Le richieste istruttorie rigettate s’intendono abbandonate se non reiterate in sede di precisazione delle conclusioni

Estratto Corte d’Appello di Lecce, sentenza n. 1052/2021 del 27/09/2021

“La giurisprudenza di legittimità più recente ricorda che nel caso in cui – come nella specie – il giudice di primo grado non accolga tutte e/o alcune richieste istruttorie, la parte che le ha formulate ha l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni. La parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni, poiché, diversamente, le stesse dovranno ritenersi abbandonate e non potranno essere riproposte in appello.

In tal senso recenti: Cass. Civ. 31 maggio 2019 n. 15029; Cass. Civ. 27 febbraio 2019 n. 5471.

Alla luce dei richiamati principi della Suprema Corte, (conf. anche Cass. n. 19352/2017, precisandosi che tale onere di riproposizione non può reputarsi assolto attraverso il richiamo generico al contenuto dei precedenti atti difensivi, atteso che la precisazione delle conclusioni deve avvenire in modo specifico, coerentemente con la funzione sua propria di delineare con precisione il “thema” sottoposto al giudice e di porre la controparte nella condizione di prendere posizione in ordine alle sole richieste – istruttorie e di merito definitivamente proposte; e Cass. n. 16290/2016), il diniego alle richieste istruttorie compiuto dal giudice di prime cure e la mancata specifica reiterazione in sede di conclusioni di tali istanze … preclude la deducibilità del vizio scaturente dalla asserita illegittimità del diniego quale motivo di appello.

Quanto alle prove articolate per la prima volta nell’atto di appello le stesse – laddove non siano meramente reiterative di quelle già articolate in prime cure (e non ammesse), ma siano prove articolate per la prima volta in questa sede – sono parimenti inammissibili integrando prove nuove, in violazione del divieto ex art. 345 cpc, rubricato “domande ed eccezioni nuove” che al terzo comma sancisce come “non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile”. Tale comma è il risultato della modifica apportata dal d.l. 22 giugno 2012 n. 82 conv. L. n. 134/2012, per effetto della quale – che trova applicazione nella specie – è venuta meno l’ipotesi della indispensabilità della prova. L’art. 345 c.p.c. così come novellato nel 2012, pone il divieto assoluto di ammissione di nuovi mezzi di prova e di produzione di nuovi documenti, a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno quel carattere di indispensabilità (che, invece, costituiva criterio selettivo nella formulazione previgente).

In tal senso recentissima anche Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza n. 2764/20; depositata il 6 febbraio 2020. Ed ancora da ultimo anche Cassazione civile sez. III, 20/05/2020, n. 9241 che recita “ai sensi dell’art 345, comma 3, c.p.c. nel testo come novellato dal d. l. n. 83/2012 e convertito con modifiche nella l. n. 134/2012, nel giudizio di appello la parte interessata può produrre prove nuove purché dimostri di non aver potuto proporle o produrle in primo grado per impossibilità ad essa non imputabile.

Avv. Cosimo Montinaro

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