Condominio

Revoca amministratore condominio: quando la firma sul contratto costa la carica

Trib. Fermo, n. 298/2026: revocato l’amministratore che ha stipulato l’appalto in proprio senza il mandato dell’assemblea. Capita spesso che l’amministratore, ricevuto l’incarico di affidare lavori straordinari a un’impresa individuata in assemblea, finisca per firmare un contratto diverso da quello autorizzato. La revoca amministratore condominio scatta proprio in casi come questo, quando l’organo gestorio travalica i poteri conferiti dal mandato. Il Tribunale di Fermo, con il decreto n. 298/2026, ha affrontato una vicenda paradigmatica: appalto sottoscritto con un’impresa diversa da quella deliberata, superbonus eroso dai ritardi, comunicazioni di risposta alle diffide dai contenuti a dir poco singolari. La pronuncia offre lo spunto per ricostruire i confini della grave irregolarità ex art. 1129 c.c. e il riparto dell’onere probatorio quando l’amministratore resta contumace. La vicenda processuale Un gruppo di proprietari di unità immobiliari facenti parte di un condominio ubicato nella provincia di Fermo ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 1129 c.c. per

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Revoca dell’amministratore se il rendiconto arriva in ritardo

Trib. Palermo, n. 1470/2026 V.G.: revocato l’amministratore di condominio per la tardiva presentazione del rendiconto annuale di gestione. Il condomino che riceve il rendiconto annuale con mesi di ritardo non sta assistendo a un disguido amministrativo trascurabile, ma a una violazione che la legge qualifica come grave irregolarità. Il Tribunale di Palermo lo ha ribadito con un decreto che affronta proprio il tema della revoca amministratore condominio per inosservanza del termine previsto dall’art. 1130 c.c.. La vicenda riguarda un caso concreto e ricorrente nella prassi condominiale: un rendiconto presentato quasi nove mesi oltre la scadenza di legge. La decisione chiarisce un punto spesso frainteso dagli amministratori in difficoltà con le scadenze. Anche se l’assemblea approva successivamente il rendiconto, il condomino può comunque ottenere la revoca giudiziale. Vediamo perché. La vicenda processuale Una condomina di un complesso immobiliare sito in provincia di Palermo ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 1129, comma

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Condominio parziale spese legali: la Corte d’Appello di Firenze esclude i condomini non titolari

Corte d’Appello di Firenze, Sez. III civ., n. 2319/2026: le spese processuali relative a beni in condominio parziale gravano esclusivamente sui condomini contitolari. Il condominio parziale e le spese legali sono tra i temi più ricorrenti nel contenzioso condominiale: chi paga l’avvocato quando la lite riguarda un bene comune solo ad alcuni condomini? La Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza n. 2319/2026 depositata il 19 giugno 2026, conferma e sistematizza un orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione, estendendo con coerenza logica il regime del condominio parziale anche alle iniziative processuali e alle relative spese difensive. Non è sufficiente che l’ordinanza comunale sia rivolta a tutti: se il bene è strutturalmente asservito a una sola parte dell’edificio, solo quei condomini deliberano, solo quei condomini conferiscono l’incarico al legale, solo quei condomini sostengono i costi. La pronuncia merita attenzione per la linearità del ragionamento e per le implicazioni operative che

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Revoca dell’amministratore di condominio: il rinvio a giudizio penale non è grave irregolarità

Trib. Torre Annunziata, Sez. II civ. (collegio), n. 242/2026: dichiarata cessata la materia del contendere per dimissioni sopravvenute; spese compensate per soccombenza virtuale sfavorevole al ricorrente. La revoca dell’amministratore di condominio è uno degli strumenti di tutela più invocati dai condomini, eppure uno dei più spesso mal calibrati sul piano giuridico. Accade frequentemente che un fatto grave sul piano morale – il rinvio a giudizio penale dell’amministratore – venga ritenuto, quasi per automatismo, anche giuridicamente sufficiente a giustificare la revoca giudiziale ex art. 1129 c.c. Non è così. Il Tribunale di Torre Annunziata, con il decreto n. 242/2026, chiarisce in modo netto che la revoca dell’amministratore di condominio per via giudiziaria presuppone la prova di una grave irregolarità nella gestione condominiale, e che un decreto penale di rinvio a giudizio emesso nei confronti dell’amministratore in proprio non integra tale fattispecie. Un distinguo tecnico che ogni professionista del foro e ogni

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Responsabilità amministratore condominio per ammanco di cassa: solo quanto provato dalla CTU

Trib. Bari, n. 3329/2026: la condanna dell’amministratore si limita all’ammanco di cassa concretamente accertato dalla perizia contabile. Il tema della responsabilità dell’amministratore di condominio per ammanchi di cassa è tra i più ricorrenti nel contenzioso condominiale. Quante volte un condominio sostituisce il proprio amministratore e, all’esito del passaggio di consegne, rileva discrepanze contabili che fatica a ricondurre con certezza alla gestione uscente? Il Tribunale di Bari, con la sentenza n. 3329/2026, offre una risposta tecnica e rigorosa: la responsabilità dell’amministratore per ammanco di cassa è limitata a quanto risulta concretamente provato dall’elaborato peritale, e le domande risarcitorie per mala gestio che restano sul piano dell’allegazione generica non possono trovare accoglimento. Una pronuncia che vale la pena leggere con attenzione, perché fissa paletti precisi sia per chi agisce sia per chi si difende in questo tipo di controversia. La vicenda processuale Un condominio con sede nella provincia di Bari conveniva in

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Lavori straordinari in condominio: l’incarico senza delibera assembleare non vincola i condomini

Corte d’Appello di Milano, Sez. II Civ., n. 1713/2026: confermato il rigetto della domanda di pagamento per prestazioni professionali commissionate dall’amministratore senza autorizzazione assembleare né successiva ratifica. Quando un professionista accetta un incarico direttamente dall’amministratore di condominio senza curarsi che l’assemblea abbia deliberato, il rischio di restare senza compenso è concreto e tutt’altro che teorico. La Corte d’Appello di Milano ha confermato, con sentenza n. 1713/2026, che l’incarico amministratore condominio senza delibera assembleare non è opponibile al condominio, e – punto di particolare rilevanza pratica – che il terzo contraente non può invocare in proprio favore il requisito dell’urgenza, rimedio che la legge riserva al solo amministratore nel rapporto interno di mandato. Una pronuncia che ripercorre e consolida un orientamento ormai granitico della Corte di Cassazione, con ricadute immediate sulla gestione dei rapporti contrattuali in ambito condominiale. La vicenda processuale La controversia origina dal conferimento di due incarichi professionali da

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Impugnazione delibera condominiale: il termine dei 30 giorni si sospende nel periodo feriale anche per la mediazione obbligatoria

Trib. Milano, XIII Sez. civ., n. 4320/2026: rigettate le domande attoree per difetto di legittimazione e carenza di interesse ad agire; confermata la sospensione feriale del termine ex art. 1137 c.c.. L’impugnazione delibera condominiale è uno dei terreni più insidiosi del diritto condominiale: un singolo errore di calcolo sul termine di 30 giorni previsto dall’art. 1137 c.c. può costare la decadenza dall’azione, e il regime della mediazione obbligatoria – con la sua interazione con la sospensione feriale – continua a generare incertezze operative. Il Tribunale di Milano, con sentenza del 2026 resa ex art. 281-sexies c.p.c., offre sul punto un’applicazione precisa e lineare: la sospensione feriale si applica al termine decadenziale in esame anche quando la parte sceglie di introdurre l’impugnazione delibera condominiale mediante istanza di mediazione preventiva obbligatoria. Oltre questo profilo procedurale, la sentenza affronta con rigore il difetto di legittimazione del condomino che ha votato a favore della

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Responsabilità del condominio per caduta sulle scale: senza la prova del nesso causale la domanda cade

Trib. Genova, n. 2104/2026: rigettata la domanda risarcitoria per caduta sulle parti comuni per mancata prova della concreta dinamica del sinistro e del nesso causale. Quando si cade nelle parti comuni condominiali e si chiede il risarcimento al condominio, non basta dimostrare di essere caduti. Bisogna provare come si è caduti e perché quella cosa specifica ne è stata la causa diretta. Il Tribunale di Genova, con la sentenza n. 2104/2026 resa ex art. 281 sexies c.p.c., ha rigettato la domanda risarcitoria di una condomina che aveva riportato una frattura prossimale dell’omero sinistro dopo essere caduta sulle scale interne dell’androne, addebitando la caduta a una copertura in cellophane posata sulla passatoia dei gradini. Il difetto di prova era duplice e insanabile: l’unico testimone oculare sulla responsabilità del condominio per caduta sulle scale era risultato incapace a deporre ex art. 246 c.p.c., e nessun altro elemento documentale era idoneo a ricostruire

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La cooperativa non può più deliberare sulle parti comuni dopo il riscatto: le spese imposte ai proprietari sono illegittime

Trib. Salerno, I Sez. Civ., n. 2792/2026: il riscatto dell’intero edificio costituisce il condominio ordinario e priva definitivamente la cooperativa di qualsiasi potere deliberativo sulle cose comuni. Compri un appartamento in un edificio ex-cooperativa. L’alloggio era già stato riscattato da chi te lo ha venduto. Anni dopo, l’assemblea della cooperativa – ancora formalmente esistente – delibera lavori di manutenzione e ti ingiunge di pagare la tua quota. Devi farlo? Il Tribunale di Salerno dice no, con nettezza: dal momento in cui tutti gli alloggi sono stati riscattati, il condominio ordinario nasce ipso iure et facto e la cooperativa perde ogni potere di deliberare sulle parti comuni. Le delibere successive al riscatto sono radicalmente nulle, non possono fondare alcun decreto ingiuntivo e chi ha pagato in forza di quei provvedimenti ha diritto a riavere indietro tutto. Una pronuncia resa in sede di rinvio dalla Cassazione che applica con linearità i principi

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Danni da infiltrazioni e terrazzo a uso esclusivo: la solidarietà vale per l’intero

Cass. civ., Sez. II, n. 11585/2026: il danneggiato può agire per il risarcimento integrale contro ciascun corresponsabile, senza i limiti dell’art. 1126 c.c.. Chi subisce infiltrazioni dall’appartamento sovrastante o dal terrazzo condominiale si trova spesso disorientato davanti a una pluralità di soggetti potenzialmente responsabili: il condominio, il proprietario della terrazza, il conduttore. La domanda pratica è sempre la stessa: posso chiedere il risarcimento integrale a uno solo di loro, o devo frazionare la pretesa? La Cassazione civile, Sez. II, con la sentenza n. 11585/2026, ha dato una risposta definitiva: la solidarietà ex art. 2055 c.c. impone che il danneggiato possa agire per l’intero nei confronti di ciascun corresponsabile. Le frazioni del terzo e dei due terzi previste dall’art. 1126 c.c. operano esclusivamente nei rapporti interni tra i debitori, ai fini del regresso. Per il danneggiato, quelle quote non esistono. La vicenda processuale La vicenda ha origine da due episodi di

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