Covid-19 e decesso in RSA: le scelte terapeutiche in pandemia non sono responsabilità della struttura – Tribunale di Savona, 2025

Una significativa sentenza del Tribunale di Savona affronta il delicato tema della responsabilità medica durante la pandemia da Covid-19, con particolare riferimento alle strutture sanitarie residenziali. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni avanzata dagli eredi di una paziente deceduta a seguito del contagio da Covid-19 mentre era ricoverata in una RSA. La decisione del tribunale ha stabilito che la struttura sanitaria non può essere ritenuta responsabile del decesso, considerando le peculiari circostanze della seconda ondata pandemica e l’appropriatezza delle scelte terapeutiche adottate secondo i protocolli e le conoscenze dell’epoca. La sentenza fornisce importanti chiarimenti sui criteri di valutazione della responsabilità professionale in contesti emergenziali, sottolineando come le decisioni mediche debbano essere valutate tenendo conto del contesto temporale e delle risorse disponibili durante la crisi sanitaria. Il tribunale ha respinto le pretese risarcitorie, evidenziando l’assenza di profili di colpa nella gestione del caso e nella scelta di non procedere al ricovero ospedaliero immediato, decisione in linea con le indicazioni cliniche e le prassi del periodo.

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Indice

  • ESPOSIZIONE DEI FATTI
  • NORMATIVA E PRECEDENTI
  • DECISIONE DEL CASO E ANALISI
  • ESTRATTO DELLA SENTENZA
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ESPOSIZIONE DEI FATTI

Il caso nasce da una domanda risarcitoria promossa dagli eredi di una paziente affetta da demenza senile e portatrice di handicap al 100%, ricoverata presso una struttura sanitaria residenziale. Gli attori hanno contestato due specifici episodi verificatisi nel corso del 2020. Il primo risale al 23 aprile 2020, quando la paziente sarebbe caduta dal letto a causa di un presunto intervento non conforme del personale della struttura. Secondo gli eredi, la struttura non avrebbe prontamente provveduto al trasferimento in ospedale, forse nel tentativo di nascondere l’accaduto ai familiari, il cui accesso era stato sospeso a causa delle restrizioni pandemiche. La frattura del femore della gamba destra venne diagnosticata solo alcuni giorni dopo, portando a un intervento chirurgico il 28 aprile 2020. Durante la successiva degenza ospedaliera, la paziente contrasse alcuni agenti patogeni. Il secondo episodio contestato si riferisce al periodo di novembre 2020, quando la paziente, rientrata nella struttura di Vado Ligure, contrasse il virus Covid-19. Nonostante un iniziale periodo di apparente stabilità, le sue condizioni peggiorarono progressivamente. Gli attori hanno contestato la tempestività del ricovero ospedaliero, avvenuto solo il 26 dicembre 2020, quando le condizioni erano ormai gravemente compromesse. La paziente è poi deceduta il 29 dicembre 2020 presso l’Ospedale San Paolo di Savona. Gli eredi hanno richiesto il risarcimento del danno sia iure hereditatis per i danni subiti dalla paziente prima del decesso, sia iure proprio per la perdita del rapporto parentale, quantificando le pretese in complessivi 300.000 euro.

NORMATIVA E PRECEDENTI

La valutazione della responsabilità medica durante la pandemia da Covid-19 ha richiesto un’attenta analisi del contesto normativo e delle peculiari circostanze emergenziali del periodo. Il tribunale ha dovuto considerare il quadro giuridico della responsabilità sanitaria alla luce delle eccezionali condizioni determinate dalla seconda ondata pandemica, che ha visto un numero elevatissimo di contagi e decessi, con conseguente sovraccarico del sistema sanitario nazionale. Particolare rilevanza è stata data alle linee guida e ai protocolli vigenti nel periodo, che suggerivano di evitare l’ospedalizzazione dei pazienti fragili residenti in strutture sanitarie residenziali, laddove possibile garantire in loco trattamenti medici adeguati. Il quadro normativo di riferimento ha incluso la valutazione degli standard di cura applicabili in situazioni di emergenza sanitaria, considerando come le scelte terapeutiche dovessero essere calibrate non solo sulle condizioni del singolo paziente, ma anche sul contesto epidemiologico generale e sulle risorse disponibili. La CTU ha evidenziato come le terapie disponibili nel periodo fossero limitate, con particolare riferimento all’utilizzo del remdesivir, che presentava precise finestre temporali di efficacia e specifiche indicazioni d’uso. Il tribunale ha dovuto inoltre considerare i protocolli relativi alla gestione dei pazienti Covid-19 nelle strutture residenziali, valutando l’appropriatezza delle scelte terapeutiche alla luce delle conoscenze scientifiche e delle risorse disponibili nel periodo.

DECISIONE DEL CASO E ANALISI

L’analisi del Tribunale si è concentrata su due aspetti fondamentali della vicenda. In primo luogo, riguardo all’episodio della caduta dell’aprile 2020, il giudice ha rilevato la totale assenza di elementi probatori a sostegno della tesi degli attori circa presunte condotte inappropriate del personale sanitario. La mancanza di prove ha portato a escludere qualsiasi responsabilità della struttura per questo specifico episodio. Di maggiore complessità è stata la valutazione del secondo episodio, relativo alla gestione del contagio da Covid-19. Il tribunale ha fondato la propria decisione sulle risultanze della CTU medico-legale, che ha evidenziato diversi elementi cruciali.