Diritto del lavoro

Indennità sostitutiva ferie docenti precari: la Cassazione fissa le regole dopo il rinvio pregiudiziale

Trib. Rimini, n. 312/2026: riconosciuto il diritto all’indennità sostitutiva per i periodi dal termine lezioni al 30 giugno, escluse le sospensioni didattiche. L’indennità sostitutiva delle ferie non godute è uno dei terreni più scivolosi del contenzioso scolastico. Ogni anno migliaia di docenti a tempo determinato maturano giorni di ferie che non riescono a fruire prima della scadenza del contratto, e altrettanto spesso le amministrazioni scolastiche oppongono il silenzio – nessun invito, nessun avviso, nessuna comunicazione – come se il problema non esistesse. Questa sentenza lo risolve. Il Tribunale di Rimini, recependo i principi di diritto enunciati dalla Cassazione Sezione Lavoro con sentenza n. 1625 del 2026 in sede di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c.., ha riconosciuto il diritto all’indennità sostitutiva ferie per i periodi dal termine delle lezioni al 30 giugno e durante le festività soppresse, mentre ha escluso il rimborso per i giorni di sospensione didattica non richiesti

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TFR e Fondo di Garanzia INPS: la non fallibilità del datore di lavoro si prova, non si allega

Corte di Appello di Bari, Sez. Lavoro, n. 479/2026: rigettato l’appello del lavoratore per mancata prova della non assoggettabilità a fallimento del datore di lavoro. Il Fondo di Garanzia INPS non è uno sportello aperto a chiunque vanti un credito da TFR insoddisfatto. L’intervento del Fondo è subordinato a presupposti rigorosi che il lavoratore deve provare in modo concreto e documentale – non limitarsi ad affermare. La Corte di Appello di Bari, con la sentenza n. 479/2026 della Sezione Lavoro, lo ribadisce con nettezza, confermando il rigetto della domanda proposta dal lavoratore e sancendo un principio destinato ad avere ricadute pratiche immediate per chi si trovi nella medesima situazione: l’onere probatorio sulla non fallibilità del datore di lavoro grava interamente sul lavoratore, e la sola natura artigiana dell’impresa – dopo la riforma del diritto concorsuale – non è più un argomento spendibile. La vicenda, che attraversa tre gradi di giudizio,

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Retribuzione feriale nel trasporto pubblico locale: l’indennità perequativa va pagata anche nelle ferie

Trib. Napoli, Sez. Lavoro, n. 5782/2026: accertato il diritto del lavoratore al pagamento delle indennità contrattuali anche nei giorni di ferie, con condanna al pagamento delle differenze retributive maturate. La retribuzione feriale non può essere inferiore a quella ordinaria. Non è un principio nuovo, ma la sua applicazione concreta nel settore del trasporto pubblico locale continua a generare un contenzioso seriale di proporzioni rilevanti. Il Tribunale di Napoli – Sezione Lavoro ha affrontato la questione della retribuzione feriale e della sua corretta composizione, aderendo all’orientamento della Suprema Corte secondo cui le indennità contrattuali intrinsecamente connesse all’esecuzione delle mansioni devono essere incluse nella base di calcolo della retribuzione feriale, pena la nullità delle clausole collettive che le escludano. Nessun accordo aziendale può ridurre la retribuzione durante le ferie al di sotto di quella ordinaria. La pronuncia in commento si segnala per il rigore nell’applicare i parametri eurocomunitari e per l’adesione esplicita

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Carta del Docente ai precari: il Tribunale di Bari riconosce il diritto anche ai contratti a termine

Trib. Bari, Sez. Lavoro, n. 2546/2026: accertato il diritto del docente a tempo determinato alla Carta elettronica da [OMISSIS] annui. La Carta del Docente è riservata ai soli insegnanti di ruolo? La risposta è no – e il Tribunale di Bari lo ribadisce con una pronuncia che consolida un orientamento ormai condiviso tra giudici del lavoro, Cassazione e giurisprudenza eurounitaria. Con la sentenza n. 2546/2026, il giudice del lavoro barese ha riconosciuto il diritto di una docente assunta a tempo determinato a fruire del beneficio economico previsto dall’art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 per l’anno scolastico 2024/2025. La Carta del Docente, da anni terreno di scontro tra precari e amministrazione scolastica, non può essere negata al personale non di ruolo senza violare la clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE. Il Tribunale di Bari si inserisce in un filone che conta oggi l’autorevole avallo della Corte di Giustizia

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Patto di prova nullo se le mansioni non sono specificate: il livello CCNL non basta

Cass. civ., Sez. Lavoro, n. 17074/2026: il rinvio al livello contrattuale non integra la specifica indicazione delle mansioni se il livello accorpa profili eterogenei. Quante lettere di assunzione in prova indicano semplicemente il livello di inquadramento e una generica qualifica funzionale, affidandosi al rinvio al contratto collettivo? Moltissime. Eppure quella pratica, diffusissima nei contratti del settore terziario, espone il datore di lavoro al rischio di vedere dichiarato nullo il patto di prova e illegittimo il conseguente licenziamento. Con l’ordinanza n. 17074/2026, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ribadisce con nettezza che il patto di prova deve contenere la specificazione analitica del singolo profilo professionale, non la mera indicazione del livello collettivo, quando quel livello – come avviene frequentemente nel CCNL Terziario – accorpi una pluralità di figure eterogenee. Senza questa specificazione, il patto di prova è nullo, il recesso per mancato superamento perde il regime di libera recedibilità e

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Licenziamento disciplinare e revoca tardiva: senza l’accordo del lavoratore il datore non ha più poteri disciplinari

Corte d’Appello di Cagliari, Sez. distaccata Sassari, Sez. Lav., n. 72/2026: dichiarato illegittimo il licenziamento disciplinare per sproporzione rispetto al CCNL; la revoca tardiva con contestuale sanzione conservativa equivale a proposta contrattuale che richiede l’accettazione del lavoratore. Il licenziamento disciplinare è illegittimo quando la sanzione espulsiva è sproporzionata rispetto alle condotte contestate e la contrattazione collettiva prevede, per quelle stesse condotte, sole misure conservative. La Corte d’Appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, lo ribadisce con una sentenza che affronta un tema di grande frequenza pratica: il datore di lavoro che revoca il licenziamento oltre il termine perentorio di 15 giorni previsto dall’art. 18, comma 10, St.lav., abbinando alla revoca una sanzione conservativa, non ripristina automaticamente il rapporto di lavoro, ma formula una proposta contrattuale che il lavoratore è libero di accettare o rifiutare. Se il lavoratore non accetta, il datore perde ogni potere disciplinare nei suoi confronti: un secondo

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Orario di lavoro part-time superiore al contratto: come si prova e cosa spetta al lavoratore

Corte d’Appello di Campobasso, n. 64/2026: accertato orario effettivo di 33 ore settimanali in luogo delle 24 contrattuali, riconosciute differenze retributive e TFR. Il lavoratore assunto con contratto part-time svolge di fatto un orario superiore a quello contrattuale. Come si dimostra? E cosa spetta concretamente? L’orario di lavoro part-time è uno dei terreni più fertili del contenzioso lavoristico, perché la divergenza tra quanto scritto nel contratto e quanto concretamente prestato è spesso difficile da documentare con mezzi diversi dalla testimonianza. La Corte d’Appello di Campobasso, con sentenza n. 64/2026, ha offerto una risposta tecnica e ragionata a questa domanda, applicando un metodo di ricostruzione dell’orario effettivo che combina la deposizione dei colleghi diretti con i dati oggettivi dell’organizzazione del servizio. Il risultato pratico è il riconoscimento di differenze retributive significative per l’intero periodo di rapporto, calcolate con un criterio proporzionale sull’intera base retributiva. Vale la pena analizzare il ragionamento del

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La guardia giurata che non segnala il furto in corso viene licenziata: la negligenza grave azzera il vincolo fiduciario

Trib. Napoli Nord, Sez. Lav., n. 1952/2026: non richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, non annotare la targa e non riferire alla centrale del materiale pronto ad essere trafugato integra giusta causa di licenziamento per chi svolge mansioni di sicurezza. Una guardia giurata viene allertata dalla centrale operativa per un sospetto furto in corso presso un cantiere. Arriva sul posto, trova un individuo che si qualifica come capocantiere, lo lascia allontanare in automobile senza prendere nota della targa, non chiama le forze dell’ordine, non segnala alla centrale il materiale già accumulato e pronto ad essere trasportato via. Il furto avviene. Il datore di lavoro lo licenzia per giusta causa. È proporzionato? Il Tribunale di Napoli Nord, con la sentenza n. 1952/2026, afferma di sì: chi svolge mansioni di vigilanza e sicurezza è tenuto a un grado di diligenza e attenzione incomparabilmente più elevato rispetto al lavoratore comune. Ogni omissione nel presidio

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Licenziamento disciplinare e insussistenza del fatto nel Jobs Act: si reintegra anche quando il fatto provato è diverso da quello contestato

Trib. S. Maria Capua Vetere, Sez. Lav., n. 1632/2026: il fatto materialmente accaduto ma radicalmente diverso da quello contestato e privo di rilievo disciplinare integra l’insussistenza ai sensi dell’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 23/2015. Un operatore logistico viene licenziato per aver sottratto un pacco di biscotti e tre bottigliette d’acqua. In giudizio si accerta soltanto il prelievo di una singola bottiglietta, in un reparto dove la gestione dei prodotti di risulta non era regolamentata da alcuna disposizione aziendale chiara. È giusta causa? No: è insussistenza del fatto disciplinarmente rilevante, con conseguente reintegrazione. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Lavoro, risolve un caso apparentemente minuto ma ricco di implicazioni sistematiche per chi gestisce il licenziamento disciplinare nell’ambito del d.lgs. n. 23/2015, chiarendo il confine tra fatto sussistente ma sproporzionato (tutela indennitaria) e fatto provato in termini così ridotti e privi di antigiuridicità da ricadere nell’area della reintegra attenuata.

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Trasformazione per facta concludentia da part time a full time: non basta il sistematico superamento delle ore supplementari

Trib. Messina, sez. lav., n. 809/2026: rigettata la domanda di consolidamento dell’orario part time per mancanza di volontà novativa, inapplicabilità analogica dei principi sulla trasformazione in full time. Lavori part time al 50%. Da anni, ogni mese, svolgi ore supplementari ben oltre il limite previsto dal contratto collettivo. L’orario effettivo si attesta stabilmente intorno al 65% del tempo pieno. Hai diritto al consolidamento di quell’orario maggiore nel tuo contratto? Il Tribunale di Messina, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 809 del 28 aprile 2026, risponde di no. Le ore supplementari – per quanto sistematiche, ricorrenti e superiori ai limiti del CCNL – non producono automaticamente la trasformazione del rapporto a tempo parziale in un rapporto con percentuale oraria più elevata, quando manchi la volontà novativa comune delle parti e quando le prestazioni aggiuntive presentino una variabilità mensile incompatibile con la stabilità che la novazione del contratto richiederebbe. Una sentenza che

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