Sinistro stradale: il responsabile (CONDUCENTE) è litisconsorte necessario

SINISTRO STRADALE: IL RESPONSABILE (CONDUCENTE) È LITISCONSORTE NECESSARIO

Il Tribunale di Lecce, con sentenza n. 851/2021 (testo integrale in fondo alla pagina), ha accolto il gravame proposto dalla Compagnia assicuratrice con il quale era stata eccepita la nullità della sentenza e del procedimento di primo grado per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del responsabile civile del danno.

E’ noto, infatti, in tema di assicurazione obbligatoria della RCA, il consolidato principio della giurisprudenza di legittimità secondo il quale il proprietario del veicolo assicurato, nonchè il conducente del mezzo (se diverso dal proprietario), quali responsabili del danno, devono essere entrambi chiamati in causa (litisconsorti necessari) nel giudizio promosso dal danneggiato contro l’assicuratore con azione diretta (cfr., ex multis, Cass. 09/03/2011, n. 5538; Cass. 25/09/1998, n. 9592; e già Cass. 24/05/1982, n. 3162). Conseguentemente, ove l’azione giudiziaria venga proposta soltanto contro alcuni dei legittimati passivi, il contraddittorio deve essere necessariamente integrato anche nei confronti delle altre parti, affinché la sentenza possa essere utiliter data (v. Cass. 13/04/2007, n. 8825; Cass. 08/02/2006, n. 2665; v. altresì Cass. 09/03/2011, n. 5538). Esempio: il caso in cui viene omessa la proposizione della domanda anche nei confronti del comproprietario dell’autovettura coinvolta nel sinistro stradale asseritamente danneggiante (cfr. Cass. 27/3/2007, n. 7487). La violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, infatti, determina la nullità della sentenza e dell’intero procedimento, con rimessione della causa al Giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 354, primo comma, cod. proc. civ., (v. Cass. n. 6644 del 16/03/2018; 05/06/2016, n. 12297; 27/07/2013, n. 18127), il quale dovrà procedere ad un nuovo giudizio, previa integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri litisconsorti necessari. 

Tale principio è stato applicato dal Tribunale di Lecce nella sentenza in esame che ha anche visto condannare gli appellati alla restituzione di quanto ricevuto in esecuzione della sentenza di primo grado, oltre agli interessi legali.

Avv. Cosimo Montinaro

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Gli attori agivano in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Lecce con due distinti atti di citazione, al fine di ottenere il risarcimento del danno patito a seguito di un sinistro stradale.
In entrambi i giudizi, i danneggiati agivano contro la Compagnia assicuratrice del motociclo, ai sensi dell’art. 149 C.d.S..
I due giudizi venivano riuniti ed istruiti con prova testimoniale e CTU e si concludevano con sentenza di accoglimento della domanda attorea, sia pure con riduzione nel quantum.
La Compagnia proponeva appello, eccependo la nullità della sentenza per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del responsabile/conducente, ribadendo l’improcedibilità dell’azione già eccepita in primo grado e censurando la sentenza nella valutazione delle prove, con richiesta di riforma del provvedimento impugnato e rigetto delle avverse domande.
Il Tribunale di Lecce accoglieva la domanda in quanti i danneggiati, avendo agito ai sensi dell’art. 149 Cod. Ass. con azione diretta contro la propria Compagnia, ma chiedendo l’accertamento della responsabilità esclusiva del terzo-estraneo (conducente-responsabile) al giudizio, avrebbero dovuto citare anche quest’ultimo in causa in quanto litisconsorte necessario.
Si legge in sentenza:
[…] Sulla esistenza del litisconsorzio nella fattispecie in esame si è pronuncia la Corte di Cassazione, affermando che “In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all’art. 149 del d. lgs. n. 209 del 2005, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario rispetto al danneggiante responsabile, analogamente a quanto previsto dall’art. 144, comma 3, dello stesso decreto” (Cass. Civ., sez. 6 – 3, Ordinanza n. 21896 del 20/09/2017). Nella parte motiva si legge quanto segue: “Osserva il Collegio che la giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato, nella vigenza della legge 24 dicembre 1969, n. 990, che nel giudizio promosso dal danneggiato con azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile deve essere chiamato in giudizio anche il responsabile del danno. Si tratta di un orientamento che trae il proprio sicuro fondamento nella previsione dell’art. 23 della legge cit., in base al quale nel giudizio promosso contro l’assicuratore, a norma dell’art. 18, primo comma, della legge stessa, deve essere chiamato anche il responsabile del danno. Nel sistema che prevede l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore del responsabile del danno era logico introdurre il litisconsorzio necessario del medesimo; tale previsione, che costituisce una deroga al principio della facoltatività del litisconsorzio in materia di obbligazioni solidali, è dettata al fine di rafforzare la posizione processuale dell’assicuratore, consentendogli di opporre l’accertamento di responsabilità al proprietario del veicolo quale soggetto del rapporto assicurativo, in particolare ai fini dell’eventuale azione di rivalsa prevista dall’art. 18 della legge stessa (in tal senso v., tra le altre, le sentenze 25 settembre -4- Ric. 2016 n. 12981 sez. M3 – ud. 08-06-2017 1998, n. 9592, 29 novembre 2005, n. 26041, 8 febbraio 2006, n. 2665, 14 dicembre 2010 e 10 giugno 2015, n. 12089). 1.2. Il ricorso odierno pone all’esame di questa Corte una questione diversa, sulla quale manca ancora un esplicito pronunciamento, consistente nello stabilire se nella particolare procedura di risarcimento diretto introdotta dall’art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005 – che rappresenta, a tutti gli effetti, una novità rispetto al sistema previgente – continui a sussistere il litisconsorzio necessario del danneggiante; oppure se, come vorrebbe l’odierna società ricorrente, l’unico soggetto legittimato passivo sia l’assicuratore dello stesso danneggiato nei cui confronti quest’ultimo si rivolge. Non vi sono stati, come si diceva, pronunciamenti espliciti; tuttavia questa Corte ha già, in qualche modo, sfiorato l’argomento. Vanno richiamate, in proposito: le sentenze 2 dicembre 2014, n. 25421, e 22 novembre 2016, n. 23706, nelle quali si è detto che il litisconsorzio necessario ha portata generale, anche in relazione al giudizio promosso ai sensi dell’art. 149 cit., senza tuttavia illustrarne le ragioni; nonché le ordinanze 8 marzo 2017, n. 5805, e 11 aprile 2017, n. 9276, nelle quali il problema è stato solo marginalmente affrontato, anche perché in quei giudizi il danneggiante era stato comunque chiamato in causa. Nella citata sentenza n. 25421 del 2014, in particolare, si è detto che il litisconsorzio necessario «ha la funzione di rendere opponibile all’assicurato l’accertamento della sua condotta colposa, al fine di facilitare l’eventuale regresso dell’assicuratore, nel caso in cui eventuali clausole contrattuali limitative del rischio, inopponibili al terzo danneggiato, gli avessero consentito di rifiutare l’indennizzo». 1.3. Per rispondere al quesito sopra delineato, è necessario compiere qualche precisazione. Ric. 2016 n. 12981 sez. M3 – ud. 08-06- 2017 -5- Innanzitutto, è bene rammentare che, come questa Corte ha già affermato, l’azione diretta di cui all’art.149 cit. non è originata dal contratto assicurativo, ma dalla legge, che la ricollega al verificarsi del sinistro a certe condizioni, assumendo l’esistenza di un contratto assicurativo solo come presupposto legittimante, sicché la posizione del danneggiato non cessa di essere originata dall’illecito e trovare giustificazione in esso, assumendo la posizione contrattuale del medesimo verso la propria assicurazione soltanto la funzione di sostituire Passicuraione del danneggiato a quella del responsabile nel rispondere della pretesa risarcitoria (così l’ordinanza 13 aprile 2012, n. 5928). In altri termini, il sistema risarcitorio costruito dall’art. 149 e dal d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, si fonda su una sorta di accollo ex lege, a carico dell’assicuratore del danneggiato, del debito che sarebbe gravante sul responsabile e sull’assicuratore di quest’ultimo. In sostanza, la procedura in questione determina un meccanismo di semplificazione operante a condizione che si tratti di danni al veicolo, o alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente, ovvero anche di danno alla persona subito dal conducente non responsabile, purché nei limiti di cui all’art. 139 del decreto stesso (lesioni di lieve entità). In tal modo il danneggiato viene risarcito dal proprio assicuratore il quale potrà recuperare quanto pagato dall’assicuratore del responsabile (v. anche la sentenza 10 agosto 2016, n. 16874). Si tratta, quindi, di una procedura che trova il proprio fondamento, oltre che nel modesto valore dei risarcimenti di cui si tratta, principalmente in una esigenza di rapidità di tutela, assicurata dalla circostanza che il danneggiato, rivolgendosi al proprio assicuratore con cui ha un rapporto contrattuale pendente, risulta agevolato proprio dall’esistenza di tale rapporto e dalla relativa conoscenza” con la struttura dell’assicuratore. Ric. 2016 n. 12981 sez. M3 – ud. 08-06-2017 -6- Occorre però tenere presente che il sistema previsto dal d.lgs. n. 209 del 2005 è, per certi versi, identico a quello preesistente; ed infatti l’art. 144, comma 3, di tale decreto dispone che, quando la vittima propone l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile, ha l’obbligo di convenire altresì, quale litisconsorte necessario, il responsabile del sinistro, identificato nel proprietario del mezzo. L’azione che la legge offre al danneggiato nei confronti del proprio assicuratore non è diversa da quella regolata dall’art. 144 cit.; ne dà conferma in tal senso il comma 6 dell’art. 149 il quale attribuisce alla vittima la stessa azione regolata dalla norma precedente; e la possibilità che l’art. 149, comma 6, cit. conferisce all’assicuratore del responsabile di intervenire in giudizio e di estromettere l’altra impresa si collega alla posizione di accollo ex lege di cui si è detto in precedenza. La legge dice che, quando tale intervento ha luogo, la richiesta di estromissione è possibile se l’impresa interveniente riconosca la responsabilità del proprio assistito. Ora, è palese che tale responsabilità, per essere oggetto di riconoscimento, deve essere già oggetto di discussione nel giudizio introdotto dal danneggiato contro il proprio assicuratore e ciò è un’ulteriore indiretta conferma dell’esistenza del litisconsorzio necessario. D’altra parte, l’azione diretta di cui all’art. 144 cit. presenta tre caratteristiche essenziali: l’inopponibilità delle eccezioni, il limite del massimale ed il litisconsorzio necessario. E poiché è pacifico che le prime due trovano applicazione anche nel caso di azione diretta promossa dalla vittima nei confronti del proprio assicuratore, in regime di risarcimento diretto, non si comprende perché mai a quest’ultima azione debba negarsi l’applicabilità della terza caratteristica dell’azione diretta, ovvero il litisconsorzio necessario. Ric. 2016 n. 12981 sez. M3 – ud. 08-06-2017 -7- Giova rammentare, ad ulteriore rafforzamento dell’approdo interpretativo qui raggiunto, che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 180 del 2009, ha posto in luce quali siano le effettive finalità della procedura di risarcimento in questione, rilevando che essa «non rappresenta una diminuzione di tutela, ma un ulteriore rimedio a disposizione del danneggiato». La sentenza, tra l’altro, ha ricordato che il nuovo sistema non esclude le azioni già previste dall’ordinamento in favore del danneggiato e che l’assicuratore di quest’ultimo «non fa altro che liquidare il danno per conto dell’assicurazione del danneggiante». 1.4. In conclusione, quindi, appare al Collegio evidente che le stesse finalità individuate dalla giurisprudenza sopra richiamata in ordine all’art. 23 della legge n. 990 del 1969 continuano a sussistere anche nella procedura di risarcimento diretto. È vero che il litisconsorzio necessario rischia di appesantire la procedura; ma è altrettanto vero che ciò trova un evidente bilanciamento nella necessità di evitare che il danneggiante responsabile possa affermare l’inopponibilità, nei suoi confronti, dell’accertamento giudiziale operato verso l’assicuratore del danneggiato, posto che i due assicuratori dovranno necessariamente regolare tra loro i relativi rapporti (art. 149, comma 3, cit.). Da tanto consegue che il Tribunale ha deciso correttamente e che, avendo individuato un caso di litisconsorzio necessario, ha rimandato il processo in primo grado, così come imposto dall’art. 354 del codice di procedura civile. 2. Il ricorso, pertanto, è rigettato, dovendosi enunciare il seguente principio di diritto: «In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all’art. 149 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario, analogamente a quanto previsto dall’art. 144, comma 3, del medesimo decreto, nei confronti del danneggiante responsabile» […]

(testo integrale su richiesta)

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