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Domanda riconvenzionale obbligatoria: opposizione a decreto ingiuntivo per contributi condominiali senza impugnativa della delibera è inammissibile – Cassazione 2025

La Cassazione stabilisce che nell’opposizione a decreto ingiuntivo per contributi condominiali il condomino non può limitarsi a contestare i vizi di annullabilità della delibera assembleare mediante semplice eccezione, ma deve proporre apposita domanda riconvenzionale di annullamento entro trenta giorni ai sensi dell’articolo 1137 del codice civile. Gli errori nella ripartizione delle spese, l’assenza di firma dell’amministratore, i vizi nella nomina dell’amministratore e la mancanza di tabelle millesimali approvate costituiscono vizi di annullabilità e non di nullità, richiedendo quindi impugnazione formale tempestiva. Senza domanda riconvenzionale il giudice dell’opposizione non può sindacare la validità della delibera presupposta. La delibera assembleare costituisce titolo sufficiente del credito condominiale nel giudizio oppositorio a cognizione piena.

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Assegnazione casa coniugale confermata: il trasferimento temporaneo per esigenze scolastiche non equivale ad abbandono – Cassazione 2025

La Corte di Cassazione conferma l’assegnazione della casa coniugale alla madre collocataria del figlio minore, respingendo la domanda di revoca proposta dal padre. La Suprema Corte chiarisce che il trasferimento temporaneo della donna presso l’abitazione dei propri genitori durante i mesi invernali, finalizzato a consentire al figlio di frequentare la scuola elementare, non integra abbandono dell’immobile. La domiciliazione stagionale, concordata tra i genitori per esigenze scolastiche del minore, non fa venir meno la stabile occupazione della casa familiare. L’allontanamento volontario della figlia maggiorenne non incide sull’assegnazione finché il figlio minore convive con la madre.

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Cessione del credito: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non basta, serve il contratto – Cassazione 2025

La Cassazione affronta la questione della prova della cessione del credito nelle controversie giudiziarie. La pronuncia chiarisce che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prevista dall’articolo 58 del Testo Unico Bancario per le cessioni in blocco di crediti bancari non costituisce prova dell’avvenuta cessione, ma svolge solo funzione di notificazione al debitore ceduto. Quando il debitore contesta specificamente l’esistenza della cessione, il cessionario che voglia far valere il proprio diritto in giudizio deve fornire prova documentale dell’effettiva stipulazione del contratto di cessione tra cedente e cessionario. La mera dichiarazione unilaterale del cessionario non è sufficiente. Nel caso specifico il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione processuale.

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Mantenimento figli maggiorenni: anche la madre deve contribuire se convivono col padre – Cassazione 2025

La Cassazione affronta il tema del mantenimento dei figli maggiorenni quando cambiano collocamento dopo la separazione. Un padre ricorre contro la sentenza che aveva revocato il suo obbligo di versare il contributo per la figlia maggiorenne trasferitasi a vivere con lui, lamentando che la Corte d’Appello non avesse determinato quanto la madre dovesse contribuire a sua volta. La Suprema Corte accoglie il ricorso richiamando l’articolo 337-ter del codice civile e il principio di proporzionalità: entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, indipendentemente dal genitore presso cui convivono. Importante anche la conferma sull’assegnazione casa familiare quando il trasferimento è temporaneo.

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Usura mutuo: differenza tra capitale nominale ed erogato netto non rileva ai fini del calcolo TEG – Cassazione 2025

La Cassazione 2025 esclude che la differenza tra capitale nominale del mutuo e somma netta erogata (al netto di spese istruttoria, perizia, imposta sostitutiva) rilevi ai fini del calcolo del TEG per verificare l’usura. Tale differenza non è costo del credito, bensì modalità operativa del mutuo fondiario. Respinta l’interpretazione estensiva che gonfiava artificiosamente il TEG. Confermato l’orientamento che limita il computo agli oneri espressamente previsti dalle Istruzioni Banca d’Italia.

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Effetti reali immediati: la sentenza di divisione non è subordinata al conguaglio – Cassazione 2025

In una controversia ereditaria su un compendio aziendale, la Cassazione 2025 conferma che la sentenza di divisione ereditaria produce effetti reali immediati, attribuendo la proprietà senza subordinazione al conguaglio obbligatorio. Rigettati i ricorsi per errata interpretazione, omessa motivazione e carenza di interesse, applicando art. 720 c.c., art. 1353 c.c. e precedenti come Cass. n. 19239/2025. Focus su scioglimento comunione, rilascio beni e tutele processuali, utile per divisioni patrimoniali complesse.

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Trasferimenti immobiliari in datio in solutum: quando non configurano donazioni nulle – Cassazione 2025

La Cassazione con ordinanza del 2025 ha rigettato il ricorso di eredi che contestavano la validità di trasferimenti immobiliari e somme effettuati dal defunto al genero mediante datio in solutum. I giudici hanno confermato che la ricognizione di debito prevista dall’articolo 1988 del codice civile dispensa il creditore dalla prova del rapporto fondamentale ma gli eredi possono fornire prova contraria dell’inesistenza del debito. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che le istanze istruttorie rigettate in primo grado devono essere specificamente riproposte in sede di precisazione delle conclusioni altrimenti si presumono abbandonate. Sul piano sostanziale è stata esclusa la configurazione di donazioni indirette per i versamenti in assegni e la violazione del divieto di patto commissorio per gli atti qualificati come datio in solutum. La pronuncia chiarisce importanti principi processuali sulla motivazione per relationem delle sentenze di appello e sull’onere probatorio in materia di ricognizione di debito.

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Auto usata con difetti: la clausola “vista e piaciuta” esclude il rimborso per vizi evidenti – Cassazione 2025

La Cassazione con sentenza del 2025 ha confermato che la clausola contrattuale “vista e piaciuta” inserita in un contratto di compravendita di automobile usata esonera il venditore dalla garanzia per i vizi facilmente riconoscibili con ordinaria diligenza. Nel caso esaminato l’acquirente di una Porsche Cayenne usata aveva richiesto riduzione del prezzo e risarcimento danni per vizi quali mancanza di accessori, difetti estetici alla carrozzeria e cerchioni, e spie accese. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso ritenendo che tali difetti fossero vizi palesi facilmente riscontrabili al momento della consegna mediante normale controllo, escludendo quindi l’applicazione della garanzia prevista dall’articolo 1490 del codice civile. La pronuncia ribadisce l’importanza dell’esame diligente del bene da parte dell’acquirente prima della conclusione del contratto.

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Giudizio di revisione delle condizioni di separazione: il giudice non rianalizza i redditi ex novo ma verifica solo i fatti nuovi che alterano l’equilibrio economico – Cassazione 2025

La Cassazione stabilisce che nel giudizio di revisione delle condizioni di separazione il giudice non può procedere a una nuova comparazione patrimoniale completa delle parti, ma deve limitarsi ad accertare l’esistenza di fatti nuovi rilevanti che abbiano alterato l’equilibrio economico precedentemente stabilito. Un padre aveva chiesto la riduzione dell’assegno per cassa integrazione e pensionamento, ma la Corte ha confermato che la valutazione dei giudici di merito sui fatti nuovi è insindacabile in Cassazione. Per il figlio maggiorenne che trova lavoro dopo la sentenza, il fatto costituisce elemento nuovo per un ulteriore giudizio di revisione, non deducibile con ricorso per legittimità.

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Inderogabilità dei minimi tariffari: liquidazione spese deve essere motivata – Cassazione 2025

In un ricorso contro silenzio-rifiuto su rimborso IRPEF agevolato per calamità, la Cassazione accoglie il motivo su liquidazione spese forfettaria e immotivata, cassando e rinviando per nuova quantificazione con DM 55/2014 inderogabile. La decisione applica art. 92 cpc e art. 2233 cc, richiedendo motivazione su nota spese e parametri vigenti, assorbendo questioni subordinate, con condanna implicita alle spese.

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