Correzione di errore procedurale: il termine per l’impugnazione decorre dalla pubblicazione della sentenza

Nel caso sottoposto al vaglio del Tribunale di Lecce e deciso con sentenza n. 3071/2021, pubblicata in data 11.11.2021, l’appellato eccepiva, tra l’altro, in via pregiudiziale, l’inammissibilità dell’impugnazione in quanto proposta tardivamente, a seguito dell’avvenuta decorrenza del temine lungo stabilito dall’art. 327 c.p.c.. Nello specifico, la sentenza impugnata era stata pubblicata in data 8.11.2016 e, successivamente, in data 24.11.2016, sottoposta a procedimento di correzione di errore materiale su istanza congiunta di entrambe le parti per via della mancata distrazione delle spese e competenze di lite nei confronti del difensore di parte attrice espressamente dichiaratosi antistatario ex art. 93 c.p.c. Sicchè, il procedimento di correzione aveva riguardato un mero errore procedurale che, in quanto tale, non aveva inciso sull’effettivo contenuto della decisione o interferito con la sostanza del giudicato.

Per tali motivi, il Tribunale di Lecce, con la sentenza innanzi citata, rigettava il gravame in applicazione del consolidato orientamento della Suprema Corte, secondo il quale: “ norma contenuta nell’art. 288, quarto comma, cod. proc. civ., in considerazione del principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui detta disposizione – in virtù della quale le sentenze assoggettate alla procedura di correzione possono essere impugnate, relativamente alle parti corrette, nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione – è legittimamente riferibile alla sola ipotesi in cui l’errore corretto sia tale da determinare un obbiettivo dubbio sull’effettivo contenuto della decisione ”. Circostanza, quindi, che all’evidenza non ricorreva nel caso di specie avendo riguardato solo un errore procedurale riferito alla mancata distrazione delle spese di giudizio.

Avv. Cosimo Montinaro


Estratto della sentenza

“[…]… In via pregiudiziale, occorre in primo luogo ricordare quanto stabilito dall’art. 327, c. 1, c.p.c., ovvero che “Indipendentemente dalla notificazione, l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell’articolo 395 non possono proporsi dopo decorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza”, nonché quanto previsto dall’art. 288 c.p.c. con riferimento al procedimento di correzione, il quale, al suo ultimo comma, prevede che “Le sentenze possono essere impugnate relativamente alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione”.

Ciò detto, relativamente alla capacità del provvedimento di correzione dell’errore materiale di riaprire o prolungare il periodo di decorrenza del termine per l’impugnazione della sentenza corretta, vige un oramai più che consolidato orientamento della Suprema Corte, noto anche all’appellato, secondo cui “Il termine per l’impugnazione di una sentenza di cui è stata chiesta la correzione decorre dalla notificazione della relativa ordinanza, ex art. 288, ultimo comma, c.p.c., se con essa sono svelati “errores in iudicando” o “in procedendo” evidenziati solo dal procedimento correttivo, oppure l’errore corretto sia tale da ingenerare un obbiettivo dubbio sull’effettivo contenuto della decisione, interferendo con la sostanza del giudicato ovvero, quando con la correzione sia stata impropriamente riformata la decisione, dando luogo a surrettizia violazione del giudicato” (Cass. civ. ord. n. 6764/2020; Cass. civ. n. 8863/2018; Cass. civ. n. 6969/2006) o, in altri termini, che la “norma contenuta nell’art. 288, quarto comma, cod. proc. civ., in considerazione del principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui detta disposizione – in virtù della quale le sentenze assoggettate alla procedura di correzione possono essere impugnate, relativamente alle parti corrette, nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione – è legittimamente riferibile alla sola ipotesi in cui l’errore corretto sia tale da determinare un obbiettivo dubbio sull’effettivo contenuto della decisione” (Cass. civ. n. 22185/2014).

Ora, nel caso di specie, la sentenza impugnata è stata pubblicata in data 8.11.2016 e, successivamente, in data 24.11.2016, veniva disposta dal giudice di prime cure la correzione della sentenza, su istanza congiunta di entrambe le parti, per via della presenza di un errore materiale consistente nella mancata distrazione delle spese e competenze di lite nei confronti del difensore di parte attrice espressamente dichiaratosi antistatario ex art. 93 c.p.c. Orbene, con tutta evidenza, il procedimento di correzione ha riguardato un errore procedurale che non ha in alcun modo inciso sull’effettivo contenuto della decisione o interferito con la sostanza del giudicato, né può dirsi che attraverso la correzione la decisione stessa sia stata impropriamente riformata. Sicché, il termine lungo per impugnare la sentenza de qua ha cominciato a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza – ovvero dall’8.11.2016 – e non dalla data in cui ne veniva disposta la correzione. Con la conseguenza che l’impugnazione poteva avvenire esclusivamente entro l’8.5.2017, ovvero entro sei mesi dalla pubblicazione, mentre il presente gravame è stato proposto con atto notificato in data 19.5.2021. Pertanto, in applicazione dei citati insegnamenti della giurisprudenza di legittimità, deve essere accolta l’eccezione pregiudiziale avanzata da parte appellata, dovendosi dichiarare inammissibile l’appello … in quanto proposto tardivamente […]”.

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