Illegittima la cartella di pagamento che non riporta le modalità di calcolo degli interessi

Illegittima la cartella di pagamento che non riporta le modalità di calcolo degli interessi

Illegittima la cartella di pagamento che non riporta le modalità di calcolo degli interessi

Cassazione, ordinanza n. 2260 del 26/01/2022

MASSIMA

“… la cartella di pagamento deve indicare le modalità di calcolo degli interessi, in modo da consentirne il controllo da parte del debitore ai fini di un effettivo esercizio del diritto di difesa da parte dello stesso (Cass., 06/07/2018, n. 17767), senza che dunque possa ostare il modello fissato dalla normativa regolamentare … ”

Avv. Cosimo Montinaro


Svolgimento del processo

che:

la s.r.l. Terrazzino si opponeva a una intimazione di pagamento deducendo l’inesistenza giuridica della notificazione della sottesa cartella, l’invalidità della notificazione dell’atto direttamente impugnato, e il difetto di motivazione in specie sulle modalità di calcolo degli interessi;

il Tribunale accoglieva l’opposizione formale osservando, per quanto ancora qui rileva, che sussisteva la nullità dell’intimazione, nonostante la previa notifica della cartella, stante la complessiva indicazione di interessi e spese, senza specifica delle singole percentuali e delle modalità di calcolo, essendo stato così leso il diritto di difesa;

avverso questa decisione ricorre per cassazione Riscossione Sicilia, s.p.a., sulla base di due motivi;

l’intimata non ha svolto difese.

Motivi della decisione

che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990art. 21-octies, e del D.P.R. n. 602 del 1973artt. 25 e 30, poichè il Tribunale avrebbe errato mancando di considerare che il contenuto della cartella è vincolato dalla disciplina regolamentare, mentre la mancata specifica in ordine agli interessi e alle spese sarebbe stata inidonea a ledere il diritto di difesa del debitore, atteso che il criterio di calcolo dei primi è rinvenibile nel D.P.R. n. 600 del 1973art. 30, e quello delle seconde nel D.Lgs. n. 159 del 2015art. 9, tanto più che, nel caso, l’intimazione era stata preceduta dalla notifica della cartella, come accertato dal Tribunale;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., poichè il Tribunale avrebbe errato nel compensare le spese per reciproca soccombenza, posta la fondatezza del primo motivo e unico profilo di soccombenza della deducente;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Rilevato che:

il primo motivo è inammissibile;

va premesso che la cartella di pagamento deve indicare le modalità di calcolo degli interessi, in modo da consentirne il controllo da parte del debitore ai fini di un effettivo esercizio del diritto di difesa da parte dello stesso (Cass., 06/07/2018, n. 17767), senza che dunque possa ostare il modello fissato dalla normativa regolamentare (evocata da parte ricorrente);

naturalmente, l’atto stesso rimane congruamente motivato, sul punto, mediante un richiamo per relazione, come nel caso potrebbe essere quello della intimazione alla cartella, con individuazione dei periodi temporali di riferimento, essendo, per il resto, il criterio di liquidazione degli stessi predeterminato legalmente, e risolvendosi, pertanto, la relativa applicazione in un’operazione matematica (cfr. Cass., 27/03/2019, n. 8508);

ora, nel ricorso in scrutinio non è riportato il contenuto nè della intimazione nè della cartella, sicchè non è possibile comprendere se, al di là dei criteri legali, il debitore fosse stato messo nelle condizioni di verificare il conteggio in relazione al tempo, e per residuo sulle spese;

il gravame difetta quindi di specificità per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6 […]

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