Diritto del lavoro

Negligenza professionale dell’avvocato che omette l’eccezione di prescrizione: legittima la sospensione

Trib. Nocera Inferiore, Sez. Lavoro, ord. n. 3921-2/2026: rigettato il ricorso d’urgenza contro la sospensione disciplinare dell’avvocato dipendente. Cosa succede quando un avvocato dipendente pubblico dimentica di sollevare, nei tempi processuali corretti, l’eccezione di prescrizione. La risposta arriva da un’ordinanza cautelare che respinge il ricorso d’urgenza proposto contro una sospensione dal servizio di dieci giorni. Il caso è tutt’altro che scolastico. Alle spalle della vicenda disciplinare c’è una sentenza d’appello che ha condannato l’ente datore di lavoro al pagamento di somme risarcitorie superiori ai tre milioni di euro, proprio perché l’eccezione di prescrizione era stata sollevata tardivamente rispetto alle altre parti convenute nello stesso giudizio. Il Tribunale di Nocera Inferiore, decidendo ai sensi degli artt. 700 e 669-bis c.p.c., ha ritenuto insussistenti sia il periculum in mora sia il fumus boni iuris, confermando la fondatezza della contestazione disciplinare fondata sulla negligenza professionale. La vicenda processuale La ricorrente, avvocato municipale dipendente

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Licenziamento per riorganizzazione: la prova generica non basta a dimostrare il giustificato motivo oggettivo

Trib. Milano, Sez. Lavoro, n. 3973/2026: dichiarato illegittimo il licenziamento per insussistenza del fatto, respinte le domande di differenze retributive e risarcimento danni. Un lavoratore viene licenziato per una riorganizzazione aziendale mai davvero circostanziata in giudizio. Basta allegare genericamente l’esternalizzazione di una funzione per giustificare il recesso? Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, con sentenza n. 3973/2026, risponde di no, tracciando un confine netto tra l’onere probatorio del datore di lavoro nell’ipotesi di insussistenza del fatto materiale e la mera narrazione difensiva priva di riscontri specifici. La pronuncia, che affronta anche il tema delle differenze retributive per ampliamento delle mansioni e il danno da usura psico-fisica, offre indicazioni operative preziose su come strutturare correttamente memorie e capitoli di prova in materia di giustificato motivo oggettivo. La vicenda processuale Il ricorrente, assunto come Regional Payroll Advisor EMEA, impugnava il licenziamento intimatogli per giustificato motivo oggettivo, sostenendone in via principale il carattere

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Trattenimento in servizio dei docenti: la scelta spetta solo alla P.A.

Trib. Lecce, Sez. Lavoro, ord. 3.8.2026: rigettata l’istanza cautelare del docente, decisione sul trattenimento riservata all’amministrazione. Un docente vicino alla pensione chiede al giudice di ordinare all’amministrazione scolastica di proseguire il procedimento per il suo trattenimento in servizio oltre i limiti d’età. Sostiene che la valutazione delle esigenze organizzative spetti al dirigente scolastico, non all’ufficio territoriale che ha bloccato la sua richiesta. Il Tribunale di Lecce respinge l’istanza cautelare, chiarendo un punto centrale nell’applicazione della nuova disciplina sul trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici, introdotta dalla legge di bilancio 2025: la decisione se avvalersi o meno di questa facoltà appartiene in via esclusiva all’amministrazione, secondo una valutazione discrezionale di macro-organizzazione non sindacabile dal giudice del lavoro. Una pronuncia di sicuro interesse per il vasto contenzioso che si sta sviluppando nel comparto scuola su questo istituto, ancora poco esplorato dalla giurisprudenza. La vicenda processuale Un docente di ruolo presso un liceo

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Doppio impiego pubblico: nullo il contratto di docenza se preesiste altro rapporto

Corte d’Appello di Reggio Calabria, Sez. Lavoro, n. 614/2026: inammissibile l’appello contro la risoluzione del contratto, dichiarato nullo per incompatibilità con altro impiego pubblico. Una docente ottiene un contratto a tempo indeterminato con lo Stato. Peccato che, alla data della stipula, fosse già titolare di un altro rapporto di lavoro con un ente pubblico diverso. È il nodo affrontato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria in una sentenza che chiarisce un aspetto spesso trascurato del regime di incompatibilità dei docenti: quando il doppio impiego pubblico preesiste all’assunzione, non si tratta di un vizio sopravvenuto sanzionabile con il licenziamento disciplinare, ma di una nullità genetica del contratto stesso. La Corte ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla lavoratrice, non nel merito della questione, ma per un difetto ancora più radicale: la carenza di interesse ad agire, maturata proprio a seguito dell’adesione della stessa ricorrente alla tesi della nullità sollevata dal Ministero. Una

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Rivalsa somministratore-utilizzatore: la Corte d’Appello di Napoli conferma l’obbligo di rimborso ex art. 33 d.lgs. 81/2015

Corte App. Napoli, n. 3355/2026: rigettato l’appello dell’azienda utilizzatrice e accolto l’appello incidentale della società di somministrazione sul diritto di rivalsa. Un lavoratore somministrato ottiene in giudizio differenze retributive e indennità di mensa non corrisposte, condannati in solido somministratore e utilizzatore. Chi, tra i due coobbligati, deve sopportare in via definitiva quel costo? La Corte d’Appello di Napoli lo chiarisce con la sentenza n. 3355/2026, ribadendo che la solidarietà passiva verso il lavoratore non tocca il riparto interno tra le imprese, governato da regole proprie che pongono a carico dell’utilizzatore l’obbligo di rimborso quando ha omesso di comunicare i miglioramenti contrattuali applicabili. La decisione si inserisce in un filone di pronunce – la Corte richiama propri precedenti dello stesso anno – che sta consolidando un orientamento uniforme sul rapporto tra art. 33 e art. 35 del d.lgs. 81/2015. Il giudizio nasce dall’opposizione di un’azienda sanitaria a una sentenza di primo

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Trasferimento d’azienda e licenziamento: quando non serve impugnare nei termini

Cass. civ., Sez. Lavoro, n. 22651/2026: il licenziamento intimato dopo la cessione d’azienda non è soggetto a decadenza ed è privo di effetti sul rapporto trasferito. Il trasferimento d’azienda produce un effetto legale che nessun atto datoriale successivo può scalfire, e proprio su questo principio si è pronunciata di recente la Cassazione. Il tema riguarda la sorte del lavoratore quando, dopo la cessione, il cedente gli intima comunque un licenziamento: deve impugnarlo nei sessanta giorni di legge o può contestarlo liberamente? La Suprema Corte ha confermato che, in questi casi, il trasferimento d’azienda produce un effetto automatico di continuità che rende il recesso successivo tam quam non esset. Non serve alcuna impugnazione formale. La vicenda nasce da una lunga sequenza di cessioni aziendali nel settore della grande distribuzione, e l’ordinanza offre l’occasione per chiarire i confini applicativi dell’art. 2112 c.c. rispetto alla disciplina generale dei licenziamenti. Vediamo la ricostruzione dei

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Legge 104: precedenza sede di lavoro non spetta al vincitore di concorso

Tribunale di Lecce, Sez. Lavoro, n. 566/2026: negato il diritto alla sede di prima assegnazione invocato ex art. 33, comma 5, L. 104/1992. Chi assiste un familiare disabile può pretendere la sede più vicina al proprio domicilio già al momento della prima assegnazione da vincitore di concorso pubblico? Il Tribunale di Lecce, in funzione di giudice del lavoro, risponde negativamente e ribalta quanto deciso in sede cautelare. La pronuncia riguarda una dipendente ministeriale che, dopo aver vinto un concorso per funzionario giudiziario ed essere stata assegnata al Tribunale di Genova, aveva ottenuto in sede di reclamo l’assegnazione alla sede di Lecce invocando la precedenza per l’assistenza alla nonna disabile. Il giudizio di merito ribalta l’esito cautelare, chiarendo che il diritto di precedenza ex art. 33, comma 5, L. n. 104/1992 non è assoluto e deve confrontarsi con la disciplina, di rango pubblicistico, che governa l’assegnazione delle sedi ai vincitori di

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Rinnovo della protesi non in nomenclatore: quando resta a carico del SSN

Trib. Lecce, Sez. Lavoro, ord. 14.7.2026: accolto il ricorso ex art. 700 c.p.c. della paziente invalida al 100%, con diritto al rinnovo della protesi elettronica senza costi a proprio carico. Una protesi già autorizzata anni prima, senza oneri per il paziente, può essere negata al momento del rinnovo semplicemente perché le sue componenti non compaiono nel nomenclatore-tariffario. Il Tribunale di Lecce, sezione lavoro, ha risposto negativamente a questo interrogativo, riconoscendo il diritto di una paziente affetta da invalidità totale a ottenere, in via cautelare d’urgenza, il rinnovo della protesi elettronica già in uso, senza spese a proprio carico, nonostante l’azienda sanitaria avesse posto a suo carico oltre trentacinquemila euro per i componenti non ricompresi nell’elenco ministeriale. La pronuncia si inserisce nel solco della giurisprudenza di legittimità sul rapporto tra assistenza protesica e vincoli di bilancio pubblico, offrendo un criterio applicativo di sicuro interesse per i professionisti che assistono pazienti disabili

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Incarichi extraistituzionali del dirigente pubblico: quando scatta la sanzione disciplinare

Trib. Ancona, Sez. Lavoro, n. 677/2026: rigettato il ricorso del dirigente tecnico contro le sanzioni disciplinari e la domanda di mobbing. Un dirigente tecnico riceve una sanzione pecuniaria perché non ha comunicato tempestivamente incarichi extraistituzionali, benché questi fossero già cessati al momento della contestazione. È legittima la sanzione anche se l’incarico non era più in corso? Il Tribunale di Ancona, sezione lavoro, risponde di sì. La comunicazione tempestiva degli incarichi extraistituzionali non è un adempimento formale superabile con la loro successiva cessazione, ma un obbligo autonomo che tutela il potere di verifica preventiva dell’amministrazione. Il principio, enunciato nella sentenza n. 677/2026, si inserisce in un filone giurisprudenziale che negli ultimi anni ha progressivamente irrigidito gli oneri informativi del dirigente pubblico. La pronuncia affronta anche il tema, ricorrente nel contenzioso lavoristico, dell’attività svolta durante la malattia e dei suoi riflessi disciplinari. Due profili, uno actio finium regundorum tra riservatezza professionale e

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Badge dei colleghi timbrato al posto loro: quando non è giusta causa di licenziamento

Corte d’Appello di Napoli, Sez. Lavoro, n. 3142/2026: confermata l’illegittimità del licenziamento per uso improprio del badge senza assenza dal servizio. Un caposquadra che timbra il cartellino per i colleghi già presenti in cantiere rischia il licenziamento per giusta causa? La Corte d’Appello di Napoli, con la sentenza in commento, ha risposto negativamente, confermando la reintegrazione disposta in primo grado. La vicenda tocca un nervo scoperto della prassi disciplinare aziendale, quella della timbratura di gruppo motivata da esigenze organizzative. Il caso nasce da una contestazione basata su ventuno episodi di uso improprio del badge marcatempo, contestati a un dipendente che aveva registrato la presenza di colleghi – e viceversa – senza mai essere assente dal servizio. La Corte partenopea ha ricondotto la condotta nell’alveo delle sanzioni conservative, escludendo che l’irregolarità procedurale, priva di intento fraudolento, potesse recidere il vincolo fiduciario. Un principio che merita attenzione per la sua ricaduta pratica

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