Diritto di famiglia

Costruzione sul terreno del coniuge: chi paga deve provarlo

Tribunale di Catanzaro, n. 3495/2026: rigettata la domanda di rimborso senza prova specifica del contributo economico Chi costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva dell’altro coniuge, in regime di comunione legale, non diventa comproprietario dell’immobile. Lo dice l’art. 934 c.c., che il Tribunale di Catanzaro ha applicato senza sconti a una vicenda coniugale segnata da anni di contenzioso patrimoniale. Il coniuge non proprietario del suolo può vantare solo un diritto di credito per la metà del valore di materiali e manodopera, ma quel credito non si presume. Va provato, con la stessa rigidità richiesta a chiunque agisca in giudizio ex art. 2033 c.c. Nel caso deciso dal giudice unico, la parte attrice ha perso proprio qui: ha allegato una cifra, non ha dimostrato che quella cifra fosse mai transitata verso il cantiere. La vicenda processuale La causa nasce dallo scioglimento di una comunione legale tra coniugi separati consensualmente

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Revocazione del divorzio congiunto: il silenzio sull’eredità non è dolo processuale

Trib. Lodi, n. 368/2026: rigettata la domanda di revocazione straordinaria della sentenza di divorzio congiunto per mancata prova del dolo processuale. Un ex coniuge scopre, anni dopo il divorzio, che l’altra parte aveva ricevuto un’eredità consistente proprio nei mesi in cui si negoziavano le condizioni economiche dell’accordo. La tentazione è ovvia: chiedere la revocazione sentenza divorzio congiunto per dolo, sostenendo che quel silenzio abbia viziato irrimediabilmente il consenso prestato. Il Tribunale di Lodi, con la sentenza n. 368/2026, ha tracciato un confine netto tra scorrettezza processuale e dolo revocatorio in senso proprio. Non basta tacere. Occorre la prova di artifici o raggiri concretamente idonei a impedire al giudice l’accertamento della verità. La pronuncia offre così ai professionisti del diritto di famiglia una mappa aggiornata dei presupposti dell’art. 395 c.p.c. applicati a un accordo negoziale recepito in sentenza, con ricadute pratiche significative per chi valuti oggi un’impugnazione analoga. La vicenda processuale

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Atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c. simulato se i figli non vi abitano stabilmente

Trib. Santa Maria Capua Vetere, n. 2873/2026: dichiarata la simulazione assoluta di un vincolo di destinazione costituito dal debitore in danno della curatela fallimentare. Un padre vincola l’intero proprio patrimonio immobiliare a beneficio dei figli minori, invocando l’art. 2645-ter c.c.. Pochi giorni dopo essere stato citato in un giudizio di responsabilità per atti di mala gestio. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la sentenza n. 2873/2026, ha dichiarato la simulazione assoluta dell’atto, ritenendolo privo di causa concreta e finalizzato unicamente a sottrarre i beni alla garanzia patrimoniale dei creditori ex art. 2740 c.c.. La pronuncia offre un vademecum operativo di cinque indici presuntivi che ogni professionista dovrebbe conoscere prima di consigliare – o di impugnare – un vincolo di destinazione familiare. Non si tratta di un caso isolato: la prassi degli atti ex art. 2645-ter c.c. costituiti a ridosso di contenziosi debitori è tutt’altro che infrequente. Il giudice

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Spese straordinarie figli e opposizione a precetto: quando il rimborso resta dovuto

Tribunale di Varese, n. 459/2026 – opposizione a precetto parzialmente accolta in tema di mantenimento dei figli. Spese straordinarie figli e opposizione a precetto si intrecciano quando, dopo la fine della convivenza o del matrimonio, uno dei genitori anticipa esborsi per la prole e chiede all’altro il rimborso della quota di spettanza. La sentenza del Tribunale di Varese affronta il tema con un taglio molto pratico: distingue tra spese ordinarie e straordinarie, chiarisce il limite dell’opposizione esecutiva rispetto ai fatti sopravvenuti e precisa quando un credito familiare può davvero essere portato a esecuzione. Il punto centrale è netto. Il mancato accordo preventivo non esclude, da solo, il rimborso delle spese straordinarie figli. Conta invece verificare se la spesa sia documentata, congrua, riferibile all’interesse dei figli e compatibile con le condizioni economiche dei genitori. Diverso è il discorso per le poste che non risultano sorrette da un titolo esecutivo sufficientemente determinato,

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Rimborso finanziamento tra ex coniugi: quando non spetta il regresso

Trib. Brindisi, n. 1257/2024: rigettata la domanda di restituzione delle somme versate per l’estinzione di un mutuo cointestato durante il matrimonio. Rimborso finanziamento tra ex coniugi – la domanda ricorre spesso nei contenziosi post-divorzio, e altrettanto spesso si scontra con un ostacolo che il ricorrente sottovaluta: la presunzione di solidarietà familiare. Il Tribunale di Brindisi, con la sentenza in commento, ha respinto la pretesa di un ex marito che chiedeva la restituzione di oltre 46mila euro versati per l’estinzione di un prestito acceso in costanza di matrimonio. Sul rimborso finanziamento tra ex coniugi il giudice traccia un confine netto, distinguendo tra debito verso la banca e credito interno tra i coniugi. Chi gestisce liquidazioni patrimoniali tra coniugi separati riconoscerà lo schema: finanziamento cointestato, ristrutturazione della casa comune, vendita dell’immobile, e poi la richiesta di restituzione delle somme anticipate. Il caso interseca diritto di famiglia e obbligazioni naturali. Il rimborso finanziamento

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Principio di non contestazione nell’assegno divorzile: la Cassazione detta le regole

Cass. civ., Sez. I, n. 23282/2026: cassata la sentenza che escludeva l’assegno divorzile per non contestazione della seconda occupazione. Quante volte un avvocato civilista si trova a discutere, in appello, se una circostanza allegata da controparte sia stata davvero contestata o solo genericamente negata? Il principio di non contestazione torna al centro di una recente ordinanza della Cassazione, questa volta applicato a un caso di assegno divorzile. La Suprema Corte chiarisce quando l’art. 115 c.p.c. può dirsi violato e quando, invece, la contestazione della controparte – pur non analitica – resta comunque idonea a impedire l’operare della presunzione. Non si tratta di un tema astratto. Riguarda ogni comparsa di risposta redatta sotto pressione dei termini, ogni eccezione formulata in modo sintetico. La pronuncia offre indicazioni pratiche sia sul principio di non contestazione, sia sull’onere di autosufficienza del ricorso per cassazione quando quella violazione viene fatta valere in sede di legittimità.

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Spoglio del possesso e assegnazione della casa familiare: quando il provvedimento di separazione non basta

Trib. Lecce, n. 921/2026: accolto il ricorso possessorio, irrilevante ai fini del possesso il decreto di assegnazione della casa familiare. Capita spesso, nelle famiglie separate che continuano a condividere lo stesso stabile, che il provvedimento di assegnazione della casa familiare venga invocato come prova assoluta del possesso sull’intero immobile. Il Tribunale di Lecce, con l’ordinanza in commento, chiarisce che non è così. Il giudice ha infatti accolto un ricorso ex art. 1168 c.c. proposto da due ex conviventi dell’assegnataria, riconoscendo la sussistenza di uno spoglio del possesso esercitato in via autonoma sul piano terra di un edificio a due livelli. La vicenda origina da un contesto familiare fortemente conflittuale, protrattosi per anni tra denunce reciproche e un precedente giudizio possessorio mai riassunto. Proprio questa conflittualità, paradossalmente, si è rivelata decisiva nell’escludere la tesi della mera tolleranza sostenuta dalla resistente. La vicenda processuale I ricorrenti hanno agito dinanzi al Tribunale di

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Casa coniugale assegnata: il terzo proprietario può agire in giudizio ordinario

Corte d’Appello di Reggio Calabria, n. 634/2026: accolta l’azione del terzo proprietario per accertare la cessazione dell’assegnazione della casa coniugale. Chi acquista un immobile già gravato da un provvedimento di assegnazione della casa coniugale si trova spesso in una posizione di stallo. La casa coniugale resta occupata dal coniuge assegnatario anche quando i presupposti che giustificavano l’assegnazione sono da tempo venuti meno, e il terzo proprietario non sa quale strumento processuale utilizzare per recuperare la disponibilità del bene. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, con la sentenza in commento, ha chiarito che il terzo, estraneo al rapporto familiare, non deve attendere né promuovere il procedimento riservato agli ex coniugi, ma può agire con un ordinario giudizio di cognizione. La pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale che negli ultimi anni ha progressivamente distinto il piano dell’opponibilità del titolo da quello, distinto, della sua efficacia sostanziale. Il tema è di rilevanza

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Rimborso rate mutuo dopo la separazione: quando scatta l’arricchimento senza causa

Trib. Piacenza, n. 214/2026: accolto il rimborso delle rate del mutuo cointestato pagate dalla ex moglie per l’immobile intestato esclusivamente all’ex marito. La separazione personale non estingue l’obbligazione solidale di rimborso del mutuo cointestato. Quando uno degli ex coniugi continua a versare le rate di un finanziamento gravante su un immobile di proprietà esclusiva dell’altro, il pagamento non ha più la copertura giuridica dei doveri di contribuzione familiare: si trasforma in un arricchimento ingiustificato, ripetibile ai sensi dell’art. 2041 c.c.. Il Tribunale di Piacenza, con la sentenza n. 214 del 2026, applica con rigore questo principio e condanna l’ex marito alla restituzione delle somme versate dalla ricorrente a titolo di rimborso rate mutuo dopo la separazione, quantificate nella misura provata documentalmente. Una pronuncia che offre ai professionisti del settore un percorso argomentativo preciso per casi di questo tipo – sempre più frequenti nel contenzioso post-matrimoniale. La vicenda processuale La ricorrente

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Indebito arricchimento tra ex coniugi: quando l’apporto per la casa coniugale supera il dovere di contribuzione e diventa ripetibile

Trib. Monza, n. 1244/2026: accolto parzialmente il rimedio ex art. 2041 c.c. per l’apporto sproporzionato al patrimonio esclusivo dell’ex coniuge. Quante volte, in sede di separazione, emerge che uno dei coniugi ha finanziato in misura preponderante l’acquisto della casa familiare intestata esclusivamente all’altro? L’indebito arricchimento tra ex coniugi è uno dei terreni più scivolosi del diritto patrimoniale della famiglia: la linea che separa il dovere di contribuzione – per sua natura irripetibile – dall’arricchimento ingiustificato è spesso sottilissima. Il Tribunale di Monza, con la sentenza n. 1244/2026, offre una risposta metodologicamente precisa: l’indebito arricchimento tra ex coniugi è configurabile quando l’apporto patrimoniale eccede la quota proporzionale al reddito del solvens, e tale eccedenza si misura con un giudizio retrospettivo fondato sulle condizioni economiche delle parti all’epoca del versamento. Non conta la superiorità quantitativa dell’esborso rispetto a quello dell’altro coniuge. Conta la sproporzione rispetto alle proprie sostanze. L’articolo analizza il ragionamento

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