L’opposizione a precetto è proponibile solo per mancanza del titolo esecutivo

L’opposizione a precetto è proponibile solo per mancanza del titolo esecutivo
Il Tribunale Civile di Lecce (sentenza n. 2039/2021 del 01.07.2021), sulla scorta di un orientamento del tutto consolidato in giurisprudenza, ha ribadito che, già da prima della novella apportata con legge 80/2005, con l’opposizione avverso l’esecuzione fondata su titolo giudiziale il debitore non può sollevare eccezioni inerenti a fatti estintivi od impeditivi anteriori a quel titolo, i quali sono deducibili esclusivamente nel procedimento preordinato alla formazione del titolo medesimo (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 8928 del 18/04/2006, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2870 del 02/04/1997).
Ancora: «attraverso l’opposizione all’esecuzione instaurata sulla base di una sentenza o di un provvedimento giudiziale esecutivo, non possono essere fatti valere motivi di merito inerenti a fatti anteriori alla formazione della sentenza o del provvedimento giudiziale esecutivo e l’eventuale contemporanea pendenza del giudizio cognitivo impone che ogni vizio di formazione del provvedimento sia fatto valere in quella sede, ed esclude la possibilità che il giudice dell’opposizione sia chiamato a conoscere degli stessi vizi già dedotti o che avrebbero potuto essere dedotti davanti al giudice della cognizione» (Cfr. Cass. 19.12.2006 n. 27159. In senso conforme: Cass. 19.6.2001, n. 8331; Cass. 20.9.2000, n. 12664. Tribunale di Bologna, sez Distaccata di Imola, sentenza n. 13/2009).
Analogamente, è pacifico, in dottrina e in giurisprudenza, il principio per cui avverso il decreto ingiuntivo la parte interessata può e deve proporre ogni contestazione inerente al merito in sede di opposizione. L’opposizione a precetto (fondato su un decreto ingiuntivo non opposto ovvero con giudizio di opposizione ancora pendente) è infatti proponibile soltanto quando la parte alleghi la mancanza del titolo esecutivo.

Si può proporre (contestualmente) opposizione a decreto ingiuntivo e a precetto per i medesimi motivi?

Secondo la Suprema Corte, la parte che, minacciata, con il precetto, di esecuzione forzata in base a decreto di ingiunzione provvisoriamente esecutivo, promuove giudizio di opposizione alla ingiunzione per sostenere che questa è stata emessa in carenza delle condizioni di ammissibilità previste dall’art. 633 cod. proc. civ., non può proporre anche opposizione alla esecuzione per le medesime ragioni, non solo perché tale opposizione non può avere per oggetto questioni attinenti ai vizi di formazione del titolo, a meno che non ne determinino l’inesistenza giuridica, o al merito della decisione che in esso è contenuta, ma anche perché manca di interesse alla predetta opposizione dato che l’opposizione alla ingiunzione, esaurendo ogni possibile accertamento della fondatezza o non delle ragioni dedotte anche in rapporto al diritto della parte istante di procedere alla esecuzione, è in grado di realizzare, anche attraverso la possibilità di ottenere la sospensione dell’esecuzione provvisoria, a norma dell’art. 649 cod. proc. civ., la tutela del suo interesse ad evitare l’esecuzione forzata in forza di quel titolo. (Cass. 10.10.1992 n. 11088, Cass. 25 settembre 2000, n. 12664; Cass. 19 giugno 2001, n. 8331; Cass. 18 giugno 1991, n. 6893).
La regola è, infatti, quella per cui, quando l’esecuzione è minacciata sulla base di un titolo di formazione giudiziale, debbono essere fatte valere mediante impugnazione le ragioni di nullità della decisione ovverosia i vizi in cui sia incorso il giudice nel procedere o nel giudicare, mentre debbono essere fatte valere con opposizione a precetto le ragioni che si traducono nella stessa mancanza del titolo esecutivo (Cass. 6 luglio 2001, n. 9205).

Avv. Cosimo Montinaro

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Condividi
Chiama ora (disp. h 24) Torna su