Contratti e obbligazioni

Concorrenza sleale ex art. 2598 c.c.: quando due eventi sportivi simili non si appropriano l’uno dell’altro

Trib. Milano, Sez. Feriale Civile, ord. 28 agosto 2026: rigettata l’inibitoria cautelare, escluso l’atto di concorrenza sleale tra due regate universitarie con format analogo. Organizzare un evento sportivo simile a uno già esistente, nella stessa data, costituisce sempre concorrenza sleale? Il Tribunale di Milano risponde negativamente, tracciando un confine netto tra somiglianza di format e appropriazione parassitaria vietata dall’art. 2598, n. 3, c.c.. La vicenda riguarda due regate di canottaggio universitario organizzate a distanza di un anno l’una dall’altra, con sponsor diversi e alcune sovrapposizioni di squadre partecipanti. L’ordinanza offre un principio applicabile a tutte le controversie in materia di concorrenza sleale c.d. pura, dove la linea di demarcazione tra iniziativa lecita e condotta scorretta richiede un vaglio rigoroso degli elementi oggettivi, non bastando la mera analogia di concept o la coincidenza temporale a fondare il fumus boni iuris richiesto per la tutela d’urgenza. La vicenda processuale La società ricorrente,

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Prezzi equi e ragionevoli in materia di telecomunicazioni: quando escludono i patti contrattuali

Trib. Milano, Sez. Feriale Civile, ord. 27 agosto 2026: rigettato il reclamo cautelare, confermata la natura regolamentata dei prezzi equi e ragionevoli nel settore delle reti di comunicazione. Cosa succede quando un contratto di fornitura all’ingrosso incontra la regolazione pubblica dei prezzi? Il Tribunale di Milano chiarisce che i prezzi equi e ragionevoli previsti dal Codice delle comunicazioni elettroniche costituiscono, a tutti gli effetti, prezzi regolamentati. Ne discende l’inapplicabilità dei corrispettivi liberamente pattuiti tra le parti nel contratto di fornitura, quando la disciplina di settore ne condiziona l’efficacia a un procedimento di verifica autoritativo. La pronuncia si colloca nel delicato snodo della liberalizzazione della rete infrastrutturale di comunicazioni elettroniche, un tema che investe l’intero settore delle telecomunicazioni all’ingrosso e che interessa da vicino chi opera in materia di diritto bancario e regolazione dei mercati, oltre che i professionisti del contenzioso cautelare. La vicenda processuale La controversia origina dalla cessione, perfezionata

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Arbitrato irrituale: quando il lodo non è impugnabile per errore degli arbitri

Trib. Vibo Valentia, n. 636/2026: rigettata l’impugnazione del lodo arbitrale irrituale per insussistenza dei motivi tassativi ex art. 808 ter c.p.c.. Chi perde un arbitrato irrituale è spesso tentato di contestare la decisione degli arbitri nel merito, sostenendo che abbiano sbagliato a valutare le prove o interpretato male la questione tecnica. Il Tribunale di Vibo Valentia ricorda con chiarezza che questa strada è preclusa. L’impugnazione del lodo irrituale non è un secondo grado di giudizio sul contenuto della decisione, ma un rimedio negoziale che opera solo in presenza di vizi capaci di inficiare la formazione della volontà degli arbitri, non la correttezza del loro convincimento. Un principio che, alla luce della riforma dell’art. 808 ter c.p.c.., merita di essere riletto con attenzione da chi si accinge a contestare un lodo irrituale in materia assicurativa, ma non solo. La vicenda processuale La controversia nasce da un sinistro coperto da polizza assicurativa,

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Risoluzione dell’appalto per mancata indicazione degli impianti: quando l’inadempimento è grave

Corte d’Appello di Roma, n. 6250/2026: confermata la risoluzione dell’appalto rifiuti per inadempimento dell’appaltatore agli obblighi prodromici. La risoluzione del contratto d’appalto per grave inadempimento resta un terreno scivoloso quando l’appaltatore lamenta di aver ricevuto dati tecnici incompleti dalla stazione appaltante. È il nodo affrontato dalla Corte d’Appello di Roma, che ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto applicativo per il servizio di ritiro, trasporto e smaltimento rifiuti. Il punto centrale riguarda la distinzione tra obbligo negoziale di indicare gli impianti autorizzati e successiva attività tecnico-operativa di omologa del rifiuto. Due profili che l’appaltatore aveva provato a fondere in uno solo. Un argomento ricorrente negli appalti di servizi ambientali, dove le contestazioni sulla tempestività dei dati tecnici vengono spesso invocate per giustificare ritardi. La sentenza chiarisce quando la risoluzione dell’appalto per inadempimento può dirsi legittima anche senza il rispetto integrale delle formalità del Codice dei contratti pubblici, tema

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Obbligazioni societarie non rimborsate: il sottoscrittore ha diritto al capitale anche se il debitore invoca un accollo del figlio

Trib. Lecce, sez. II civile, n. 2704/2026: accolta la domanda dei sottoscrittori di obbligazioni societarie non rimborsate alla scadenza. Chi acquista obbligazioni ordinarie emesse da una società e non riceve il rimborso alla scadenza si trova spesso di fronte a un muro di eccezioni processuali prima ancora di poter discutere il merito. Il Tribunale di Lecce, con la sentenza n. 2704/2026, ha affrontato proprio questo scenario, respingendo tutte le difese sollevate dalla società debitrice e affermando un principio che interessa da vicino risparmiatori e professionisti del diritto bancario. La vicenda nasce da un prestito obbligazionario sottoscritto nel 2017 e mai rimborsato. Non bastano eccezioni di rito, né la costruzione di un presunto accollo del debito a opera di un terzo, per liberare l’emittente dall’obbligazione di restituzione. Il giudice ha ricostruito con chiarezza la differenza tra capitale di rischio e capitale di debito, richiamando i presupposti dell’art. 2412 c.c.. Una lettura

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Segnalazione a sofferenza senza contratto di conto corrente: il Tribunale di Bari ne dichiara l’illegittimità

Trib. Bari, sez. IV civile, n. 4722/2026: accolto il ricorso ex art. 700 c.p.c. per la cancellazione della segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi. Una banca segnala a sofferenza un cliente senza mai avergli consegnato il contratto di conto corrente da cui deriverebbe il credito. È lo scenario affrontato dal Tribunale di Bari nell’ordinanza n. 4722/2026, che ha accolto il ricorso cautelare ex art. 700 c.p.c. presentato da un’imprenditrice iscritta in sofferenza per un’esposizione di oltre ventiduemila euro. Il giudice ha ritenuto che la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi non possa fondarsi su un rapporto di cui l’intermediario non fornisce prova documentale completa, negando così al cliente la possibilità stessa di contestare gli addebiti. La pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato, che àncora la legittimità della segnalazione a una valutazione complessiva e ponderata della situazione finanziaria del debitore. Merita attenzione perché individua con precisione l’onere probatorio

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Esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c.: l’abuso edilizio blocca l’intero accordo

Trib. Bari, n. 4535/2026: rigettata la domanda di trasferimento coattivo per abuso edilizio su uno degli immobili oggetto dell’accordo transattivo. Una divisione ereditaria si chiude con un accordo transattivo, ma al momento del rogito uno degli eredi si tira indietro. Anni dopo, la causa arriva in tribunale per ottenere il trasferimento coattivo dei beni. Il Tribunale di Bari, con sentenza n. 4535/2026, ha rigettato integralmente sia la domanda principale sia le riconvenzionali, chiarendo un profilo tecnico decisivo per chi si occupa di esecuzione in forma specifica: l’irregolarità edilizia di un solo immobile può travolgere l’intero accordo transattivo, anche per i beni regolari. Una lezione operativa per chi redige accordi divisori complessi su più cespiti collegati. La vicenda processuale L’attrice, erede insieme ai germani della defunta madre, aveva agito per l’accertamento dell’inadempimento di uno dei coeredi a un atto di transazione – preliminare di vendita stipulato nel 2010 a definizione di

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Risoluzione leasing per inadempimento: quando si applica la l. 124/2017

Corte d’Appello di Ancona, Sez. I Civile, n. 776/2026: accolto l’appello, risolto il leasing immobiliare per grave inadempimento dell’utilizzatrice. Il concedente esercita la clausola risolutiva espressa dopo anni di canoni non pagati. Sembra tutto lineare, salvo che quella clausola, scritta nel contratto quasi vent’anni prima, non rispetta più i parametri fissati dal legislatore nel frattempo. È il cuore della decisione della Corte d’Appello di Ancona in materia di risoluzione leasing, che ribalta la sentenza di primo grado e chiarisce un aspetto tecnico spesso sottovalutato nella prassi contrattuale: la l. 124/2017 non si limita a disciplinare gli effetti restitutori del leasing risolto, ma incide sulla stessa efficacia delle clausole risolutive espresse pattuite prima della sua entrata in vigore. Il caso riguarda un leasing immobiliare stipulato nel 2007, con inadempimento dell’utilizzatrice protratto dal 2018. La Corte ha dichiarato inefficace la clausola contrattuale, ma ha comunque pronunciato la risoluzione giudiziale, applicando la disciplina

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Cellulare e radiofrequenze: il produttore deve informare sui rischi

Cass. civ., Sez. III, n. 24015/2026: il produttore di smartphone risponde per omessa informazione sui rischi da esposizione a radiofrequenze. Chi acquista un cellulare non riceve quasi mai avvertenze chiare sui rischi da radiofrequenze. Il produttore deve informare il consumatore anche quando il rischio non è scientificamente certo, dice ora la Cassazione. La pronuncia interviene su un tema che agita da anni la giurisprudenza di merito e che tocca milioni di utenti quotidiani. Non si tratta di stabilire se le onde elettromagnetiche causino tumori. Si tratta di stabilire chi debba sopportare l’incertezza scientifica: il produttore o il consumatore. La Terza Sezione civile, con l’ordinanza n. 24015/2026, ha scelto la prima strada, imponendo obblighi informativi cellulare più stringenti fondati sugli artt. 6 e 104 Cod. Consumo e sulla diligenza professionale ex art. 1176 c.c.. La vicenda processuale Una consumatrice aveva acquistato nel 2016 uno smartphone e ne aveva fatto un uso

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Terreno non edificabile: quando non è aliud pro alio né presupposizione

Corte d’Appello di Venezia, Sez. III, n. 1832/2025: rigettato l’appello contro la sentenza che aveva escluso l’annullamento e la risoluzione della compravendita di un’area risultata parzialmente non edificabile. Chi acquista un terreno credendolo edificabile e scopre poi che non lo è può chiedere l’annullamento del contratto o la sua risoluzione? La Corte d’Appello di Venezia risponde di no, quando l’edificabilità riguarda solo una porzione del compendio e il vincolo urbanistico era conoscibile con l’ordinaria diligenza. Il tema torna d’attualità ogni volta che un piano regolatore muta destinazione a un’area già oggetto di trattativa. La pronuncia offre un chiarimento netto sul discrimine tra aliud pro alio, presupposizione contrattuale e vizio redibitorio ex art. 1489 c.c.. Tre istituti spesso confusi nella prassi, con conseguenze molto diverse su prescrizione e onere della prova. La Corte li distingue con rigore, ripercorrendo l’intera vicenda dall’acquisto fino al giudizio di secondo grado. La vicenda processuale Una

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