Cessazione dell’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne non autosufficiente (Trib. La Spezia, sent. 14.08.2019)

Tribunale La Spezia, sentenza 14 agosto 2019

MASSIMA

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, dal raggiungimento della maggiore età, da parte dell’avente diritto

È noto che, già da tempo, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che l’obbligo dei genitori di concorre al mantenimento dei figli non cessa ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica o che il mancamento svolgimento di un’attiva economica dipende dall’inerzia o dall’ingiustificato rifiuto dello stesso, il cui accertamento è rimesso a criteri di relatività, che tengano in considerazione le aspirazioni, il percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto, nonché la situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore di formazione e specializzazione del figlio (Cass., Sez. I, 6 novembre 2006, n. 23673). In ogni caso, l’obbligo di mantenimento non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione (Cass. 20 agosto 2014, n. 18076); il perdurare di tale obbligo non può, comunque, essere ancorato ad un limite temporale fisso ed astratto, ma può desumersi dalla media della durata degli studi in una determinata facoltà, ovvero dal tempo mediamente occorrente al rinvenimento di un impiego, in una data realtà economica (Cass. 7 aprile 2006, n. 8221). La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve, quindi, fondarsi su un accertamento di fatto che tenga conto dell’età, dell’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, dell’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa, nonché della complessiva condotta personale tenuta, dal raggiungimento della maggiore età, dall’avente diritto (Cass. 5 marzo 2018, n. 5088, ord.; Cass. 22 giugno 2016, n. 1295).

L’onere probatorio sotteso alla richiesta di revoca dell’obbligo grava sul genitore obbligato, il quale dovrà provare che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che è stato posto nelle condizioni di rendersi economicamente autosufficiente, senza avere, però, tratto utile profitto dalle opportunità offertegli per sua inescusabile inerzia o per sua scelta, ovvero che non sia stato in grado di raggiungere l’autosufficienza economica per propria colpa.

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di La Spezia, il figlio, ultratrentenne, aveva terminato il suo corso di Laurea triennale da almeno tre anni  senza aver mai raggiunto l’indipendenza; secondo il Tribunale adito non è credibile che non abbia potuto reperire alcuna attività lavorativa, sia pure non confacente alle proprie attitudini e agli studi seguiti, tale da consentirgli di raggiungere l’indipendenza economica, soprattutto tenendo conto dello stato di indigenza economica dedotto dalla madre, che avrebbe richiesto un maggior impegno in tale ricerca.

Per tali motivi, il Tribunale di La Spezia ha ritenuto sussistere i presupposti per revocare l’obbligo del padre di contribuire al suo mantenimento.

Avv. Cosimo Montinaro

segreteria@studiomontinaro.it

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