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Maltrattamenti in famiglia: Cassazione conferma condanna per marito violento

Maltrattamenti in famiglia: Cassazione conferma condanna per marito violento La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6074/2021 (testo integrale in calce), ha confermato la condanna di un uomo per i reati di maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie. I fatti: La decisione: La condanna: La prescrizione: Considerazioni finali: Avv. Cosimo Montinaro (avvocato esperto in diritto di famiglia) Corte di Cassazione, sentenza n. 6074/2021 La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6074/2021, ha confermato la pronuncia della Corte d’Appello di Bologna a seguito di gravame proposto dal marito avverso la sentenza emessa il 19/5/2016 dal Tribunale di Piacenza, con la quale era stato riconosciuto colpevole dei reati di cui ai capi A) art. 572 c.p. ai danni della moglie convivente) e B) art. 81 cpv. c.p., art. 61 c.p., n. 2, artt. 582 e 585 c.p., art. 577 c.p., comma 1 e u.c., ai danni della moglie convivente, e condannato a pena di giustizia, oltre le statuizioni in favore

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L’omesso o tardivo deposito del ricorso per Cassazione comporta l’improcedibilità dello stesso

L’omesso o tardivo deposito del ricorso per Cassazione dopo la scadenza del ventesimo giorno dalla notifica del gravame comporta l’improcedibilità dello stesso, rilevabile anche d’ufficio e non esclusa dalla costituzione del resistente, posto che il principio – sancito dall’art. 156 cod. proc. civ. – di non rilevabilità della nullità di un atto per mancato raggiungimento dello scopo si riferisce esclusivamente all’inosservanza di forme in senso stretto e non di termini perentori, per i quali vigano apposite e separate norme. Estratto: Cassazione Civile, Sez.VI, ordinanza del 6 agosto 2020 n. 16799 Nel caso in esame, il ricorso per Cassazione non risultava depositato a norma dell’art. 369, 1° co., cod. proc. civ. 6. Più esattamente la cancelleria in data 27.8.2019 aveva certificato che il ricorso avverso la sentenza n. 690/2019 della corte d’appello di Bologna non era stato, nel periodo compreso tra il 31.5.2019 ed il 27.8.2019, “iscritto a ruolo”. Sicché trovava

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Mantenimento: il figlio maggiorenne è tenuto ad impegnarsi attivamente per trovare un’occupazione

Mantenimento: il figlio maggiorenne è tenuto ad impegnarsi attivamente per trovare un’occupazione Cassazione, ordinanza n. 17183 del 14 agosto 2020 Con una recente ordinanza, la Cassazione ha fatto chiarezza sul diritto al mantenimento del figlio maggiorenne che convive con i genitori. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta ultimato il percorso formativo (scuola secondaria, università, corso di formazione professionale), il figlio maggiorenne ha il dovere di rendersi autonomo economicamente. Impegno attivo nella ricerca di un’occupazione Per ottenere il mantenimento, il figlio maggiorenne deve dimostrare di essersi impegnato attivamente nella ricerca di un’occupazione. Questo impegno deve essere razionale e concreto, tenendo conto delle reali opportunità offerte dal mercato del lavoro. Non è quindi ammissibile l’atteggiamento di chi si ostina ad attendere un lavoro che corrisponda perfettamente alle sue aspirazioni, ignorando le concrete possibilità di impiego. Principio di autoresponsabilità La Cassazione sottolinea il principio di autoresponsabilità che grava sul figlio maggiorenne.

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Spese straordinarie per i figli: la Cassazione conferma la necessità di un nuovo titolo esecutivo (sentenza 2020)

INTRODUZIONE La Corte di Cassazione, con un’ordinanza emessa nel 2020, ha affrontato una questione cruciale in materia di spese straordinarie per i figli in seguito a separazione o divorzio. La Suprema Corte ha confermato che, nonostante l’esistenza di precedenti provvedimenti come l’omologa della separazione o la sentenza di divorzio, è necessario ottenere un nuovo e specifico titolo esecutivo per procedere al recupero forzoso di tali spese. Questa decisione chiarisce le modalità di gestione e recupero delle spese straordinarie, offrendo importanti indicazioni per i genitori separati o divorziati. Per una consulenza legale specializzata sulle spese straordinarie per i figli, contatta l’Avv. Cosimo Montinaro – Tel. 0832/1827251 – e-mail segreteria@studiomontinaro.it. Per una comprensione completa della vicenda giudiziaria, ti invitiamo a proseguire con la lettura del testo completo. INDICE: ESPOSIZIONE DEI FATTI La controversia esaminata dalla Corte di Cassazione riguardava il rimborso delle spese straordinarie sostenute per quattro figli da parte di due

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Donazione indiretta: la Cassazione chiarisce i criteri per provare l’animus donandi – Cassazione 2020

La Cassazione civile ha stabilito che per configurare una donazione indiretta non è sufficiente la mera finalizzazione del denaro all’acquisto di un bene, ma occorre una prova rigorosa dell’animus donandi attraverso l’esame di tutte le circostanze di fatto. La sentenza chiarisce che le dichiarazioni dell’accipiens non possono da sole dimostrare l’intenzione liberale del solvens, richiedendo un accertamento più approfondito per distinguere la donazione indiretta da altre figure giuridiche come il patto fiduciario o la gestione patrimoniale familiare.

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Cosa si rischia se non si pagano gli alimenti al coniuge? reclusione per chi fa mancare i mezzi di sussistenza – Cassazione 2019

La Suprema Corte, con sentenza n. 48910/2019, chiarisce che l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento ai figli minori costituisce reato permanente ex art. 570 c.p., punibile con reclusione fino a un anno. Lo stato di bisogno dei minori è considerato “in re ipsa” e sussiste anche quando al mantenimento provveda l’altro genitore. Non è configurabile la continuazione nel reato permanente, che inizia con la prima omissione e termina solo con l’adempimento o la sentenza di primo grado. La sentenza distingue questa fattispecie dal reato ex art. 12-sexies L. 898/1970, precisando che l’omissione dell’assegno deve incidere concretamente sulla disponibilità dei mezzi economici necessari al sostentamento.

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Nullità dell’atto di precetto privo dell’indicazione del provvedimento di esecutorietà del decreto ingiuntivo – Cassazione 2019

La Cassazione, con sentenza n. 24226/2019, stabilisce la nullità dell’atto di precetto privo dell’indicazione del provvedimento dichiarativo dell’esecutorietà del decreto ingiuntivo, anche se menziona l’apposizione della formula esecutiva. Le due menzioni previste dall’art. 654 c.p.c. sono autonome e rispondono a diverse garanzie: l’una attesta la verifica giudiziale della regolare formazione del titolo, l’altra l’autorizzazione del cancelliere all’utilizzo coattivo. La nullità, non sanabile ma solo stabilizzabile per mancata opposizione tempestiva ex art. 617 c.p.c., equivale alla notifica dell’intimazione senza previa notifica del titolo esecutivo.

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