TFR e divorzio: il 40% spetta all’ex coniuge

Ai sensi dell’art. 12 bis, L. 898/1970 (legge sul divorzio), il coniuge nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di divorzio passata in giudicato, ha diritto, se è titolare di assegno divorzile e non è passato a nuove nozze, al 40% dell’indennità di fine rapporto o TFR percepita dall’ex coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

Come si calcola il 40% del TFR che spetta al coniuge divorziato?

Come detto, la percentuale di cui ha diritto il coniuge divorziato è pari al 40% dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Di talchè, l’importo totale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’ex coniuge dovrà essere diviso per il numero complessivo di anni di lavoro svolto e poi moltiplicato per il numero di anni di lavoro coincidenti con il matrimonio; su tale ultimo importo si dovrà calcolare poi la percentuale del 40%.

La ratio della norma si basa sulla considerazione che l’indennità di fine rapporto consiste in somme che avrebbero dovuto essere percepite (e, quindi, godute) da entrambi i coniugi in costanza di matrimonio, ma che, invece, sono state accantonate per disposizione di legge. Il legislatore, pertanto, ha ritenuto opportuno riconoscere come legittima l’aspettativa dell’ex coniuge in merito, obbligando il percettore alla corresponsione di una consistente quota del TFR.

La norma richiede, come risulta dal tenore letterale della stessa, tre presupposti:

  1. una sentenza passata in giudicato di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio; pertanto: a) la domanda per il riconoscimento del diritto al TFR non può essere proposta nell’ambito del procedimento di divorzio, in quanto la legge richiede il possesso dello status di divorziato; b) resta escluso il coniuge separato, il quale, qualora l’altro coniuge riceva l’indennità di fine rapporto, potrà soltanto chiedere una revisione delle condizioni della separazione;
  2. l’ex coniuge non deve essere passato a nuove nozze. Questo requisito deve sussistere sia al momento dell’erogazione dell’indennità, sia al momento successivo della proposizione della relativa domanda;
  3. l’ex coniuge deve essere titolare dell’assegno divorzile. Questo requisito sembra escluso se l’assegno è stato corrisposto una tantum, poiché l’art. 5, L.898/1970 impedisce, in tal caso, ogni successiva domanda di natura economica. Il diritto all’indennità di fine rapporto sorge «anche se l’indennità viene a maturare prima della sentenza» di divorzio (art. 12-bis). Ciò implica che tale diritto deve ritenersi attribuibile anche se il trattamento di fine rapporto sia maturato prima della sentenza di divorzio ma dopo la proposizione della relativa domanda, quando ancora non possono esservi soggetti titolari dell’assegno divorzile, divenendo essi tali dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o di quella, ancora successiva, che lo abbia liquidato; infatti, poiché la ratio della norma è quella di correlare il diritto alla quota di indennità all’assegno divorzile, che in astratto sorge contestualmente alla domanda di divorzio, ancorché diventi esigibile solo con il passaggio in giudicato della sentenza che lo liquidi, ne deriva che, indipendentemente dalla decorrenza dell’assegno di divorzio, se l’indennità sia percepita dall’avente diritto dopo la domanda di divorzio, al definitivo riconoscimento giudiziario della concreta spettanza dell’assegno è riconnessa l’attribuzione del diritto alla quota di TFR. La quota dell’indennità è dovuta direttamente dal coniuge percettore della liquidazione e non dal datore di lavoro.

Quanto all’ambito applicativo dell’art. 12bis, L. 898/1970, l’indennità di fine rapporto ha riguardo alla retribuzione in senso tecnico, tipica del rapporto di lavoro subordinato pubblico o privato, e non può pertanto essere estesa a istituti di diversa natura, preminentemente previdenziale e assicurativa, aventi origine in regimi professionali di natura privata, come l’indennità di cessazione dal servizio corrisposta ai notai.

Avv. Cosimo Montinaro

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