Il reddito di cittadinanza è pignorabile! (Trib. di Trani, sent. 30.01.2020)

Sentenza Tribunale di Trani del sentenza 30 gennaio 2020

“Deve ritenersi pignorabile, senza l’osservanza dei limiti di cui all’ art. 545 c.p.c., il reddito di cittadinanza, stante l’assenza nel testo del decreto istitutivo di qualunque riferimento alla natura alimentare di detto reddito ed il carattere predominante di misura di politica attiva dell’occupazione”.

Nella sentenza in oggetto, il Tribunale di Trani ha richiamato l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui, in tema di separazione personale dei coniugi, l’ordine ai terzi, tenuti a corrispondere somme di denaro al coniuge obbligato all’erogazione dell’assegno di mantenimento e inadempiente, di versarne una parte direttamente agli aventi diritto, presuppone l’accertamento da parte del giudice dell’inadempimento, mentre non deve tenersi conto delle esigenze dell’obbligato medesimo, né della gravità dell’inadempimento o dell’intenzionalità di esso.

L’art. 156, comma 6 c.c., nell’attribuire al Giudice, in caso d’inadempimento dell’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento, il potere di ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto, postula una valutazione di opportunità che implica esclusivamente un apprezzamento in ordine all’idoneità del comportamento dell’obbligato a suscitare dubbi circa l’esattezza e la regolarità del futuro adempimento e, quindi, a frustrare le finalità proprie dell’assegno di mantenimento.

Il reddito di cittadinanza può essere utilizzato per i bisogni primari delle persone delle quali il titolare ha l’obbligo di prendersi cura, anche se non fa più parte dello stesso nucleo familiare.

Sebbene il decreto istitutivo nulla dica sulla pignorabilità del reddito di cittadinanza, la dottrina e la giurisprudenza di merito ne hanno ammesso la pignorabilità senza l’osservanza dei limiti di cui all’art. 545 c.p.c.

A favore di questa opzione interpretativa militano i seguenti argomenti:

a) la definizione, contenuta nel comma 1 dell’art. 1 del reddito di cittadinanza quale misura “contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale”, che vale “a garanzia del diritto al lavoro” e “della libera scelta del lavoro”, anche attraverso la salvaguardia del “diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura”;
b) l’assenza nel testo del decreto di qualunque riferimento alla natura alimentare del reddito di cittadinanza, anzi da escludersi alla luce della platea di soggetti esclusi dal novero dei beneficiari, tra i quali, ad esempio, gli inabili al lavoro;
c) il carattere predominante di misura di politica attiva dell’occupazione;
d) la natura eccezionale e di stretta interpretazione delle disposizioni che prevedono divieti di pignorabilità rispetto ad un principio generale – quello di cui all’art. 2740 c.c. – che innerva il sistema.

Di talchè, una volta ammessa la piena pignorabilità del reddito di cittadinanza, non esiste alcuna ragione per escludere l’ammissibilità dell’ordine di pagamento diretto al coniuge di una quota del reddito di cittadinanza erogato all’altro, inadempiente agli obblighi scaturenti dalla separazione.

Va, peraltro, richiamato l’orientamento giurisprudenziale in base al quale il limite della impignorabilità della retribuzione oltre il quinto non opera con riferimento all’esecuzione promossa dal creditore per contributo al mantenimento della prole, avendo questo funzione alimentare.

Avv. Cosimo Montinaro

Contattaci: 0832.1827251 – segreteria@studiomontinaro.itSkype – Whatsapp – Telegram

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su