale e con quella consensuale omologata vengono meno a carico dei coniugi gli obblighi di carattere morale derivanti dal matrimonio, come quelli di coabitazione, di fedeltà e di assistenza. Inoltre, l’art. 232, comma 2, c.c. fa venir meno la presunzione di concepimento nel matrimonio del figlio nato decorsi trecento giorni dalla pronuncia della separazione giudiziale o dalla omologa di quella consensuale o dalla data di comparizione dei coniugi davanti al giudice quando sono stati autorizzati a vivere separati. Inoltre, a norma dell’art. 191 c.c. la separazione personale determina lo scioglimento della comunione dei beni. Il regolamento per la revisione dell’ordinamento dello stato civile di cui al D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 prevede all’art. 69, lett. d), che della omologazione della separazione consensuale sia fatta annotazione negli atti di matrimonio.

In sostanza, con il ricorso volto ad ottenere l’omologazione delle condizioni concordate, le parti esprimono la volontà effettiva (e non apparente) di conseguire lo “status” di coniugi separati. I coniugi non rimangono estranei al procedimento di omologazione – come si afferma nell’atto di appello – in quanto è stabilita la loro comparizione personale: se entrambi i coniugi, o uno solo di essi, non compaiono all’udienza presidenziale ex art. 711 c.p.c., cessano automaticamente gli effetti della domanda e il procedimento viene archiviato.

In altri termini, viene in rilievo, non soltanto la volontà espressa nell’accordo (che si assume simulato), ma anche “l’iniziativa processuale diretta ad acquisire la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche”. Questa iniziativa – che coinvolge l’intervento giudiziale e pone i presupposto per un controllo diretto a verificare se le pattuizioni non siano contrarie a norme imperative o principi di ordine pubblico – vale a rendere effettiva la separazione, in quando supera e neutralizza il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso.

La S.C. ha efficacemente osservato che “appare logicamente insostenibile che i coniugi possano disvolere con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso volere l’emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a detta condizione: l’antinomia tra tali determinazioni non può trovare altra composizione che nel considerare l’iniziativa processuale come atto incompatibile con la volontà di avvalersi della simulazione”.

La disposizione dell’art.123 c.c., che disciplina l’azione di simulazione del matrimonio, consente di osservare che, in materia di “status”, il rimedio in questione può trovare applicazione soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge.

In definitiva, questa Corte non ha motivo di discostarsi dal consolidato orientamento della giurisprudenza e deve quindi confermare la sentenza di primo grado, con cui non è stata ammessa l’impugnazione per simulazione dell’accordo di separazione tra i coniugi […], omologato dal Tribunale di Brindisi in data 22.3.2010.

Al rigetto dell’appello consegue la condanna dell’appellante al pagamento delle spese di lite, in applicazione del principio di soccombenza.

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