Non si può impedire al padre biologico di riconoscere il figlio nato da una relazione extraconiugale

Corte europea diritti dell’uomo, sez. IV, 16 ottobre 2020 (n. 32495/15)

Pronunciandosi su un caso “bulgaro” in cui si discuteva della legittimità delle decisioni delle autorità giudiziarie di non consentire al padre biologico di un bambino di ottenere il riconoscimento della propria paternità, la Corte di Strasburgo ha ritenuto, all’unanimità, violato l’ art. 8 della Convenzione EDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare).

Il caso era stato originato dalla denuncia di un uomo, il quale aveva sostenuto di essere il padre biologico di un bambino nato al di fuori matrimonio e si era lamentato del fatto che le azioni giudiziarie intraprese per il riconoscimento della sua paternità fossero state respinte sulla base del fatto che il bambino era stato riconosciuto da un altro uomo, il marito della madre. La Corte ha ritenuto che il ricorrente avesse tentato senza successo di essere riconosciuto come padre biologico del bambino, in particolare mediante il deposito di una dichiarazione notarile che ne riconosceva la paternità, intentando numerosi procedimenti giudiziari e cercando di mettersi in contatto con l’ufficio del pubblico ministero e con il Servizio di assistenza sociale.

La Corte ha ritenuto che, sebbene i tribunali e le autorità nazionali avessero, nelle loro decisioni, indicato alcuni motivi che, a loro avviso, giustificavano il rifiuto di consentire al ricorrente di dimostrare la sua paternità, il processo decisionale con cui tali decisioni erano state assunte non garantiva la necessaria protezione degli interessi del ricorrente e non aveva consentito una dettagliata valutazione dei fatti né la dovuta ponderazione dei diversi interessi in gioco. Nonostante l’ampio margine di apprezzamento di cui gode lo Stato in tali questioni, il diritto del ricorrente al rispetto della sua vita privata non era quindi stato tutelato.

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