Licenziamento comunicato via WhatsApp con il solo modello UniLav: è orale, è inefficace, il lavoratore va reintegrato
Il datore di lavoro comunica verbalmente al dipendente che il rapporto è finito. Qualche giorno dopo gli manda via WhatsApp il modello UniLav con la causale “giustificato motivo soggettivo“. Ritiene di aver rispettato la forma scritta richiesta dalla legge. Il Tribunale di Macerata, con la sentenza n. 60 del 13 aprile 2026, ha stabilito che non è così. Il licenziamento comunicato soltanto in forma orale rimane tale anche se seguito dall’invio del modello UniLav: quel documento è una comunicazione obbligatoria agli enti previdenziali, non un atto di recesso. L’inefficacia ex art. 2 D.Lgs. n. 23/2015 comporta la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno. Una pronuncia che si inserisce in un dibattito sempre più frequente sull’uso di strumenti digitali nel rapporto di lavoro e che fissa un confine netto: la forma scritta del licenziamento non è sostituibile con una notifica su smartphone. La vicenda processuale Un lavoratore
