Cessione crediti: la pubblicazione in Gazzetta deve indicare dettagliatamente quelli inclusi

Cessione crediti la pubblicazione in Gazzetta deve indicare dettagliatamente quelli inclusi

Tribunale di Milano, sentenza 11.07.2022

[…] La difesa delle parti intervenute ha allegato il carattere esaustivo dell’avviso di cessione pubblicato nella Gazzetta Ufficiale prodotto per entrambi, mentre la controparte ha contestato l’assunto sul rilievo che tali avvisi non contengano dati sufficientemente univoci per identificare come effettivamente ricompresi nel perimetro delle plurime cessioni in blocco intervenute i crediti nonché il contratto oggetto di causa non potendosi prescindere dalla produzione dei contratti di cessione.

A fronte di tali contestazioni, la società … ha depositato copia di una pronuncia resa dal Tribunale di Torino in procedimento similare ove è stata riconosciuta la titolarità dei diritti in favore di … quali cessionarie in blocco.

Va evidenziato – come già espresso da questo Tribunale in controversie analoghe – che la giurisprudenza di legittimità ha precisato che “la parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un’operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, abbia anche l’onere di dimostrare l’inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l’abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta» (così, Cass., ord., 5 novembre 2020 n. 24798; nello stesso senso, già Cass., 2 marzo 2016 n. 4116) altresì chiarendo che «Gli adempimenti pubblicitari previsti dall’art. 58, commi 2, 3 e 4 TUB […] rivestono carattere sostitutivo rispetto alla sola notificazione della cessione al debitore ceduto o alla sua accettazione, di cui alla norma dell’art. 1264 cod. civ., come si ricava sia dalla formulazione letterale dell’art. 58 comma 4 […], sia dalla costante interpretazione sul punto della giurisprudenza di legittimità. Gli stessi, quindi, si pongono su un piano, quello degli adempimenti pubblicitari, nettamente distinto rispetto alla prova del fatto costitutivo della titolarità del credito» (così Cass., ord., 28 febbraio 2020 n. 5617).

La Suprema Corte ha sostenuto che non è condivisibile la tesi che assegna all’avviso di cessione pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il ruolo di attestare la legittimazione attiva dell’assunto cessionario di crediti in blocco, in quanto la disposizione dell’art. 58 comma 4 TUB possiede una funzione diversa e di portata più modesta. Come dichiara in modo univoco il suo tenore letterale, la pubblicazione interviene – in via di sostituzione – solo in relazione al disposto del comma 2 dell’art. 1264 c.c..: vale, cioè, unicamente a impedire l’eventualità di pagamenti liberatori, per il caso che il ceduto versi, nonostante la sopravvenuta cessione, la propria prestazione nelle mani del cedente. In sostanza, la norma dell’art. 58 comma 4 si limita a stabilire che la pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale identifica il giorno a partire dal quale il pagamento fatto nelle mani … del cedente comunque non libera il ceduto. La sostituzione apportata dalla norma speciale del TUB non incide quindi sulla regola dell’art. 1264 comma 1, cod. civ., come intesa a regolare l’efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto. Questo effetto sostitutivo presuppone infatti che una cessione, che riguardi quel particolare credito, sussista effettivamente; in altre parole, la previsione dell’art. 58 comma 4 si applica al caso in cui una cessione rilevante esista, non dimostra che la stessa esiste. Ciò posto, la norma del comma 2 dell’art. 58 TUB stabilisce che la «banca cessionaria dà notizia dell’avvenuta cessione mediante iscrizione nel registro delle imprese e pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana».

Pertanto, la pubblicazione sulla Gazzetta e l’iscrizione nel registro delle imprese – entrambe documentate – non attengono al perfezionamento della fattispecie traslativa, né alla produzione del relativo effetto, non avendo valenza costitutiva nè di sanatoria di eventuali vizi dell’atto sì da esulare dalla documentazione contrattuale inerente alla fattispecie traslativa.

Del resto, la circostanza che l’art. 58 comma 2 TUB richieda esclusivamente che sia data notizia dell’avvenuta cessione – così identificando il contenuto minimo ed essenziale della pubblicazione nell’enunciazione di un fatto – qualifica la pubblicazione nella Gazzetta, al più, come elemento indicativo dell’esistenza materiale di un fatto di cessione intervenuto tra due soggetti in un dato momento. Cessione, si badi, riportata in termini generici con riferimento ad aziende, rami di azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco. La stessa, considerata la struttura informativa di carattere sintetico come riportato, non fornisce i contorni dei crediti che vi sono inclusi ovvero esclusi, né consente di verificare la reale validità ed efficacia dell’operazione di cessione materialmente posta in essere (Cass., ord., 28 febbraio 2020 n. 5617).

Deve, di conseguenza, negarsi la facoltà per l’asserito cessionario di limitarsi a richiamare l’avviso di pubblicazione dovendo lo stesso fornire la prova della titolarità del credito con documenti idonei a dimostrare l’incorporazione e l’inclusione del credito oggetto di causa nell’operazione di cessione in blocco (cfr. Cass., 2 marzo 2016, n. 4116). Tale approdo è stato di recente confermato anche dall’ordinanza nr. 6867 resa dalla Sez. I civile della Suprema Corte che ha stabilito quanto si riporta testualmente : “la parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un’operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, ha anche l’onere di dimostrare l’inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l’abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta”.

Non può, tuttavia, negarsi che, laddove la comunicazione relativa alla cessione pubblicata in Gazzetta contenga notizie più dettagliate – ossia – indichi i crediti inclusi o esclusi dall’ambito della cessione senza che residuino dubbi, la stessa possa risultare in concreto idonea a riscontrare la titolarità del credito da parte del cessionario, secondo un apprezzamento da effettuarsi caso per caso. Ciò è conforme al principio espresso dalla giurisprudenza di legittimità la quale ha statuito che «In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione» (Cass., ord., 29 dicembre 2017 n. 31188).

Nel presente caso, tenuto conto della specifica censura dell’attrice, reputa il Tribunale che le società intervenute non abbiano fornito una prova idonea a dimostrare l’inclusione dei crediti e del contratto azionato tra quelli oggetto di cessione in blocco ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 tenuto conto della genericità dei criteri riportati negli avvisi di cessione. A ben diverse conclusioni avrebbe potuto approdarsi laddove fossero stati prodotti i contratti di cessione e l’elenco dei crediti allegato a ciascuno: documenti, si badi, la cui disponibilità o reperimento da parte delle intervenute non può essere posta in discussione considerata la specifica attività svolta in veste di finanziarie […]

Avv. Cosimo Montinaro

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