Bonifici fraudolenti: quando e come la banca è obbligata a rimborsare – Guida completa 2025

INTRODUZIONE

Le truffe bancarie rappresentano oggi una delle minacce più concrete e diffuse per i risparmiatori italiani. Ogni giorno migliaia di correntisti ricevono email sospette, SMS apparentemente provenienti dalla propria banca, telefonate da finti operatori che richiedono codici di accesso. Le tecniche di frode si evolvono continuamente, diventando sempre più sofisticate e difficili da riconoscere anche per gli utenti più attenti. Di fronte a questa emergenza, sorge spontanea una domanda fondamentale: quando la banca è tenuta a rimborsare i soldi sottratti attraverso bonifici fraudolenti?

La questione della responsabilità degli istituti di credito in caso di operazioni non autorizzate è oggetto di un’intensa elaborazione giurisprudenziale che ha portato, negli ultimi anni, a importanti chiarimenti. Non si tratta soltanto di una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma di un tema che tocca direttamente la vita quotidiana di milioni di cittadini che affidano i propri risparmi al sistema bancario. La fiducia nel circuito dei pagamenti digitali, sempre più centrale nell’economia moderna, dipende in larga misura dalla certezza che esistano meccanismi di tutela efficaci contro le frodi.

Il quadro normativo e giurisprudenziale che si è delineato negli ultimi anni pone un principio chiaro: la responsabilità della banca non è residuale o eccezionale, ma costituisce la regola generale in caso di operazioni non autorizzate. Gli istituti di credito, in quanto operatori professionali che gestiscono servizi di pagamento, sono chiamati ad adottare i più elevati standard di sicurezza e a rispondere dei danni subiti dai clienti, salvo che riescano a dimostrare circostanze molto specifiche che escludano la loro responsabilità.

Questa guida completa analizza nel dettaglio quando e come la banca deve rimborsare i clienti vittime di truffe, quali sono gli obblighi degli istituti di credito, come funziona la distribuzione dell’onere della prova nei procedimenti giudiziari, e quali comportamenti possono invece escludere o ridurre il diritto al rimborso. Esamineremo le più recenti sentenze della Cassazione e dei Tribunali italiani, che hanno tracciato linee guida sempre più precise per la tutela dei risparmiatori, e forniremo indicazioni pratiche su come agire in caso di frode.

Che si tratti di phishing, smishing, vishing o di altre forme di truffa informatica, la conoscenza dei propri diritti rappresenta il primo strumento di difesa per ogni correntista. Allo stesso tempo, comprendere quali comportamenti possono essere considerati gravemente colposi e quindi precludere il rimborso è essenziale per muoversi con consapevolezza nell’utilizzo dei servizi bancari digitali.

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INDICE

  • LA RESPONSABILITÀ DELLA BANCA: PRINCIPI FONDAMENTALI
  • ONERE DELLA PROVA: CHI DEVE DIMOSTRARE COSA
  • QUANDO LA BANCA DEVE RIMBORSARE: CASISTICHE CONCRETE
  • IL CONCORSO DI COLPA DEL CLIENTE
  • COSA FARE IN CASO DI TRUFFA BANCARIA
  • CONCLUSIONI E CONSIGLI PRATICI

LA RESPONSABILITÀ DELLA BANCA: PRINCIPI FONDAMENTALI

La responsabilità della banca in caso di bonifici fraudolenti non è una questione di cortesia o di buona volontà dell’istituto di credito, ma una precisa obbligazione giuridica di natura contrattuale. Essa deriva direttamente dal rapporto di conto corrente e dai servizi di pagamento che la banca si è impegnata a fornire al cliente (Tribunale di Napoli, sentenza n. 3316 del 20 marzo 2024; Cass. Civ., Sez. 1, n. 23683 del 04-09-2024 e Cass. Civ., Sez. 3, n. 9721 del 26-05-2020). Tale principio fondamentale trova il suo fondamento normativo nell’art. 1218 c.c., che regola la responsabilità contrattuale del debitore.

Secondo tale disposizione, quando la banca non esegue correttamente le operazioni di pagamento o non adotta le misure di sicurezza necessarie a proteggere il cliente dalle frodi, si configura un vero e proprio inadempimento contrattuale. La conseguenza è l’obbligo di risarcire il danno subito dal correntista, a meno che l’istituto non riesca a dimostrare che l’inadempimento è stato determinato da una causa a lui non imputabile. Si tratta quindi di un sistema in cui la presunzione opera a favore del cliente, spettando alla banca l’onere di provare circostanze liberatorie molto specifiche.

Al centro di questo sistema di responsabilità si colloca il principio della diligenza del bonus argentarius, espressione latina che indica “l’accorto banchiere“. Questo concetto, elaborato dalla giurisprudenza nel corso dei decenni, impone agli istituti di credito un livello di attenzione, prudenza e professionalità superiore rispetto a quello richiesto al debitore ordinario. La banca, in quanto operatore professionale, è tenuta a un elevato grado di professionalità, attenzione e prudenza nell’esercizio della sua attività (Cass. Civ., Sez. 3, n. 12050 del 03-05-2024).

Tale diligenza qualificata, prevista dall’articolo 1176 comma 2 del codice civile, si estende a ogni tipo di atto o operazione bancaria e richiede che l’istituto predisponga ogni mezzo idoneo a evitare eventi pregiudizievoli comunque prevedibili (Cass. Civ., Sez. 3, n. 12050 del 03-05-2024). Non è sufficiente che la banca adotti generiche misure di sicurezza standard, ma è necessario che tali misure siano costantemente aggiornate per far fronte all’evoluzione delle tecniche di frode.

Un aspetto fondamentale del sistema di responsabilità riguarda l’allocazione del cosiddetto rischio professionale. La giurisprudenza riconduce nell’area del rischio professionale del prestatore di servizi di pagamento la possibilità di un’utilizzazione illecita dei codici di accesso al sistema da parte di terzi. Questo rischio è considerato prevedibile ed evitabile attraverso l’adozione di appropriate misure volte a verificare la riconducibilità delle operazioni alla volontà del cliente (Cass. Civ., Sez. 1, n. 23683 del 04-09-2024; Cass. Civ., Sez. 3, n. 9721 del 26-05-2020; Tribunale Ordinario Catania, sez. 4, sentenza n. 4109/2022 e Tribunale Di Napoli, Sentenza n. 3759 del 15 Aprile 2025).

Il fondamento di questa impostazione risiede nel fatto che è la banca, e non il singolo cliente, a disporre delle competenze tecniche, delle risorse economiche e degli strumenti tecnologici necessari per contrastare efficacemente le frodi. La finalità è quella di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema bancario e la tutela del risparmio, come sancito dall’articolo 47 della Costituzione (Cass. Civ., Sez. 3, n. 12050 del 03-05-2024; Tribunale di Trieste, Sentenza n.704 del 25 Luglio 2024).

È importante sottolineare che la responsabilità della banca opera indipendentemente dalla specifica modalità con cui la frode è stata perpetrata. Che si tratti di phishing via email, di smishing tramite SMS, di vishing attraverso telefonate fraudolente, o di altre forme ancora più sofisticate di truffa informatica, il principio rimane immutato: la banca risponde dell’inadempimento salvo che dimostri circostanze liberatorie molto precise e rigorose.

ONERE DELLA PROVA: CHI DEVE DIMOSTRARE COSA

La questione della distribuzione dell’onere probatorio tra cliente e banca rappresenta uno degli aspetti più delicati e tecnicamente complessi delle controversie relative ai bonifici fraudolenti. Il modo in cui sono ripartiti gli obblighi di prova tra le parti determina in concreto l’esito del giudizio e l’effettività della tutela riconosciuta al risparmiatore. La giurisprudenza ha elaborato nel tempo un sistema di regole particolarmente favorevole al cliente, proprio in considerazione della sua posizione di contraente debole rispetto all’istituto di credito.

In linea generale, il cliente è tenuto a provare la fonte del proprio diritto, ovvero il contratto con la banca, e l’esecuzione dell’operazione non autorizzata (Cass. Civ., Sez. 1, n. 23683 del 04-09-2024). Si tratta di un onere probatorio relativamente agevole da assolvere, poiché l’esistenza del rapporto contrattuale risulta dalla documentazione bancaria e l’esecuzione delle operazioni contestate è documentata dagli estratti conto.